La ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž di Virginia [Liv. III 47, 6-48, 8]

da A. Bแด€สŸแด‡sแด›ส€แด€ et al., In partes tres. 2. Lโ€™etร  di Augusto, Bologna 2016, 464-467; trad. it. da Lษชแด ษชแด, Storia di Roma dalla sua fondazione, vol. 2 (libri III-IV), a cura di M. Sแด„แด€ฬ€ษดแด…แดสŸแด€, C. Mแดส€แด‡sแด„สœษชษดษช, Milano 2008, 112-115.

Matrona romana velato capite. Busto, marmo, periodo severiano, 193-211. New York, Metropolitan Museum of Art.

Il nobile Appio Claudio, uno dei ๐‘‘๐‘’๐‘๐‘’๐‘š๐‘ฃ๐‘–๐‘Ÿ๐‘– che negli anni 451-449 a.C. avevano redatto le ๐ฟ๐‘’๐‘”๐‘”๐‘– ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘‹๐ผ๐ผ ๐‘ก๐‘Ž๐‘ฃ๐‘œ๐‘™๐‘’, si innamora perdutamente di una giovane, Virginia, promessa in matrimonio dal padre al giovane Icilio. La ragazza, perรฒ, non cede ad alcuna forma di corteggiamento; allora, Appio medita un turpe stratagemma: ordina a uno dei suoi ๐‘๐‘™๐‘–๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘ , Marco Claudio, di reclamare in tribunale Virginia come sua serva, sostenendo falsamente che la giovane sia nata in casa sua in condizione servile e che poi sia stata rapita e allevata da Virginio, ignaro del fatto che non si trattasse di sua figlia. Il piano prevedeva che il ๐‘๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘’๐‘ก๐‘œ๐‘Ÿ incaricato di giudicare la causa fosse proprio Appio Claudio: una volta pronunciata la sentenza, ovviamente favorevole a Marco Claudio, Virginia gli sarebbe stata consegnata e lui avrebbe avuto modo di abusare di lei. Il giorno dellโ€™udienza, nonostante lโ€™opposizione dellโ€™opinione pubblica, Appio pronuncia lโ€™iniqua sentenza.

[47, 6] Primo stupor omnes admiratione rei tam atrocis defixit; silentium inde aliquamdiu tenuit. dein cum M. Claudius, circumstantibus matronis, iret ad prehendendam uirginem, lamentabilisque eum mulierum comploratio excepisset, Verginius intentans in Appium manus, [7] โ€œIcilioโ€ inquit, โ€œAppi, non tibi filiam despondi et ad nuptias, non ad stuprum educaui. placet pecudum ferarumque ritu promisce in concubitus ruere? passurine haec isti sint nescio: non spero esse passuros illos qui arma habentโ€. [8] cum repelleretur adsertor uirginis a globo mulierum circumstantiumque aduocatorum, silentium factum per praeconem. [48, 1] decemuir alienatus ad libidinem animo negat ex hesterno tantum conuicio Icili uiolentiaque Vergini, cuius testem populum Romanum habeat, sed certis quoque indiciis compertum se habere nocte tota coetus in urbe factos esse ad mouendam seditionem. [2] itaque se haud inscium eius dimicationis cum armatis descendisse, non ut quemquam quietum uiolaret, sed ut turbantes ciuitatis otium pro maiestate imperii coerceret. ‘proinde quiesse erit melius. [3] โ€œiโ€, inquit, โ€œlictor, submoue turbam et da uiam domino ad prehendendum mancipiumโ€. cum haec intonuisset plenus irae, multitudo ipsa se sua sponte dimouit desertaque praeda iniuriae puella stabat. [4] tum Verginius ubi nihil usquam auxilii uidit, โ€œquaesoโ€ inquit, โ€œAppi, primum ignosce patrio dolori, si quo inclementius in te sum inuectus; deinde sinas hic coram uirgine nutricem percontari quid hoc rei sit, ut si falso pater dictus sum aequiore hinc animo discedamโ€. [5] data uenia seducit filiam ac nutricem prope Cloacinae ad tabernas, quibus nunc Nouis est nomen, atque ibi ab lanio cultro arrepto, โ€œhoc te uno quo possumโ€ ait, โ€œmodo, filia, in libertatem uindicoโ€. pectus deinde puellae transfigit, respectansque ad tribunal โ€œteโ€ inquit, โ€œAppi, tuumque caput sanguine hoc consecroโ€. [6] clamore ad tam atrox facinus orto excitus Appius comprehendi Verginium iubet. Ille ferro quacumque ibat uiam facere, donec multitudine etiam prosequentium tuente ad portam perrexit. [7] Icilius Numitoriusque exsangue corpus sublatum ostentant populo; scelus Appi, puellae infelicem formam, necessitatem patris deplorant. [8] sequentes clamitant matronae, eamne liberorum procreandorum condicionem, ea pudicitiae praemia esse? โ€” cetera, quae in tali re muliebris dolor, quo est maestior imbecillo animo, eo miserabilia magis querentibus subicit.

Camillo Miola, Uccisione di Virginia. Olio su tela, 1882. Napoli, Museo di Capodimonte.

Dapprima la sorpresa destata da una simile atrocitร  fece allibire tutti; poi, per qualche tempo, regnรฒ il silenzio. Quindi, quando Marco Claudio si avanzรฒ per prendere la fanciulla tra le matrone circostanti, e fu accolto dal pianto lamentoso delle donne, Virginio, tendendo minacciosamente le mani contro Appio: ยซA Icilio โ€“ gridรฒ โ€“ non a te, Appio, ho promesso mia figlia e lโ€™ho educata per le nozze, non per lo stupro! Si vuol correre agli accoppiamenti a moโ€™ di bestie e di fiere, alla rinfusa? Se costoro lo sopporteranno, non so; ma spero che non lo sopporteranno quelli che possiedono unโ€™arma!ยป. Mentre colui che rivendicava la proprietร  della fanciulla veniva respinto dalla schiera delle donne e dei difensori circostanti, il banditore intimรฒ il silenzio. Il decemviro, accecato dalla libidine, disse che non soltanto dalle invettive scagliate il giorno innanzi da Icilio e dalla violenza di Virgilio, di cui gli era testimonio il popolo romano, ma da altri sicuri indizi egli sapeva con certezza che per tutta la notte si erano tenuti nella cittร  dei conciliaboli al fine di suscitare una sommossa; perciรฒ, prevedendo quel conflitto, egli era sceso al Foro con degli uomini armati, non giร  per far violenza ai pacifici cittadini, ma per frenare i perturbatori della quiete pubblica, conforme allโ€™autoritร  che la sua carica gli conferiva. Soggiunse: ยซSarร , dunque, meglio restar quieti; vaโ€™, littore, allontana la folla, e faโ€™ largo al padrone perchรฉ possa prendersi la sua serva!ยป. Avendo egli pronunciato queste parole con voce tonante, in preda allโ€™ira, la moltitudine fece largo da se stessa, e la fanciulla restรฒ isolata, esposta allโ€™ingiuria. Allora, Virginio, quando vide che da nessuna parte gli veniva aiuto, disse: ยซDi grazia, Appio: compatisci innanzitutto il dolore di un padre, se ho in qualche modo troppo duramente inveito contro di te; consenti poi che qui, in presenza della fanciulla, io chieda come stanno le cose, di modo che, se a torto mi si considera suo padre, io me ne vada di qui piรน rassegnatoยป. Avutone il permesso, conduce la figlia e la nutrice verso il tempio della dea Cloacina, presso le botteghe che oggi sono dette Nuove, e lร , strappato il coltello a un macellaio, gridรฒ: ยซFiglia mia, con lโ€™unico mezzo che mi รจ consentito io ti restituisco la libertร !ยป. Indi trafigge il petto della fanciulla e, volto verso il tribunale, esclama: ยซCon questo sangue io consacro te, Appio, e il tuo capo agli dรจi infernali!ยป. Richiamato dal clamore levatosi per sรฌ atroce evento, Appio ordina che si arresti Virginio. Quello, dovunque passasse, si apriva una via col ferro, finchรฉ, protetto anche dalla moltitudine che lo seguiva, giunse alla porta. Icilio e Numitorio, sollevato il corpo esanime, lo mostrarono al popolo; lamentavano la scelleratezza di Appio, la funesta bellezza della fanciulla, lโ€™ineluttabile fato del padre. Li seguivano gridando le matrone: quella era dunque la sorte riservata a chi generava dei figli, quello il premio della pudicizia? E aggiungevano tutte le altre manifestazioni che in tali circostanze il dolore suggerisce ai femminili lamenti, tanto piรน tristi quanto piรน รจ disperato, per debolezza dโ€™animo, il loro dolore.

Guillaume Guillon-Lethiรจre, La morte di Virginia. Olio su tela, 1828. Paris, Musรฉe du Louvre.

Lโ€™iniqua sentenza di Appio Claudio, in conseguenza della quale certamente Virginia, se fosse rimasta in vita, avrebbe subito violenza, causรฒ una rivolta della plebe: fu cosรฌ che venne abolito il collegio dei decemviri, i dieci uomini che, dopo aver scritto le Leggi, non avevano rimesso il proprio potere, ma avevano continuato a esercitarlo in forma tirannica, sospendendo lโ€™elezione annuale dei magistrati e il diritto di veto nei tribunali della plebe. Per introdurre lโ€™episodio di Virginia, Livio nota che anche la cacciata dei Tarquini, quando essi erano ormai divenuti dei despoti, era stata causata dalla ribellione popolare di fronte allโ€™offesa arrecata alla ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž di una donna, la celebre Lucrezia, da un esponente di quella famiglia. La coincidenza permette di valutare quanto fosse tenuta in considerazione la ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž; tale virtรน, lโ€™unica richiesta alle donne romane, si fondava sul fatto che la donna, come soggetto giuridico, era sempre sotto la tutela di un uomo, di solito il padre o il marito. Il padre stabiliva a chi la figlia dovesse andare in sposa (il che avveniva di norma attorno ai dodici anni di etร ) e la donna aveva il dovere di mantenersi casta per il marito. La ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž, tuttavia, non era connessa solamente alla verginitร ; imponeva anche alla donna sposata (la ๐‘š๐‘Ž๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘›๐‘Ž) di mantenere una condotta che non solo non prevedesse relazioni extraconiugali, ma neanche ne lasciasse supporre lโ€™esistenza. Infine, nel valore della ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž rientravano lโ€™educazione dei figli durante i primi anni di vita, nonchรฉ la trasmissione a essi dei valori tradizionali della societร  romana (ossia il rispetto sia verso i genitori, e il padre in particolare, sia verso i numi tutelari della famiglia e della cittร ). In piรน, dovere della matrona era curare il buon andamento delle attivitร  domestiche, soprattutto la filatura e la tessitura, lavori di primaria importanza. Da parte maschile, la relazione extraconiugale era tollerata, purchรฉ non fosse con una donna sposata o promessa sposa: infatti, la tutela della ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž della donna, di cui erano responsabili il padre o il marito, comprendeva che lโ€™amante, fino alle limitazioni introdotte da Ottaviano Augusto, potesse essere ucciso.

Diversamente da quanto prevede la nostra sensibilitร , nella coscienza dei Romani il comportamento di Virginio era ritenuto tragico (48, 7), ma non riprovevole, tanto che il fidanzato Icilio non protesta e la folla agevola la sua fuga (48, 6). Da questa circostanza si capisce che nella societร  romana, almeno nella visione idealizzata di essa proposta da Livio, la perdita dellโ€™onore, ancorchรฉ senza colpa, costituiva un danno peggiore rispetto alla perdita della vita. questo vale per ciascun individuo; solo che, secondo la concezione patriarcale dei Romani, era al ๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ ๐‘“๐‘Ž๐‘š๐‘–๐‘™๐‘–๐‘Ž๐‘  che spettava, in ultima istanza, la difesa dellโ€™onore dellโ€™intero nucleo familiare. Il gesto di Virginio diventa comprensibile solo se si pensa che il padre, in questo caso, ha anteposto allโ€™affetto verso la figlia lโ€™onore dellโ€™intera famiglia; egli non poteva accettare che una figlia perdesse la propria ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž, cosรฌ come non avrebbe potuto tollerare il disonore derivante dalla condotta moralmente reprensibile di un figlio maschio (Livio ricorda in altri passi della sua opera i casi in cui un padre ha ucciso il proprio figlio, il quale era appunto venuto meno ai suoi doveri civici).

Matrona con figlioletta. Gruppo scultoreo, marmo, I sec. a.C. Roma, Centrale Montemartini.

Lโ€™episodio di Virginia sembrerebbe costituire una significativa testimonianza del fatto che la donna, nella societร  romana, si trovava in una condizione completamente subalterna; in realtร , invece, pur nel quadro di una morale patriarcale, la posizione della donna nel mondo romano non era di totale subalternitร , a differenza di quanto accadeva in altre societร  antiche. A questo proposito sono indicative le parole che Livio attribuisce in questo passo alle matrone, le quali sembrano esigere il massimo rispetto, in cambio di quanto connesso con i sacrifici derivanti dal mantenimento della ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž (๐‘’๐‘Ž๐‘š๐‘›๐‘’ ๐‘™๐‘–๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ข๐‘š ๐‘๐‘Ÿ๐‘œ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ข๐‘š ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’๐‘š, ๐‘’๐‘Ž ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž๐‘’ ๐‘๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘’๐‘š๐‘–๐‘Ž ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’?, 48, 8). Effettivamente, le matrone, oltre a una serie di onori formali sanciti dalla legge, tra cui ricordiamo la possibilitร  di indossare in pubblico abiti di porpora, avevano anche la possibilitร  di gestire autonomamente il proprio patrimonio. La figlia partecipava alla successione dellโ€™ereditร  paterna tanto quanto i suoi stessi fratelli; inoltre, dal II secolo a.C., grazie a una serie di complicate norme giuridiche, la matrona aveva la possibilitร  di disporre liberamente dei propri averi, sia durante il matrimonio, sia soprattutto in caso di vedovanza (fenomeno non infrequente a causa della differenza di etร  tra i coniugi e delle guerre). Questo stato di cose ha determinato il cosiddetto โ€œparadosso romanoโ€, secondo la definizione di Eva Cantarella: le donne si incaricavano di trasmettere ai figli e alle figlie i valori di una societร  patriarcale e maschilista, consapevoli tuttavia del fatto che rispettare le regole imposte da altri comportasse anche dei vantaggi.

***

Bibliografia:

R. Aส€แด„แดœส€ษช, ๐ท๐‘Ž๐‘™ ๐ท๐‘’๐‘๐‘’๐‘š๐‘ฃ๐‘–๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘™๐‘’๐‘”๐‘–๐‘ ๐‘™๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘œ ๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘›๐‘ ๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐ด๐‘๐‘๐‘–๐‘œ ๐ถ๐‘™๐‘Ž๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘œ, in M. Mแด€แดขแดขแด€ (coord.), ๐‘†๐‘ก๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘…๐‘œ๐‘š๐‘Ž ๐‘‘๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–๐‘”๐‘–๐‘›๐‘– ๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘‡๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘‘๐‘Ž ๐ด๐‘›๐‘ก๐‘–๐‘โ„Ž๐‘–๐‘ก๐‘Žฬ€, Catania 2013, 39-72 [academia.edu].

M.T. Bแดแด€แด›แดกส€ษชษขสœแด›, ๐‘Š๐‘œ๐‘š๐‘’๐‘› ๐‘Ž๐‘›๐‘‘ ๐บ๐‘’๐‘›๐‘‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘–๐‘› ๐‘กโ„Ž๐‘’ ๐น๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ข๐‘š ๐‘…๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘ข๐‘š, TAPhA 141 (2011), 105-141 [Jstor].

G. Bส€แด‡sแด„ษชแด€, ๐ด๐‘š๐‘๐‘–๐‘”๐‘ข๐‘œ๐‘ข๐‘  ๐‘†๐‘–๐‘™๐‘’๐‘›๐‘๐‘’: Stuprum ๐‘Ž๐‘›๐‘‘ pudicitia ๐‘–๐‘› ๐ฟ๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘› ๐‘‘๐‘’๐‘๐‘™๐‘Ž๐‘š๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘œ๐‘›, in E. Aแดแด€แด›แด, F. Cษชแด›แด›ษช, B. HแดœฬˆสŸsแด‡ษดส™แด‡แด„แด‹ (eds.), ๐ฟ๐‘Ž๐‘ค ๐‘Ž๐‘›๐‘‘ ๐ธ๐‘กโ„Ž๐‘–๐‘๐‘  ๐‘–๐‘› ๐บ๐‘Ÿ๐‘’๐‘’๐‘˜ ๐‘Ž๐‘›๐‘‘ ๐‘…๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘› ๐ท๐‘’๐‘๐‘™๐‘Ž๐‘š๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘œ๐‘›, Berlin-Boston 2015, 75 ss.

E. Cแด€ษดแด›แด€ส€แด‡สŸสŸแด€, ๐‘ƒ๐‘Ž๐‘ ๐‘ ๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘Ÿ๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘š๐‘œ: ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘Ž ๐‘‡๐‘Ž๐‘๐‘–๐‘ก๐‘Ž ๐‘Ž ๐‘†๐‘ข๐‘™๐‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘Ž, Milano 1996.

Iแด…., ๐ฟ’๐‘Ž๐‘š๐‘๐‘–๐‘”๐‘ข๐‘œ ๐‘š๐‘Ž๐‘™๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘œ: ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘‘๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘’ ๐‘–๐‘š๐‘š๐‘Ž๐‘”๐‘–๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘Ž ๐‘›๐‘’๐‘™๐‘™’๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘–๐‘โ„Ž๐‘–๐‘ก๐‘Žฬ€ ๐‘”๐‘Ÿ๐‘’๐‘๐‘Ž ๐‘’ ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘Ž, Milano 2010.

E. FษชสŸแดsแด€, ๐‘†๐‘ก๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘‰๐‘–๐‘Ÿ๐‘”๐‘–๐‘›๐‘–๐‘Ž: ๐‘–๐‘ ๐‘๐‘–๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘™๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž ๐ฟ๐‘–๐‘ฃ๐‘–๐‘œ ๐‘’ ๐ต๐‘œ๐‘๐‘๐‘Ž๐‘๐‘๐‘–๐‘œ, in M.C. Rแดแด…แด‡sแด„สœษชษดษช, P. Zแด€แดส™ส€แด€ษดแด (eds.), ๐ฟ๐‘’ ๐‘ ๐‘ก๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–๐‘’ ๐‘‘๐‘– ๐ฟ๐‘ข๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘ง๐‘–๐‘Ž ๐‘’ ๐‘‰๐‘–๐‘Ÿ๐‘”๐‘–๐‘›๐‘–๐‘Ž ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž ๐ต๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘œ๐‘› ๐‘’ ๐ต๐‘’๐‘Ÿ๐‘”๐‘Ž๐‘š๐‘œ, Bergamo 2018, 40-51.

A. GษชสŸสŸแดแด‡ษชsแด›แด‡ส€, A. Fส€แด€ษดแด„แดขแด€แด‹, ๐ฟ๐‘ข๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘ก๐‘–๐‘Ž, ๐‘‰๐‘–๐‘Ÿ๐‘”๐‘–๐‘›๐‘–๐‘Ž ๐‘Ž๐‘›๐‘‘ ๐‘†๐‘ข๐‘™๐‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘Ž ๐‘Ž๐‘  ๐‘’๐‘ฅ๐‘Ž๐‘š๐‘๐‘™๐‘’๐‘  ๐‘œ๐‘“ ๐‘Ž ๐‘ค๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘› ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘Ž, in S. Rแดœแด„ษชษดฬsแด‹ษช, K. Bแด€สŸส™แดœแดขแด€, K. Kส€แดฬสŸแด„แดขสแด‹ (eds.), ๐‘†๐‘ก๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘Ž ๐ฟ๐‘’๐‘ ๐‘๐‘œ ๐‘€๐‘Ÿ๐‘œ๐‘ง๐‘’๐‘ค๐‘–๐‘๐‘ง ๐‘Ž๐‘ ๐‘Ž๐‘š๐‘–๐‘๐‘–๐‘  ๐‘’๐‘ก ๐‘‘๐‘–๐‘ ๐‘๐‘–๐‘๐‘ข๐‘™๐‘–๐‘  ๐‘‘๐‘’๐‘‘๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘Ž, Poznaล„ 2011, 129-135 [academia.edu].

R. Lแด€ษดษขสŸแด€ษดแด…s, ๐‘†๐‘’๐‘ฅ๐‘ข๐‘Ž๐‘™ ๐‘€๐‘œ๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘™๐‘–๐‘ก๐‘ฆ ๐‘–๐‘› ๐ด๐‘›๐‘๐‘–๐‘’๐‘›๐‘ก ๐‘…๐‘œ๐‘š๐‘’, Cambridge 2006.

O. OสŸแด€sแดแด˜แด‡, Univira: ๐‘‡โ„Ž๐‘’ ๐ผ๐‘‘๐‘’๐‘Ž๐‘™ ๐‘…๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘› ๐‘€๐‘Ž๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘›๐‘Ž, Lumina, 20 (2009) 1-18.

Un pensiero su “La ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘๐‘–๐‘ก๐‘–๐‘Ž di Virginia [Liv. III 47, 6-48, 8]

Annotazioni e osservazioni dei lettori

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.