Il teatro nel V secolo a.C.: un’introduzione

di I. BIONDI, Storia e antologia della letteratura greca, 2, A. Il teatro, Messina-Firenze 2004, 5-7.

 

Gli agoni drammatici ad Atene: le occasioni. | Contrariamente a quanto accade oggi, nel mondo greco gli spettacoli teatrali, tragici o comici che fossero, costituivano una vera e propria celebrazione religiosa, un momento di aggregazione sociale, ma soprattutto una forma di competizione. La comunità cittadina, con l’aiuto delle più illustri famiglie, svolgeva a questo proposito una funzione organizzativa di primo piano, favorendo l’agonismo culturale, quale mezzo per perfezionare le proprie capacità attraverso il confronto con gli altri; in questo modo, detto agonismo contribuì in modo significativo allo sviluppo di una delle espressioni più alte della letteratura di tutti i tempi: il dramma attico.

Come l’ἔπος omerico aveva tratto origine e ispirazione dalla poesia orale che l’aveva preceduto, così accadde anche per la poesia tragica. Le opere di Eschilo, il primo tragediografo ateniese di cui siano giunti drammi completi, mostrano un livello di tecnica e di arte così elevato da far necessariamente supporre un precedente periodo di formazione, di cui, tuttavia, si conosce assai poco, attraverso notizie vaghe e talora contrastanti. Invece, le indicazioni sui periodi dell’anno e sulle festività in cui si svolgevano gli agoni drammatici, dimostrano inequivocabilmente il carattere religioso delle manifestazioni e la loro stretta connessione con il culto di Dioniso.

Pittore di Curti. Dioniso (dettaglio). Pittura vascolare da un cratere a campana a figure rosse, 440-430 a.C. c. Cambridge, Harvard University Art Museum.

Si iniziava con le Piccole Dionisie, o Dionisie rurali, celebrate nei demi dell’Attica dall’8 all’11 del mese di Poseideone (metà dicembre-metà gennaio); seguivano poi le Lenee, dall’8 all’11 del mese di Gamelione (metà gennaio-metà febbraio), in onore di Dioniso Leneo (il ληνός era il torchio con cui si spremeva l’uva, e con il nome di Λῆναι erano indicate le donne invasate dal dio, dette anche Μαινάδες, «Menadi», o Βάκχαι, «Baccanti»). Infine, dall’8 al 13 o, secondo altri, al 19, del mese di Elafebolione (metà marzo-metà aprile) si celebravano le feste più solenni, le Grandi Dionisie o Dionisie cittadine, alle quali assisteva un pubblico molto più numeroso, proveniente da varie parti dell’Ellade, perché con il ritorno della primavera si riprendeva a navigare. Gli agoni drammatici erano inseriti in un insieme di manifestazioni che comprendevano gare di danza, di musica e di poesia ditirambica; i poeti tragici vi partecipavano in numero di tre, ciascuno con una tetralogia, cioè con tre tragedie (trilogia) e un dramma satiresco; i poeti comici, anch’essi in tre (poi in cinque, dall’inizio del IV secolo a.C.), presentavano una commedia ciascuno.

Secondo la tradizione, la prima rappresentazione drammatica risalirebbe al 535 a.C. (o al 533), quando, in occasione delle Grandi Dionisie, organizzate da Pisistrato in onore di Dioniso Eleuthereus (cioè della città di Eleuthere, in Beozia), il poeta tragico Tespi presentò una tragedia in cui era attore, oltre che maestro del coro. Tuttavia, il primo agone drammatico di cui si possa stabilire la data avvenne più tardi e coincise con l’Olimpiade del 499-496 a.C.; poiché durante la gara, a cui parteciparono Pratina, Cherilo e Eschilo, le trabeazioni di legno che sostenevano i sedili degli spettatori crollarono, per evitare il ripetersi di simili incidenti, il teatro fu poi ricostruito in pietra.

Le rappresentazioni comiche, invece, si tennero per la prima volta alle Grandi Dionisie, nel 486 a.C. e alle Lenee del 442 a.C.; ma un concorso per attori comici si svolgeva anche in occasione delle Antesterie, feste dei fiori e del vino nuovo, che avevano luogo nel mese di Antesterione (metà febbraio-metà marzo), quando si aprivano gli orci con il vino dell’ultima vendemmia. In seguito, le novità teatrali furono rappresentate soltanto in occasione delle Grandi Dionisie e delle Lenee, occupando tre intere giornate, mentre per le Piccole Dionisie si davano soltanto delle repliche.

Ricostruzione a disegno di un teatro greco della seconda metà del IV secolo a.C. (PAPPALARDO 2007).

 

Il carattere civico degli spettacoli teatrali. | La stretta connessione del teatro con il culto di Dioniso non ne diminuiva affatto l’importanza sociale; anzi, la partecipazione dei principali organi della πόλις e dell’intera comunità ne costituivano la peculiarità più significativa. La direzione e l’organizzazione delle Grandi Dionisie spettavano all’arconte eponimo; i poeti che intendevano partecipare agli agoni gli presentavano le loro opere per una prima selezione ed era suo compito anche reperire i fondi necessari alle rappresentazioni, perché nel mondo antico il teatro non disponeva di alcuna autonomia finanziaria.

Il non lieve onere dell’allestimento del coro (χορήγια) era perciò addossato a personaggi particolarmente facoltosi scelti dall’arconte: stabilito un limite minimo di spesa sotto al quale non si poteva scendere, il resto era lasciato al senso civico dei coreghi, alla loro generosità e al desiderio di conquistarsi la fama e l’ammirazione da parte dei concittadini. Essi trovavano i componenti del coro e gli strumentisti, facevano preparare maschere e costumi e offrivano poi un ricevimento al termine della gara. Quando, verso la fine del V secolo a.C., il poeta-autore fu sostituito da un istruttore professionista nella preparazione del coro, il corego dovette provvedere anche al suo stipendio. L’abbinamento fra coreghi e poeti in gara avveniva per sorteggio, così che non vi fossero favoritismi, poiché la maggiore o minore disponibilità di mezzi influiva notevolmente sull’allestimento scenico e, di conseguenza, sull’impressione che la nuova opera poteva esercitare sugli spettatori.

Sul bilancio pubblico ricadeva invece l’onere del θεωρικόν, un compenso di due oboli al giorno, che la πολιτεία («cittadinanza») destinava ai cittadini di condizione più modesta, come compenso delle ore di lavoro perdute per assistere agli spettacoli. La manutenzione del teatro spettava al θεατρώνης, che aveva anche mansioni di ordine pubblico e si serviva a questo scopo di robusti inservienti armati di bastoni, i ῥαβδοῦχοι.

Dedica commemorativa ai coreghi vincitori delle Grandi Dionisie. Pinax a rilievo, marmo, 375-350 a.C. c. dal Teatro di Dioniso. Atene, Museo Archeologico Nazionale.

 

La scelta degli attori e dei giudici. | Nel periodo più antico, i poeti stessi recitavano al pubblico le proprie opere, eseguendo le parti dei vari personaggi; quando il numero degli attori passò da uno a tre, i tragediografi si servirono di attori professionisti scelti personalmente. Infine, verso la metà del V secolo a.C., l’arconte eponimo sceglieva i tre protagonisti fra gli attori più famosi e li assegnava per sorteggio a ciascuno dei poeti in lizza; la loro retribuzione era a carico della πόλις. Per il ruolo di secondo e di terzo attore (deuteragonista e tritagonista), la scelta era probabilmente affidata al protagonista stesso, che si serviva di professionisti conosciuti per esperienza. Non esisteva la figura del suggeritore e anche i ruoli femminili erano interpretati da uomini; per le scene di massa, come cortei e simili, non mancavano le comparse, la cui scrittura rientrava nei compiti del corego.

Qualche tempo prima della gara si procedeva alla selezione dei giudici (κριταί); per evitare sospetti di corruzione, ciascuna delle dieci tribù attiche chiudeva in un’urna i nomi dei cittadini considerati idonei a tal compito; le urne, sigillate dai presidenti della βουλή e dai coreghi, erano depositate presso i tesorieri pubblici, che le custodivano sull’Acropoli fino al giorno della gara.

Prima della competizione, aveva luogo una cerimonia ufficiale, detta προαγών, nel corso della quale il pubblico era informato del programma, alla presenza dei poeti scelti come finalisti, dei loro coreghi, degli attori, dei musicisti e dei componenti del coro, vestiti magnificamente e inghirlandati, ma senza costumi teatrali e senza maschera, in modo che i cittadini potessero vederli e sapere chi avrebbe interpretato i personaggi dei drammi di imminente rappresentazione.

Informazioni su Francesco Cerato

Alumnus dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Brescia). LT 10 - Lettere e Filosofia (Lettere classiche): 110/110 - Tesi in Epigrafia ed antichità romane; LM 14 - Filologia moderna (indir. storico-letterario): 110 e lode/110 - Tesi in Storia romana. Docente di Lingua e letteratura italiana e Lingua e letteratura latina presso i Licei Paritari "Isaac Newton", Brescia.
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