Le prodezze di Alessandro nella battaglia sul Granico, 334 a.C. (Plut. Alex. 16)

Plutarco. Vite Parallele, a cura di D. MAGNINO, Milano, BUR, 2007, pp. 68-73.

Alessandro varca il Granico (ill. di P. Connolly).

 

[16, 1] Ἐν δὲ τούτῳ τῶν Δαρείου στρατηγῶν μεγάλην δύναμιν ἡθροικότων καὶ παρατεταγμένων ἐπὶ τῇ διαβάσει τοῦ Γρανικοῦ, μάχεσθαι μὲν ἴσως ἀναγκαῖον ἦν, ὥσπερ ἐν πύλαις τῆς Ἀσίας, περὶ τῆς εἰσόδου καὶ ἀρχῆς· [2] τοῦ δὲ ποταμοῦ τὸ βάθος καὶ τὴν ἀνωμαλίαν καὶ τραχύτητα τῶν πέραν ὄχθων, πρὸς οὓς ἔδει γίνεσθαι τὴν ἀπόβασιν μετὰ μάχης, τῶν πλείστων δεδιότων, ἐνίων δὲ καὶ τὸ περὶ τὸν μῆνα νενομισμένον οἰομένων δεῖν φυλάξασθαι (Δαισίου γὰρ οὐκ εἰώθεισαν οἱ βασιλεῖς τῶν Μακεδόνων ἐξάγειν τὴν στρατιάν), τοῦτο μὲν ἐπηνωρθώσατο, [3] κελεύσας δεύτερον Ἀρτεμίσιον ἄγειν· τοῦ δὲ Παρμενίωνος, ὡς ὀψὲ τῆς ὥρας οὔσης, οὐκ ἐῶντος ἀποκινδυνεύειν, εἰπὼν αἰσχύνεσθαι τὸν Ἑλλήσποντον, εἰ φοβήσεται τὸν Γρανικὸν διαβεβηκὼς ἐκεῖνον, ἐμβάλλει τῷ ῥεύματι σὺν [4] ἴλαις ἱππέων τρισκαίδεκα· καὶ πρὸς ἐναντία βέλη καὶ τόπους ἀπορρῶγας ὅπλοις καταπεφραγμένους καὶ ἵπποις ἐλαύνων, καὶ διὰ ῥεύματος παραφέροντος καὶ περικλύζοντος, ἔδοξε μανικῶς καὶ πρὸς ἀπόνοιαν μᾶλλον ἢ γνώμῃ [5] στρατηγεῖν. οὐ μὴν ἀλλ’ ἐμφὺς τῇ διαβάσει καὶ κρατήσας τῶν τόπων χαλεπῶς καὶ μόλις, ὑγρῶν καὶ περισφαλῶν γενομένων διὰ τὸν πηλόν, εὐθὺς ἠναγκάζετο φύρδην μάχεσθαι καὶ κατ’ ἄνδρα συμπλέκεσθαι τοῖς ἐπιφερομένοις, [6] πρὶν εἰς τάξιν τινὰ καταστῆναι τοὺς διαβαίνοντας. ἐνέκειντο γὰρ κραυγῇ, καὶ τοὺς ἵππους παραβάλλοντες τοῖς ἵπποις ἐχρῶντο δόρασι καὶ ξίφεσι τῶν δοράτων συντριβέντων.

[7] ὠσαμένων δὲ πολλῶν ἐπ’ αὐτὸν (ἦν δὲ τῇ πέλτῃ καὶ τοῦ κράνους τῇ χαίτῃ διαπρεπής, ἧς ἑκατέρωθεν εἱστήκει πτερὸν λευκότητι καὶ μεγέθει θαυμαστόν), ἀκοντισθεὶς μὲν ὑπὸ τὴν ὑποπτυχίδα τοῦ θώρακος οὐκ ἐτρώθη, [8] Ῥοισάκου δὲ καὶ Σπιθριδάτου τῶν στρατηγῶν προσφερομένων ἅμα, τὸν μὲν ἐκκλίνας, Ῥοισάκῃ δὲ προεμβαλὼν τεθωρακισμένῳ τὸ δόρυ καὶ κατακλάσας, οὕτως [9] ἐπὶ τὸ ἐγχειρίδιον ὥρμησε. συμπεπτωκότων δ’ αὐτῶν, ὁ Σπιθριδάτης ὑποστήσας ἐκ πλαγίων τὸν ἵππον καὶ μετὰ [10] σπουδῆς συνεξαναστάς, κοπίδι βαρβαρικῇ κατήνεγκε, καὶ τὸν μὲν λόφον ἀπέρραξε μετὰ θατέρου πτεροῦ, τὸ δὲ κράνος πρὸς τὴν πληγὴν ἀκριβῶς καὶ μόλις ἀντέσχεν, ὥστε τῶν πρώτων ψαῦσαι τριχῶν τὴν πτέρυγα τῆς κοπίδος.

[11] ἑτέραν δὲ τὸν Σπιθριδάτην πάλιν ἐπαιρόμενον ἔφθασε Κλεῖτος ὁ μέλας τῷ ξυστῷ διελάσας μέσον· ὁμοῦ δὲ καὶ Ῥοισάκης ἔπεσεν, ὑπ’ Ἀλεξάνδρου ξίφει [12] πληγείς. ἐν τούτῳ δὲ κινδύνου καὶ ἀγῶνος οὔσης τῆς ἱππομαχίας, ἥ τε φάλαγξ διέβαινε τῶν Μακεδόνων, καὶ [13] συνῆγον αἱ πεζαὶ δυνάμεις. οὐ μὴν ὑπέστησαν εὐρώστως οὐδὲ πολὺν χρόνον, ἀλλ’ ἔφυγον τραπόμενοι πλὴν τῶν μισθοφόρων Ἑλλήνων· οὗτοι δὲ πρός τινι λόφῳ [14] συστάντες, ᾔτουν τὰ πιστὰ τὸν Ἀλέξανδρον. ὁ δὲ θυμῷ μᾶλλον ἢ λογισμῷ πρῶτος ἐμβαλών, τόν θ’ ἵππον ἀποβάλλει ξίφει πληγέντα διὰ τῶν πλευρῶν (ἦν δ’ ἕτερος, οὐχ ὁ Βουκεφάλας), καὶ τοὺς πλείστους τῶν ἀποθανόντων καὶ τραυματισθέντων ἐκεῖ συνέβη κινδυνεῦσαι καὶ πεσεῖν, πρὸς ἀνθρώπους ἀπεγνωκότας καὶ μαχίμους συμπλεκομένους.

[15] λέγονται δὲ πεζοὶ μὲν δισμύριοι τῶν βαρβάρων, ἱππεῖς δὲ δισχίλιοι πεντακόσιοι πεσεῖν. τῶν δὲ περὶ τὸν Ἀλέξανδρον Ἀριστόβουλός φησι (FGrH. 139 F 5) τέσσαρας καὶ τριάκοντα νεκροὺς γενέσθαι τοὺς πάντας, ὧν ἐννέα [16] πεζοὺς εἶναι. τούτων μὲν οὖν ἐκέλευσεν εἰκόνας ἀνασταθῆναι [17] χαλκᾶς, ἃς Λύσιππος εἰργάσατο. κοινούμενος δὲ τὴν νίκην τοῖς Ἕλλησιν, ἰδίᾳ μὲν τοῖς Ἀθηναίοις ἔπεμψε τῶν αἰχμαλώτων τριακοσίας ἀσπίδας, κοινῇ δὲ τοῖς ἄλλοις λαφύροις ἐκέλευσεν ἐπιγράψαι φιλοτιμοτάτην [18] ἐπιγραφήν· Ἀλέξανδρος [ὁ] Φιλίππου καὶ οἱ Ἕλληνες πλὴν Λακεδαιμονίων ἀπὸ τῶν βαρβάρων τῶν τὴν Ἀσίαν [19] κατοικούντων. ἐκπώματα δὲ καὶ πορφύρας καὶ ὅσα τοιαῦτα τῶν Περσικῶν ἔλαβε, πάντα τῇ μητρὶ πλὴν ὀλίγων ἔπεμψεν.

***

Alessandro nella zuffa contro i Persiani (ill. di R. Hook).

 

Intanto i generali di Dario avevano raccolto un grande esercito e lo avevano schierato al passaggio del fiume Granico: si era alle porte dell’Asia ed era quindi necessario lo scontro per potere entrare e affermare la supremazia. Ma la maggior parte degli ufficiali macedoni temevano per la profondità del fiume, l’irregolarità e l’asprezza della riva contrapposta, cui bisognava di necessità giungere combattendo, e alcuni che erano d’avviso che si dovesse rispettare quanto era nella tradizione per quel mese (infatti, nel mese di Daisio i re macedoni non erano soliti portare l’esercito fuori dalla patria); Alessandro ovviò a questa difficoltà ordinando di chiamare quel mese il secondo Artemisio, e quando poi Parmenione non volle che si attaccasse perché ormai era tardi, egli si buttò nella corrente con tredici squadroni di cavalieri, affermando che veniva disonorato l’Ellesponto se ora egli, dopo averlo attraversato, avesse avuto paura del Granico.

Davvero parve che egli agisse come un pazzo guidato da sconsideratezza più che da razionalità nel muovere contro i dardi avversari verso luoghi scoscesi, presidiati da fanti e cavalieri, in mezzo a una corrente che lo trascinava via sommergendolo. Persistette tuttavia nella volontà di attraversare e raggiunse a stento e con fatica quei luoghi che erano zeppi d’acqua e sdrucciolevoli per il fango; ma subito fu costretto a un confuso corpo a corpo con gli avversari prima di poter disporre i suoi, che attraversavano il fiume, in un certo ordine. I nemici, infatti, gli si buttavano addosso gridando e, accostando i cavalli ai cavalli, ricorrevano alle lance, e quando queste si fossero spezzate alle spade. Molti puntavano dritto su di lui (lo si riconosceva per lo scudo e il pennacchio dell’elmo ai lati del quale stava una penna di straordinaria grandezza e candore); raggiunto da un giavellotto al lembo inferiore della corazza, non fu però ferito, e quando Resace e Spitridate, comandanti persiani, gli si avventarono contro contemporaneamente, evitò uno dei due e, buttatosi su Resace, che era vestito di corazza, su di essa infranse la lancia e passò poi al pugnale. I due caddero a terra avvinghiati e Spitridate, di lato, con il cavallo ritto sulle zampe posteriori, egli steso ritto sul cavallo, menò giù un fendente con la scure barbarica: spezzò il cimiero con una delle penne, mentre l’elmo a stento resistette al colpo, tanto che il filo dell’ascia sfiorò i primi capelli. Mentre Spitridate levava l’arma per un secondo colpo, Clito il Nero lo prevenne e lo trapassò da parte a parte con la lancia. Nello stesso tempo cadde anche Resace, colpito dalla spada di Alessandro. Mentre la cavalleria era impegnata in questo violento scontro, la falange dei Macedoni attraversò il fiume e le fanterie vennero alle mani. I nemici, tuttavia, non resistettero a lungo né vigorosamente, ma disordinatamente fuggirono, eccetto i mercenari greci che si raccolsero su un colle e chiesero ad Alessandro di garantire loro la vita. Ma egli, procedendo per impulso più che con razionalità, caricò contro di loro e perse il cavallo trafitto da un colpo di spada al fianco (non era Bucefalo, ma un altro cavallo); e la maggior parte dei Macedoni, che caddero o furono feriti, proprio lì incontrò il proprio destino, perché lì venne a contatto con uomini che sapevano combattere e avevano perso le loro speranze.

Si dice che tra i barbari siano morti ventimila fanti e duemilacinquecento cavalieri; dei soldati di Alessandro, Aristobulo riferisce che ne caddero complessivamente trentaquattro, dei quali nove fanti, e per essi Alessandro ordinò che si erigessero statue di bronzo, realizzate da Lisippo. Volendo rendere partecipi della vittoria gli Elleni, mandò agli Ateniesi in particolare trecento scudi tolti ai prigionieri e, in generale, sul resto del bottino ordinò che si incidesse questa orgogliosissima epigrafe: «Alessandro, figlio di Filippo, e i Greci (tranne gli Spartani) le conquistarono ai barbari che abitano l’Asia». Alla madre, eccettuati pochi pezzi, mandò i vasi e la porpora e quanto di prezioso aveva sottratto ai Persiani.

Informazioni su Francesco Cerato

Alumnus dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Brescia). LT 10 - Lettere e Filosofia (Lettere classiche): 110/110 - Tesi in Epigrafia ed antichità romane; LM 14 - Filologia moderna (indir. storico-letterario): 110 e lode/110 - Tesi in Storia romana. Docente di Lingua e letteratura italiana e Lingua e letteratura latina presso i Licei Paritari "Isaac Newton", Brescia.
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