La morte di Agrippina (Tac. Ann. VI 25)

di Annales ab excessu divi Augusti. Cornelius Tacitus, Charles D. Fisher (ed.), Oxford 1906; Publio Cornelio Tacito, Annali, vol. I, intr. C. Questa, trad. it. B. Ceva, Milano 2011, pp. 398-399 (con modifiche).

 

Nondum is dolor exoleverat, cum de Agrippina auditum, quam interfecto Seiano spe sustentatam provixisse reor et, postquam nihil de saevitia remittebatur, voluntate extinctam, nisi si negatis alimentis adsimulatus est finis, qui videretur sponte sumptus. enimvero Tiberius foedissimis criminationibus exarsit, impudicitiam arguens et Asinium Gallum adulterum, eiusque morte ad taedium vitae compulsam. sed Agrippina aequi impatiens, dominandi avida, virilibus curis feminarum vitia exuerat. eodem die defunctam, quo biennio ante Seianus poenas luisset, memoriaeque id prodendum addidit Caesar iactavitque quod non laqueo strangulata neque in Gemonias proiecta foret. actae ob id grates decretumque ut quintum decimum kal. Novembris, utriusque necis die, per omnis annos donum Iovi sacraretur.

Statua di Agrippina Maggiore. Marmo e stucco, opera romana dal modello della 'Grande Ercolanese'. I secolo d.C., da Tindari (Messina). Palermo, Museo Archeologico Nazionale 'A. Salinas'.

Agrippina Maggiore. Statua (tipo Grande Ercolanese), marmo e stucco, I sec. d.C., da Tindari. Palermo, Museo Archeologico Nazionale ‘A. Salinas’.

Non era ancora dimenticato questo dolore, quando si venne a sapere della morte di Agrippina, che penso abbia continuato a vivere, dopo la morte di Seiano, sostenuta dalla speranza, e poi, di fronte all’irriducibile crudeltà di Tiberio, si sia lasciata volutamente morire, a meno che non le avessero negato il cibo, simulando una morte che sembrasse volontaria. In realtà Tiberio proruppe nei più turpi vituperi contro di lei, tacciandola di dissolutezza e di adulterio con Asinio Gallo, la cui morte l’avrebbe indotta a disprezzare la vita. Agrippina, invece, insofferente di stare alla pari degli altri, avida di potere, agitata da passioni virili, aveva cancellato ogni debolezza del sesso. Il fatto che lei fosse morta lo stesso giorno, in cui, due anni prima, Seiano aveva pagato il fio dei suoi delitti, fu sottolineato da Tiberio come evento memorabile, e si vantò di non averla fatta strangolare e gettare sulle Gemonie. Per questo, ricevette i ringraziamenti del Senato, che decretò che, ogni anno, nel quindicesimo giorno prima delle Calende di Novembre (= il 18 di Ottobre), ricorrenza delle due morti, fosse fatta un’offerta a Giove.

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Bibliografia di approfondimento:

J. Burns, Great Women of Imperial Rome: Mothers and Wives of the Caesars, New York 2006.

M.P. Charlesworth, The Banishment of the Elder Agrippina, CPh 17 (1922), pp. 260-261.

E. Groag et alii (Hgr.), Prosopographia Imperii Romani saeculi I (PIR 1), Berlin 1933, V 463

R.S. Rogers, The Conspiracy of Agrippina, TAPA 62 (1931), pp. 141-168.

F. Sampoli, Le grandi donne di Roma antica, Roma 2003.

D.C.A. Shotter, Agrippina the Elder: A Woman in a Man’s World, Historia 49 (2000), pp. 341-357.

S. Wood, Memoriae Agrippinae: Agrippina the Elder in Julio-Claudian Art and Propaganda, AJA 92 (1988), pp. 409-426.

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