«Inizio delle Parole della Grande Gioia del Cuore» (P. Chester Beatty I)

in E. Bresciani (a cura di), Letteratura e Poesia dell’antico Egitto, Torino, Einaudi, 1969, pp. 428-433.

 

La principessa Neferetiabet. Stele dipinta (dettaglio), calcare, 2590-2565 a.C. ca., dalla tomba di Giza. Paris, Musée du Louvre.

La principessa Neferetiabet. Stele dipinta (dettaglio), calcare, 2590-2565 a.C. ca., dalla tomba di Giza. Paris, Musée du Louvre.

 

 

 

I

 

 

L’unica, l’amata, la senza pari,

la più bella di tutte,

guardala,

è come la stella fulgente

all’inizio di una bella annata.

Lei, che splende di perfezione,

che raggia di pelle,

con gli occhi belli quando guardano,

con le labbra dolci quando parlano,

per la quale non c’è discorso superfluo;

lei, che lungo ha il collo,

il petto luminoso,

con una chioma di vero lapislazzuli,

le cui braccia superano lo splendore dell’oro,

le cui dita sono come calici di loto;

lei, che ha languide le reni,

strette le anche,

le cui gambe difendono la bellezza,

il cui passo è pieno di nobiltà

quando posa i piedi sul suolo,

con il suo abbraccio mi prende il cuore.

Essa fa che il collo di tutti gli uomini

si giri per guardarla.

Ognuno ch’essa abbraccia è felice,

si sente il primo degli uomini.

Quando esce dalla sua casa,

si pensa di vedere Colei che è unica.

 

 

II

 

 

Con la sua voce

il mio amato turba il mio cuore,

e fa che di me s’impadronisca la malattia.

Abita vicino alla casa di mia madre,

e tuttavia non so come andare verso di lui.

Potrebbe, per mia fortuna,

essere buona mia madre?

Oh, andrò a trovarla.

Ecco, il mio cuore si rifiuta

di pensare a lui,

anche quando mi prende l’amore di lui.

Ecco, è un insensato

ma io sono come lui.

Non conosce il mio desiderio d’abbracciarlo,

non sa che mi ha fatto andare da mia madre.

O amato,

forse ti sono destinata dalla Dorata dea delle donne!

Vieni a me,

che veda la tua bellezza,

che siano felici padre e madre,

che tutti gli uomini insieme ti facciano festa e ti festeggino,

o amato!

 

 

III

 

 

Spera il mio cuore

di contemplare la sua bellezza,

quando starò seduta nella sua casa.

Là, incontrerò Mehi

che passa a cavallo sulla strada,

coi suoi amici.

Non so come condurmi davanti a lui:

passerò tranquillamente davanti a lui?

Ecco, la strada è come un fiume,

ignoro la sede dei miei piedi.

Sei molto ignorante, o cuor mio!

Perché vuoi camminare tranquillamente vicino a Mehi?

Ecco, se passo davanti a lui,

gli rivelo i miei sentimenti:

«Ecco, sono tua».

Ma lui si vanterebbe del mio nome,

e mi darebbe alla casa del primo di quelli che sono al suo seguito.

 

 

IV

 

 

Galoppa il mio cuore,

quando penso al mio amore.

Non mi premette di camminare come una persona umana,

e trasalisce.

Ecco, non mi lascia prendere i vestiti,

trascuro i miei ventagli.

Non metto più cosmetico sui miei occhi

non mi profumo più d’odori soavi.

«Non fermarti,

raggiungi lo scopo!», mi dice il mio cuore

ogni volta che penso a lui.

O cuor mio, non mi dar pena!

Perché ti comporti come un folle?

Attendi con calma:

l’amato viene verso di te,

ma anche gli occhi della folla.

Non far che la gente dica di me:

«Questa donna è caduta innamorata».

Resta calmo ogni volta che pensi a lui,

o cuor mio, e non galoppare.

 

 

V

 

 

Adoro la Dorata,

lodo la sua maestà,

esalto la Signora del Cielo,

canto le lodi di Hathor,

inneggio alla dea sovrana.

Mi rivolgo a lei,

lei ascolta le mie preghiere

e mi invia la mia signora.

È venuta per vedermi:

mi è successo qualcosa di grande.

Fui allegro,

fui in gioia,

mi sentii grande,

quando mi fu detto: «Viene, eccola!».

Ecco, mentre lei avanzava,

s’inchinavano i giovani,

per la grandezza d’amore per lei.

Ho fatto un voto alla mia dea.

Ella mi ha dato la mia amata,

dopo tre giorni che ho pregato in suo nome.

Era lontana da me da quasi cinque giorni.

 

 

VI

 

 

Quando passai vicino a casa sua,

trovai il portone spalancato:

il mio amato stava accanto a sua madre,

tutti i suoi fratelli e sorelle erano con lui.

Il cuore di tutti quelli che si fermavano sulla strada

S’infiammava d’amore per lui,

il giovane perfetto e senza eguali,

l’amato, dalle scelte qualità.

Mentre passavo, mi guardò:

fui felice,

col cuore contento, con grande gioia.

Ero sola per rallegrarmi,

o mio amato,

perché ti avevo visto.

Ah, se sua madre conoscesse il mio cuore!

se questo le venisse subito in mente!

O Dorata,

metti ciò nel suo cuore;

allora mi affretterò verso il mio amato,

lo bacerò davanti ai suoi,

non avrò vergogna della gente,

ma mi rallegrerò della loro considerazione,

perché tu mi riconoscerai.

Farò una festa alla mia dea

– batte il mio cuore fino ad uscire –

perché faccia ch’io veda il mio amato,

questa notte:

è così bella, quando arriva!

 

 

VII

 

 

Sono sette giorni

che non ho visto l’amata.

È entrata in me la malattia,

le membra mi si sono fatte pesanti,

ho dimenticato persino il mio stesso corpo.

Se i medici vengono da me,

non mi soddisferanno i loro rimedi.

I maghi non trovano espedienti,

non si scopre la mia malattia.

Il dire: «Eccola!» mi rende la vita.

Il suo nome mi risolleva,

l’andirivieni dei suoi messaggeri

fa vivere il mio cuore.

L’amata è per me meglio delle medicine,

è per me meglio di un formulario magico.

La sua venuta è il mio amuleto:

quando la vedo, ritorno in salute.

Quando apre gli occhi,

diventa giovane il mio cuore,

quando parla,

divento forte.

Quando l’abbraccio,

allontana da me la malattia.

Ed è lontana da me da sette giorni.

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Un commento su “«Inizio delle Parole della Grande Gioia del Cuore» (P. Chester Beatty I)

  1. Julio G. Alonso ha detto:

    No hablo italiano y no puedo entender todo el contenido de tu extenso poema; pero leyéndolo despacio sí comprendo gran parte de su contenido y las bellas expresiones de gran parte de tus versos. Me ha gustado mucho y espero leerte con más detenimiento. Enhorabuena.
    Salud.

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