Diodoro e gli Etruschi

I. Bekker, L. Dindorf, F. Vogel (edd.), Diodori Bibliotheca Historica, voll. 1-2, Teubner, Leipzig 1888-90 (testo greco). Tr. it. D.P. Orsi (in Diodoro Siculo, Biblioteca storica, libri I-V (a cura di L. Canfora), Palermo 1988, pp. 271 s.).

Coppia di danzatori (dettaglio di un affresco murale), dalla Tomba del Triclinium, Necropoli di Monterozzi (Tarquinia). 470 a.C. ca. Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia.

Coppia di danzatori (dettaglio di un affresco murale), dalla Tomba del Triclinium, Necropoli di Monterozzi (Tarquinia). 470 a.C. ca. Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia.

Λείπεται δ᾽ ἡμῖν εἰπεῖν περὶ τῶν Τυρρηνῶν. οὗτοι γὰρ τὸ μὲν παλαιὸν ἀνδρείᾳ διενεγκόντες χώραν πολλὴν κατεκτήσαντο καὶ πόλεις ἀξιολόγους καὶ πολλὰς ἔκτισαν. ὁμοίως δὲ καὶ ναυτικαῖς δυνάμεσιν ἰσχύσαντες καὶ πολλοὺς χρόνους θαλαττοκρατήσαντες τὸ μὲν παρὰ τὴν Ἰταλίαν πέλαγος ἀφ᾽ ἑαυτῶν ἐποίησαν Τυρρηνικὸν προσαγορευθῆναι, τὰ δὲ κατὰ τὰς πεζὰς δυνάμεις ἐκπονήσαντες τήν τε σάλπιγγα λεγομένην ἐξεῦρον, εὐχρηστοτάτην μὲν εἰς τοὺς πολέμους, ἀπ᾽ ἐκείνων δ᾽ ὀνομασθεῖσαν Τυρρηνήν, τό τε περὶ τοὺς ἡγουμένους στρατηγοὺς ἀξίωμα κατεσκεύασαν, περιθέντες τοῖς ἡγουμένοις ῥαβδούχους καὶ δίφρον ἐλεφάντινον καὶ περιπόρφυρον τήβενναν, ἔν τε ταῖς οἰκίαις τὰ περίστῳα πρὸς τὰς τῶν θεραπευόντων ὄχλων ταραχὰς ἐξεῦρον εὐχρηστίαν· ὧν τὰ πλεῖστα Ῥωμαῖοι μιμησάμενοι καὶ πρὸς τὸ κάλλιον αὐξήσαντες μετήνεγκαν ἐπὶ τὴν ἰδίαν πολιτείαν. [2] γράμματα δὲ καὶ φυσιολογίαν καὶ θεολογίαν ἐξεπόνησαν ἐπὶ πλέον, καὶ τὰ περὶ τὴν κεραυνοσκοπίαν μάλιστα πάντων ἀνθρώπων ἐξειργάσαντο· διὸ καὶ μέχρι τῶν νῦν χρόνων οἱ τῆς οἰκουμένης σχεδὸν ὅλης ἡγούμενοι θαυμάζουσί τε τοὺς ἄνδρας καὶ κατὰ τὰς ἐν τοῖς κεραυνοῖς διοσημείας τούτοις ἐξηγηταῖς χρῶνται. [3] χώραν δὲ νεμόμενοι πάμφορον, καὶ ταύτην ἐξεργαζόμενοι, καρπῶν ἀφθονίαν ἔχουσιν οὐ μόνον πρὸς τὴν ἀρκοῦσαν διατροφήν, ἀλλὰ καὶ πρὸς ἀπόλαυσιν δαψιλῆ καὶ τρυφὴν ἀνήκουσαν. παρατίθενται γὰρ δὶς τῆς ἡμέρας τραπέζας πολυτελεῖς καὶ τἄλλα τὰ πρὸς τὴν ὑπερβάλλουσαν τρυφὴν οἰκεῖα, στρωμνὰς μὲν ἀνθεινὰς κατασκευάζοντες, ἐκπωμάτων δ᾽ ἀργυρῶν παντοδαπῶν πλῆθος καὶ τῶν διακονούντων οἰκετῶν οὐκ ὀλίγον ἀριθμὸν ἡτοιμακότες· καὶ τούτων οἱ μὲν εὐπρεπείᾳ διαφέροντές εἰσιν, οἱ δ᾽ ἐσθῆσι πολυτελεστέραις ἢ κατὰ δουλικὴν ἀξίαν κεκόσμηνται. [4] οἰκήσεις τε παντοδαπὰς ἰδιαζούσας ἔχουσι παρ᾽ αὐτοῖς οὐ μόνον οἱ θεράποντες, ἀλλὰ καὶ τῶν ἐλευθέρων οἱ πλείους. καθόλου δὲ τὴν μὲν ἐκ παλαιῶν χρόνων παρ᾽ αὐτοῖς ζηλουμένην ἀλκὴν ἀποβεβλήκασιν, ἐν πότοις δὲ καὶ ῥᾳθυμίαις ἀνάνδροις βιοῦντες οὐκ ἀλόγως τὴν τῶν πατέρων δόξαν ἐν τοῖς πολέμοις ἀποβεβλήκασι. [5] συνεβάλετο δ᾽ αὐτοῖς πρὸς τὴν τρυφὴν οὐκ ἐλάχιστον καὶ ἡ τῆς χώρας ἀρετή· πάμφορον γὰρ καὶ παντελῶς εὔγειον νεμόμενοι παντὸς καρποῦ πλῆθος ἀποθησαυρίζουσιν. καθόλου γὰρ ἡ Τυρρηνία παντελῶς εὔγειος οὖσα πεδίοις ἀναπεπταμένοις ἐγκάθηται καὶ βουνοειδέσιν ἀναστήμασι τόπων διείληπται γεωργησίμοις· ὑγρὰ δὲ μετρίως ἐστὶν οὐ μόνον κατὰ τὴν χειμερινὴν ὥραν, ἀλλὰ καὶ κατὰ τὸν τοῦ θέρους καιρόν.

Giudice e indovino (dettaglio sulla parete destra), dalla Tomba degli Auguri, Necropoli di Monterozzi (Tarquinia).

Giudice e indovino (dettaglio sulla parete destra), dalla Tomba degli Auguri, Necropoli di Monterozzi (Tarquinia).

Ci rimane da parlare degli Etruschi. Costoro anticamente, distinguendosi per coraggio, conquistarono molte terre e fondarono molte e importanti città. Parimenti, possedendo una potente flotta ed esercitando il dominio sul mare per lungo tempo, ottennero che il mare che bagna l’Italia prendesse da loro il nome di Tirreno; perfezionarono l’armamento delle forze di terra e inventarono lo strumento che si chiama salpinx, utilissimo in guerra, che da loro prese il nome di “tromba tirrena”; crearono i simboli del potere per i condottieri insigniti del comando, assegnando loro littori, il seggio d’avorio e la toga orlata di porpora; nelle abitazioni inventarono il peristilio, una comodità contro gli schiamazzi delle turbe dei servi. I Romani adottarono la maggior parte di questi ritrovati e, dopo averli perfezionati, li introdussero nella loro società civile. [2] Gli Etruschi elaborarono ulteriormente le lettere, la scienza della natura e quella divina e, più di tutti gli altri uomini, praticarono l’osservazione del fulmine; perciò, anche ai nostri giorni, coloro che comando su quasi tutta la terra (= i Romani) ammirano questi uomini e se ne servono come interpreti dei segni forniti dai fulmini. [3] Gli Etruschi abitano una terra che produce tutto e la coltivano con cura: hanno, perciò, prodotti agricoli in abbondanza, non solo sufficienti per il sostentamento ma tanti da permettere un ricco godimento e una vita lussuosa. Imbandiscono infatti due volte al giorno mense sontuose e fornite di tutto quanto ben s’addica ad un lusso smodato; preparano letti ornati con coperte ricamate, tengono a loro disposizione coppe d’argento in grande quantità e di ogni tipo, nonché un numero non piccolo di schiavi addetti al servizio, dei quali gli uni spiccano per bellezza, gli altri sono adorni di vesti troppo preziose per essere adatte a chi sia di condizione servile. [4] Presso gli Etruschi non solo gli therapontes ma anche la maggior parte dei liberi possiede abitazioni private di ogni tipo. Per dirla in breve: gli Etruschi hanno rinunciato all’ardimento che era oggetto di emulazione presso di loro sin dai tempi antichi e, vivendo dediti al bere e ad un’oziosità indegna di uomini, hanno con giusta ragione perduto la fama che gli avi si erano acquistati in guerra. Soprattutto la fertilità della terra è responsabile della loro vita lussuosa: abitando una regione che produce tutto ed è fertilissima, essi accumulano grandi quantità di ciascun prodotto. In conclusione, l’Etruria, che è fertilissima, si estende su aperte pianure ed è disseminata di alture collinari coltivabili; è poi moderatamente umida non solo nella stagione invernale ma anche nel periodo estivo.

Antefissa in terracotta policroma raffigurante un sileno e una menade danzanti. Antefissa etrusca. Inizi del V secolo a.C. Jean Paul Getty Museum.

Antefissa in terracotta policroma raffigurante un sileno e una menade danzanti. Antefissa etrusca. Inizi del V secolo a.C. Jean Paul Getty Museum.

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