La città arcaica: urbanistica e funzioni

di E. Lippolis, G. Rocco, Archeologia greca. Cultura, società, politica e produzione, Milano-Torino 2011, pp. 127 sgg.

Atene (Attica). Agorà del Ceramico, in fase pisistratide: 1) fontana di sud-est; 2) recinto della cosiddetta Heliàia; 3) edificio F; 4) edificio D; 5) edificio C; 6) sala ipostila; 7) edificio absidato; 8) sacello; 9) stoá basíleios; 10) area di culto di Efesto; 11) area di culto di Ares; 12) Altare dei Dodici Dèi (da Lippolis, 2011).

Atene (Attica). Agorà del Ceramico, in fase pisistratide: 1) fontana di sud-est; 2) recinto della cosiddetta Heliàia; 3) edificio F; 4) edificio D; 5) edificio C; 6) sala ipostila; 7) edificio absidato; 8) sacello; 9) stoá basíleios; 10) area di culto di Efesto; 11) area di culto di Ares; 12) Altare dei Dodici Dèi (da Lippolis, 2011).

La formazione della città arcaica è avvenuta in base a processi diversi, che hanno dato luogo a modelli distinti: nella Grecia continentale è più frequente il caso di agglomerati che si espandono nel corso di uno sviluppo lungo e progressivo, ma esistono anche insediamenti formati da nuclei abitativi dispersi, che possono tendere con il tempo a saldarsi in un unico organismo urbano; altre póleis, invece, sono l’esito di un atto di fondazione.

Nei primi due casi l’insediamento si forma intorno a un’acropoli fortificata, oppure alla confluenza di vie di comunicazioni importanti, laddove le comunità rurali potevano essersi incontrate per dar vita a scambi e commerci. La città si sviluppa secondo uno schema radiale che, sulla base di processi di concentrazione demografica, si espande progressivamente lungo le direttrici viarie, costituite per lo più da antichi tracciati, spesso di fondovalle, che legano il centro al territorio di pertinenza (chōra). L’altura più eminente è in genere sede dell’acropoli, a volte trasformazioni di una cittadella fortificata micenea (Atene, Tebe), che, da luogo delle origini, diventa luogo della memoria collettiva e della rappresentazione sociale, accogliendo le sedi dei culti poliadi. Attorno a questa, sfruttando occasionalmente anche le sue possibilità di difesa, si sviluppa il nucleo abitato, la città bassa (ásty), spesso circondata essa stessa da mura, all’esterno della quale si estendono le necropoli. In questo caso le strade possono assumere un andamento concentrico attorno alla collina, mentre le abitazioni si dispongono senza alcuna pretesa di regolarità lungo i terrazzamenti naturali, o nelle depressioni tra le colline, o formando nuclei abitativi separati che si salderanno solo con il tempo (Argo, Atene).

Un caso ancora diverso prevede la pianificazione urbana in un luogo vergine, con la suddivisione e la distribuzione del terreno in appezzamenti regolari (klēroi) e la destinazione di alcuni di questi agli spazi destinati alle funzioni che riguardano la vita comunitari. Lo schema prevede allora una maglia urbana organizzata sulla base di lotti (oikópeda) di forma rettangolare allungata, delimitati da strade a loro volta organizzate secondo una gerarchia di ampie vie principali (plateîai) intersecate da più strette vie secondarie (stenōpoí). Questo tipo di impianto a maglia regolare, noto come impianto per strigas, sembra essere la riealaborazione, forse con la mediazione di Cipro (Enkomi-Alasia, 1500 a.C., mostra un sistema ortogonale con unità abitative pienamente sviluppate), di principi da tempo elaborati in ambito orientale, dove è stato possibile contare su evoluti principi teorici di geometria, applicati ai complessi problemi di allineamento insiti nel tracciamento topografico.

Lo schema si ritrova in empória e abitati marittimi di età orientalizzante, come attestano i casi di Vroulià, a Rodi, e di Mileto, dove

Mileto (Ionia). La città arcaica:  a) collina di Kalabaktepe, con il santuario di Artemide Kithónē;  b) collina di Zeytintepe, con il santuario di Afrodite;  c) santuario di Atena;  d) santuario di Apollo Delphínios;  e) mura arcaiche. (elaborazione grafica da von Graeve, 2009)

Mileto (Ionia). La città arcaica:
a) collina di Kalabaktepe, con il santuario di Artemide Kithónē;
b) collina di Zeytintepe, con il santuario di Afrodite;
c) santuario di Atena;
d) santuario di Apollo Delphínios;
e) mura arcaiche. (elaborazione grafica da von Graeve, 2009)

recenti ricerche hanno dimostrato che in età arcaica la città era già basata su un impianto pianificato: l’insediamento, sulla stessa penisola poi occupata dalla città di V secolo, era tanto esteso da comprendere a sud la collina di Kelabaktepe, con il luogo di culto di Artemide Kithónē, e forse anche la più occidentale altura di Zeytintepe, con l’importante santuario orientalizzante di Afrodite; più a nord, il centro urbano includeva l’antico tempio di Atena, e, sull’insenatura che sarà poi la Baia dei Leoni, il témenos di Apollo Delphínios, da cui partiva, seguendo la via sacra, la processione diretta a Didime e ai due santuari extraurbani dipendenti dalla stessa pólis, l’Artemísion e l’Apollōnion. La città arcaica era cinta da una fortificazione, come attestano consistenti tratti di mura rinvenuti a sud di Kalabaktepe. Come a Smirne, il tessuto urbano presenta già a questa data una suddivisione in lotti regolari di forma rettangolare, di superficie più ridotta quelli dei quartieri nord, più ampi quelli a sud; gli oikópeda, divisi da strette strade, hanno abitazioni già relativamente complesse, con più vani organizzati attorno a un cortile centrale. Le due diverse zone residenziali, divise da un’ampia fascia libera, probabilmente di pertinenza delle aree pubbliche e sulla quale gravitano i santuari urbani centrali, mostrano inoltre un lieve scarto nell’orientamento, sensibile anche nella successiva rifondazione.

Mentre dati recenti mostrano che non è possibile individuare schemi regolari nella fondazione di città coloniali da parte di Mileto (sia Olbia, sia Istros e Panticapeo mostrano piuttosto uno sviluppo di tipo radiale), invece Apollonia e Ambracia, colonie di Corinto, dagli inizi del VI secolo evidenziano spazi urbani e abitazioni organizzati secondo una griglia ortogonale, e così Chersonēssós, colonia dei Megaresi di Herákleia, sul Mar Nero.

Ipotesi di restituzione dell'abitato di Smirne del VII secolo a.C. (elaborazione grafica da R.V. Nicholls, 1958).

Smirne (Ionia). Ipotesi di restituzione dell’abitato del VII secolo a.C. (elaborazione grafica da R.V. Nicholls, 1958).

Le città coloniali occidentali mostrano un analogo sistema di organizzazione dello spazio urbano. La prima fase della colonizzazione, nel corso dell’VIII secolo, ha lasciato ben poche tracce archeologiche e l’inizio della realizzazione di veri e propri impianti urbani si pone in un momento successivo, nei casi più precoci a partire dalla prima metà del VII secolo.

Come a Smirne e Mileto, anche Mégara Hyblaîa e a Policoro, nell’area di Siris, le mura, inizialmente un semplice aggere di terra su basamento in pietra e a volte costituite da tratti parziali di un circuito che verrà completato solo in seguito (come a Metaponto e a Naxos), risalgono a questa seconda fase e realizzano il segno visibile dell’identità di una pólis ormai formata. Le mura, infatti, permettono, tramite le porte, spesso situate in corrispondenza delle principali vie di accesso, il controllo stesso dell’ingresso in città, oltre a separare fisicamente l’ásty dalla chōra di pertinenza. A partire dalla metà del VI secolo, le fortificazioni urbane, oltre a comprendere più sofisticati apprestamenti per la difesa, assumono un carattere più rappresentativo, con la costruzione di torri e una maggiore monumentalizzazione degli accessi.

Anche gli spazi pubblici, per i quali si riservano vaste superfici non edificate, vengono costruiti e monumentalizzati nel tempo. L’agorà, luogo d’incontro della comunità politica, è situata generalmente alla confluenza della viabilità principale anche nelle città a sviluppo radiale (Atene, agorà del Ceramico). Nella composizione dell’impianto urbano pianificato la piazza agorale può semplicemente occupare un’area riservata, corrispondente a un certo numero di lotti inedificati, in una zona centrale dell’insediamento, assumendo quindi una forma regolare: a Poseidonia, per esempio, sub-colonia achea di Sibari, meglio nota grazie alle ricerche di Emanuele Greco, una vasta fascia mediana dell’impianto è riservata fin dall’inizio non solo all’agorà, che ne occupa la porzione centrale, ma anche a due importanti santuari urbani, posti a sud (Heráion) e a nord (Athēnáion) della piazza. In altri casi la maglia non appare uniforme e gli incroci delle strade non sono ortogonali, forse perché paralleli a più antichi assi di percorrenza (Mégara Hyblaîa); il sistema può allora presentare quartieri con orientamenti diversi, spiegabili anche con la morfologia irregolare di un terreno collinoso, in cui le stesse strade si pongono preferibilmente sul crinale delle alture: in questo caso l’agorà si può trovare a fare da cerniera, assumendo un perimetro irregolare che ha richiesto in seguito interventi finalizzati a definire la forma e a dissimulare gli scarti direzionali delle strade e dei quartieri limitrofi. Questo è ad esempio il caso delle agoraì di Selinunte, dove le esplorazioni di Dieter Mertens pongono l’agorà sulla collina di Manuzza, a congiungere tratti di maglia urbana a diverse direzioni, e della stessa Mégara Hyblaîa, in cui sono state identificate le varie tappe della monumentalizzazione, a partire dalla prima formazione della piazza agorale all’inizio del VII secolo, fino alle successive trasformazioni avvenute nella seconda metà del secolo, con la costruzione di edifici di culto e di una stoá a definire il lato nord, ma in modo da lasciare libera, al di là di questa, una delle strade principali ad andamento est-ovest dell’impianto urbano; il portico chiude la piazza ma al tempo stesso, essendo parzialmente aperto anche sulla strada retrostante, ne costituisce un vero e proprio propileo d’accesso. In questo processo di trasformazione monumentale la stoá riveste d’altra parte un ruolo considerevole: edificio particolarmente idoneo per lo sviluppo in lunghezza a creare quinte urbane, assume nel tempo articolazioni planimetriche più complesse e, a partire dalla metà del VI secolo, comincia ad articolarsi nella configurazione a squadra, confermandosi come il tipo architettonico più idoneo a definire uno spazio libero, urbano o santuariale.

Selinunte (Sicilia). Planimetria generale (elaborazione grafica da Mertens, 2006).

Selinunte (Sicilia). Planimetria generale (elaborazione grafica da Mertens, 2006).

I santuari nell’agorà di Mégara Hyblaîa evidenziano però anche il significato sacrale del centro civico della pólis, tanto che il suo confine può essere segnalato da hòroi esattamente come un témenos; soprattutto nelle città coloniali l’agorà ospita infatti un herōon dedicato all’eroe fondatore, ma il culto stesso giustifica e accompagna con il sacrificio le attività politiche; in quest’ambito si inquadra la presenza del focolare sacro di Hestia all’interno del prytanḗion, iniziale nucleo di aggregazione nel quale si riconosce la comunità civica; gli edifici per banchetti rituali (hestiatória), identificati ai margini delle agoraì di Selinunte e forse di Mégara Hyblaîa, potevano assolvere a occasioni diverse, ma sempre a esigenze di questo tipo. Ad Atene, il complesso noto come edificio F, sul margine orientale dell’agorà del Ceramico, da un momento imprecisato diviene probabilmente il prytanikòs oîkos, una struttura destinata ad accogliere alcune delle attività istituzionali dei pritani, i magistrati che presiedevano le riunioni del consiglio cittadino, la boulḗ.

Mégara Hyblaîa (Sicilia). Planimetria dell’agorà, fase della fine del VII secolo a.C. (elaborazione grafica da Mertens, 2006).

Mégara Hyblaîa (Sicilia). Planimetria dell’agorà, fase della fine del VII secolo a.C. (elaborazione grafica da Mertens, 2006).

Nel progressivo processo di specializzazione delle funzioni, l’agorà, come luogo della vita civica, aggrega infatti lungo i suoi margini gli edifici funzionali allo svolgimento delle attività politiche dipendenti dal regime stesso della pólis, o può costituire essa stessa il luogo dell’assemblea cittadina, l’ekklēsía, che nell’abitato arcaico si svolge nello spazio libero della piazza, prima che si formi un tipo edilizio dedicato, l’ekklēsiastḗrion. Di quest’ultima tipologia un esempio è quello della colonia achea di Metaponto, costruito nell’agorà alla fine del VII secolo ancora con materiali deperibili e che nella ricostruzione della metà del secolo successivo viene organizzato con due terrapieni di pianta semicircolare, sostenuti da un muro di contenimento (análēmma); sulle due pendenze, contrapposte ai lati di uno spazio centrale, potevano prendere posto i partecipanti all’assemblea. L’edificio metapontino costituisce l’esempio più antico di un tipo di cui gli sviluppi più recenti sono rappresentati dall’ekklēsiastḗrion circolare nell’agorà di Poseidonia. In questo come in altri casi le fasi più antiche sono state certamente costruite con materiali deperibili, come le impalcature lignee (ìkria) sistemate provvisoriamente attorno a uno spazio centrale dell’agorà di Atene, l’orchḗstra, luogo dedicato in questo caso a rappresentazioni sceniche legate a particolari festività. Lo spazio libero dell’agorà può inoltre ospitare in particolari occasioni agoni sportivi: nell’agorà di Corinto come in quella di Argo è attestata l’esistenza di piste per gare atletiche svolte durante specifiche cerimonie religiose e a Gortina di Creta il termine stesso di “corridori” (dromeîs) indicava e distingueva i cittadini di pieno diritto dagli altri. La piazza principale della pólis, quindi, è anche il suo cuore vitale e il suo simbolo civico; sacra e inviolabile, ospita culti e cerimonie, eroici e divini, che diventano occasione aggregativa della dimensione politica, sempre più emergente e consapevole.

Metaponto (Basilicata). Pianta della seconda fase dell’ekklēsiastḗrion dell’agorà (da Lippolis, Livadiotti, Rocco, 2007; elaborazione grafica da Mertens, 2006).

Metaponto (Basilicata). Pianta della seconda fase dell’ekklēsiastḗrion dell’agorà (da Lippolis, Livadiotti, Rocco, 2007; elaborazione grafica da Mertens, 2006).

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