Note sul medaglione di Ticinum

di Bruno Bleckmann, relazione al convegno internazionale di studio Costantino il Grande. Alle radici dell’Europa, 19 aprile 2012 (in Zenit.org).

1. Introduzione 

La situazione delle fonti determina che siano sempre le stesse testimonianze ad essere presentate e discusse in relazione alla svolta politico-religiosa di Costantino dopo la battaglia presso il ponte Milvio. A questo materiale documentario fondamentale appartiene il celebre medaglione d’argento che mostra Costantino con il cristogramma sull’elmo ed è noto in tre esemplari provenienti da tre diversi conii. È stato Alföldi ad illustrare l’importanza, che questa moneta riveste per la storia della svolta costantiniana. Nel secondo dei suoi articoli dedicati al medaglione egli però attribuisce alla testimonianza un onere della prova enorme: «il cristogramma sull’elmo dell’imperatore e lo scettro a forma di croce sul medaglione d’argento … dell’anno 315 sono già per sé una testimonianza perentoria della pubblica confessione della fede cristiana da parte di Costantino, così ferma e così sicura, come ve ne sono poche per svolte storiche così drammatiche». Successivamente, negli anni cinquanta, Konrad Kraft ha descritto l’esemplare di Monaco pubblicato per ultimo, il quale presenta la realizzazione del cristogramma di gran lunga più distinta. Kraft ha utilizzato le testimonianze di questo conio per prendere risoluta posizione contro la “liquidazione” della visione costantiniana operata da Henri Grégoire e la sua scuola. Kraft vide nel programma iconografico del medaglione la prova che il racconto cristiano della visione esisteva già prima di Lattanzio e che Costantino stesso fece documentare l’esistenza di tale racconto della visione con il cristogramma sul suo elmo.

Da allora il dibattito procede a ondate, ora se ne riconosce la forza argomentativa, ora essa viene sminuita. Se in un dibattito lungo oltre sessant’anni non è stata trovata una soluzione realmente convincente e un’interpretazione dei problemi relativi al medaglione di Ticinum, ciò è dovuto alla generale insolubilità della questione costantiniana, ma anche alla polivalenza di significati del reperto numismatico. Di seguito presenteremo in una sintesi concisa alcune questioni ancora aperte e altre ormai chiarite relative a questa moneta così importante per la ricerca costantiniana.

 

2. La discussione sulla data e sul luogo della coniazione: Ticinum 315

 

Costantino. Medaglione d’argento, Ticinum 315 d.C. D – Costantino, elmato e paludato, con trabea, elmo e globo, con Vittoria che lo incorona, e un cavallo sulla sinistra (IMPCONSTANTINVSPFAVG).

Costantino. Medaglione d’argento, Ticinum 315 d.C. D – Testa di Costantino elmata e paludata, con trabea, elmo e globo; testa di cavallo sulla sinistra (IMPCONSTANTINVSPFAVG).

Ritengo che sia fallito il tentativo di escludere il medaglione dalla discussione sulla svolta politica-religiosa avvenuta dopo il 312 attraverso una datazione più tarda e di collocarlo cronologicamente in un periodo, per il quale non si possa più mettere in dubbio un chiaro avvicinamento di Costantino alla Chiesa cristiana fino al punto di una professino di fede – non importa come essa vada interpretata – ad esempio come fa Bernardelli in un periodo dopo il 324, o von Schönebeck almeno in un periodo nel quale si inasprì lo scontro politico-religioso con Licinio.

Già la composizione con la sua tematica romana indica che la moneta è stata coniata poco dopo la conquista da parte di Costantino dell’Italia e le zecche di Massenzio. La data precisa del conio è stata accertata da Alföldi e Kraft con argomentazioni difficilmente contestabili. Le raffigurazioni frontali sono opera di un esperto incisore, il quale ha operato prima a Roma e Ostia, ma fu poi attivo dal 313 a Ticinum. Contemporaneamente alla rappresentazione quasi frontale di Costantino con l’elmo venne coniata una serie di solidi chiaramente riconducibili alla zecca di Ticinum i quali raffigurano Costantino frontalmente con il nimbus. Parallele alla rappresentazione del rovescio del medaglione con una scena di adlocutio, tali scene di adlocutio sono raffigurate inoltre anche in oro. Il gruppo di esemplari più particolarmente affini dal punto di vista stilistico al medaglione d’argento viene datato con sicurezza all’anno 315 grazie al legame con un conio che celebra l’inizio del quarto consolato di Costantino. Il medaglione rientra evidentemente in una serie di conii celebrativi, che furono commissionati per i decennali di Costantino.

Un’ulteriore argomentazione a favore del conio a Ticinum viene addotta da Maria R.-Alföldi sulla base del confronto con un solido oramai perduto della collezione di Breslavia che presentava le lettere identificative di conio SMT e che mostrava Costantino con il medesimo elmo, come il celebre medaglione.

Le probabili circostanze di ritrovamento non inficiano la datazione e lìattribuzione a Ticinum. Le monete sono state ritrovate singolarmente. Poiché gli esemplari coniati in puro argento e relativamente pesanti non erano in alcun modo mezzi regolari di pagamento, ma venivano consegnati a dignitari militari e civili quali regali in metallo nobile similmente a quanto avveniva successivamente con i pesanti miliarenses, dobbiamo presupporre che siano stati ritrovati nel contesto di tesori aurei. Poiché essi furono venduti senza alcuna indicazione riguardo al contesto di ritrovamento, risulta impossibile ottenere informazioni relative al primo proprietario. È tuttavia piuttosto sicuro che l’esemplare di Monaco provenga dall’area balcanica, dove finì sotto terra poco dopo esser stato coniato.

Proprio il luogo di ritrovamento nei Balcani di una moneta proveniente da Ticinum è pienamente compatibile con le vicende di Costantino: nel 316 Costantino entrò in guerra con Licinio e occupò l’Illyricum, dove soggiornò con la corte e l’esercito in modo durevole sino al 324. Esemplari del medaglione coniato nel 315 con la sua tematica militare possono essere stati portati nell’Illyricum da un officiale al seguito di Costantino.

L’unica possibilità di datazione alternativa che merita di essere discussa, poiché anche questa sarebbe conciliabile con la provenienza dai Balcani degli esemplari scoperti, presuppone che la moneta sia stata impressa nella zecca di Siscia. Una rappresentazione frontale di Costantino con il nimbus venne coniato in un multiplo aureo di Siscia, il quale mostra evidenti somiglianze con l’esempio di Ticinum. Poiché gli imperatori della tarda antichità portavano con sé nei loro spostamenti i loro thesauri con il relativo apparato, incisori della zecca di Ticinum potrebbero aver accompagnato l’imperatore nell’Illyricum, tanto più che là la coniatura in oro cessa intorno al 317. Una migrazione dei migliori artigiani, che è stata presupposta per le somiglianze fra Roma e Ticinum, potrebbe chiarire le somiglianze fra Ticinum e le zecche illiriche per il periodo successivo al 316/317.

 

3. La moneta nel contesto delle ulteriori testimonianze numismatiche sulla politica di Costantino dal 312 al 315/316.

 

Nel tentativo di delineare le testimonianze fornite dai conii sulla politica di Costantino a partire dal 312 bisogna prendere in considerazione in primo luogo le coniazioni in metalli preziosi. In generale si può infatti ammettere che il conio eseguito nel comitatus dell’imperatore reagisse meglio e con più immediatezza alle circostanze rispetto alla decentrata coniazione in bronzo, per la quale nuovi temi iconografici sono talvolta il risultato di una riforma monetaria, di una definizione del rapporto fra bronzo e metallo prezioso. Le coniazioni in metallo nobile devono inoltre essere poste in relazione a grosse donazioni che avvenivano per ragioni dinastiche e politiche e per le quali si può per ciò presumere l’esistenza di un legame contenutistico fra nuove effigi di moneta e l’occasione del donativo.

Costantino. Nummus, Roma 313 d.C. Æ 0,8 gr. R – SAPIENTIAPRINCIPIS, altare sormontata da una civetta, scudo e lancia.

Costantino. Nummus, Roma 313 d.C. Æ 0,8 gr. R – SAPIENTIAPRINCIPIS, altare sormontata da una civetta, scudo e lancia.

Le aspettative di ritrovare nelle effigi di moneta precisi riferimenti agli eventi della storia dovrebbero essere tuttavia attenuate. Per quanto riguarda i successi contro nemici esterni la novità delle sue vittorie sui Germani vengono certamente sottolineate, nonostante tutte le convenzioni nel linguaggio figurato, attraverso riferimenti chiaramente attualizzanti: sulle monete vengono celebrate vittorie sulle regioni sino ad allora sconosciute della Francia e Alamannia. Nelle monete con riferimenti alla politica interna e alla celebrazione della vittoria nella guerra civile manca al contrario questo piano dell’esplicito. Persino l’interpretazione del serpente sconfitto raffigurato sulla moneta SPES·PVBLICA di Costantinopoli quale tirannide di Licinio è inficiata da numerose incertezze. Le effigi per la vittoria su Massenzio per la loro dipendenza da temi e cliché già noti, che erano accessibili alla perizia dell’incisore, non accantonano accadimenti e aspettative attuali, ma d’altra parte non li traducono sempre immediatamente o con un linguaggio chiaro.

Partendo da questi presupposti, si può certamente tentare un`interpretazione delle monete impresse fra il 312 e il 315. Un gruppo di conii provenienti da Roma e Ostia è stato coniato immediatamente dopo la vittoria su Messenzio. Si tratta di monete, sulle quali come sull´arco trionfale, Costantino viene celebrato come liberatore e fondatore della pace e il suo esercito gallico viene elogiato: LIBERATORI·VRBIS·SVAE, FVNDAT·PACIS, VIRT·EXERCIT·GALL. Tuttavia insieme con queste monete vengono coniate numerose altre monete nelle quali i riferimenti alla vittoria non sono così chiaramente visibili: SOLI·INVICTO·COMITI, MARTI·CONSERVATORI, HERCVLI·VICTORI; GENIO·POPVLI·ROMANI.

Al contempo la coniatura costantiniana non smette di celebrare la vittoria su Massenzio, acquisendo i motivi della coniatura di Massenzio, che pone sempre in primo piano i rapporti particolari fra Roma e Massenzio, e utilizzandoli per la rappresentazione dei rapporti tra Roma e il suo salvatore Costantino. Ciò risulta evidente in una moneta di bronzo coniato presumibilmente nel 313 recante la legenda RECVPERATORI·VRB·SVAE. Similmente un conio PAX·AETERNA·AVG·N proveniente da Ostia, che sottolinea la particolare coesione fra Massenzio, l’esercito e Roma, venne variata a Ticinum e Treviri per Costantino e reinterpretata in modo da evidenziare il suo legame con la Pax e Roma. Anche il medaglione di Ticinum deve essere annoverato per alcuni dettagli (adozione sullo scudo della lupa capitolina, scena di adlocutio) in questa tipologia di revisione dei motivi della coniatura di Massenzio.

Costantino. Follis, Roma 314-315 d.C. Æ 3,53 gr. R – SOLIINVICTOCOMITI, statua del Sole stante verso sinistra, con globo e lancia. R sopra, X in basso a sinistra, F in basso a destra. RP in exergo.

Costantino. Follis, Roma 314-315 d.C. Æ 3,53 gr. R – SOLIINVICTOCOMITI, statua del Sole stante verso sinistra, con globo e lancia. R sopra, X in basso a sinistra, F in basso a destra. RP in exergo.

Al contesto della celebrazione della vittoria nella guerra civile appartiene inoltre il conio SPQR·OPTIMO·PRINCIPI realizzato nelle zecche di Roma, Ostia, Ticinum e Treviri, che mostra tre insegne militari piantate. In questa moneta si può innanzitutto notare un`allusione al culto, ancora curato da Costantino, delle insegne militari delle truppe che gli avevano assicurato la vittoria del 312. Il riferimento al trionfo del 312 viene però complicato dal riferimento al modello storico. È infatti noto che le monete costantiniane siano la copia esatta del modello traianeo. Una tale moneta sottolinea la legittimità del nuovo optimus princeps, la cui cura e forza militare ha liberato Roma dalla tirannia di Massenzio. Il messaggio è paragonabile a quello dell’arco di Costantino, sul quale il senato e il popolo (SPQR) tributano a Costantino la propria riconoscenza per aver liberato la città con il suo esercito e iustis armis. La sollecita salvezza della città rende Costantino un optimus princeps, che emula e persino supera Traiano. Come è noto anche altri indizi rimandano all’imitazione di Traiano legata al successo del 312, quali la nuova pettinatura dell’imperatore, come pure forse l`incorporazione delle spoglie dei monumenti traianei nel programma iconografico dell’arco di Costantino o la presunta occupazione del foro di Traiano con motivi costantiniani. Il conio SPQR·OPTIMO·PRINCIPI è però la più chiara testimonianza di questa imitatio Traiani.

Alla luce dell’adozione delle formule traianee si deve interpretare probabilmente anche un conio in oro proveniente da Arles, che in un primo momento si potrebbe facilmente collegare, per il suo insolito programma, a una dichiarazione politico-religiosa, cioè la moneta risalente al periodo di ri-orientamento politico-religioso, che celebra la PRINCIPIS·PROVIDENTISSIMI·SAPIENTIA e mostra una civetta con altri attributi di Minerva e che venne coniata ad Arelate, assai probabilmente da incisori trasferiti dalla zecca di Ostia. Questa moneta deve essere analizzata in combinazione con un conio, che celebra la VIRTVS·AVGVSTI e mostra un grosso leone, sul quale è visibile una clava posta di traverso. Bruun parte dal presupposto, che in questo conio perdurino ancora i ricordi dei motivi della dinastia tetrachica-erculea coltivati a Ostia.

Ora anche per regno di Traiano sono noti dei conii che mostrano leoni o pelle di leone in combinazione con una clava rivolta verso il basso. Nel disegno più recente di tutte le coniazioni traianee viene certamente riconosciuta nella rappresentazione della colonna con la civetta una contraffazione moderna. La combinazione di clava di Ercole e civetta di Minerva viene riscontrata però anche in quadranti dell’epoca traianea. L’imitazione attraverso i conii provenienti da Arles di un modello traianeo probabilmente scomparso rimane quindi una probabile possibilità interpretativa, che in ogni modo esclude qualsiasi riferimento ad attuali scelte politico-religiose di Costantino.

Immediatamente dopo la vittoria su Massenzio, Costantino e Licinio si incontrarono a Milano, dove fu celebrato il matrimonio fra Licinio e Costanza e cementata l’alleanza contro Massimino Daia. La cerimonia di Milano è la conseguenza del successo conseguito precedentemente con la vittoria al ponte Milvio, con la quale Licino riconosce il primo posto di Costantino nel collegio degli imperatori. Il grosso medaglione, che celebra l’ADVENTVS·AVGG, quindi l’arrivo e l’incontro di entrambi gli imperatori e che richiama l’attenzione sul rango preminente di Costantino con la legenda INVICTVS·CONSTANTINVS·MAX·AVG, viene posto solitamente in relazione con il soggiorno a Milano. Ma dalla moneta non è possibile evincere alcun riferimento all’accordo suggellato in quest’occasione dai due imperatori a favore del Cristianesimo o addirittura una professione di fede da parte di Costantino; al contrario Costantino viene rappresentato proprio in questa moneta con il nume tutelare Sol.

Costantino. Nummus, Roma 337-340 d.C. Æ 1,5 gr. R – VIRTVSAVGVSTI, figura dell’imperatore stante, con lancia e scudo.

Costantino. Nummus, Roma 337-340 d.C. Æ 1,5 gr. R – VIRTVSAVGVSTI, figura dell’imperatore stante, con lancia e scudo.

Nei conii presentati è certamente possibile rilevare o motivare i riferimenti alla vittoria del 312 e ai suoi effetti immediati, anche se essi rimangono in ogni caso sottili e sicuramente non esplicitano alcuna testimonianza su decisioni politico-religiose. Nelle monete coniate in occasione dei decennali del 315, che offrono il contesto immediato del medaglione, non è in alcun modo possibile rilevare il riferimento al successo nella guerra civile – a differenza dell’arco del 315, che richiama chiaramente alla memoria gli avvenimenti del 312. In primo piano è visibile la presentazione del carismatico e vittorioso dominatore del mondo. Sol invictus compare chiarissimamente, per esempio nei doppi ritratti, quale nume tutelare del sovrano. Le testimonianze dei conii dei decennali potrebbero essere comprese come formulazione di una rivendicazione di autocrazia rivolta contro Licinio. Soprattutto le monete coniate per quest’occasione, che mostrano Costantino stante frontale col nimbus e in posizione ieratica e che sono particolarmente collegate dal punto di vista tipologico al medaglione d’argento, associano il tema della vicinanza al dio del Sole con la celebrazione della continuità e della felicità del regno di Costantino. Sulla moneta recante sul verso la legenda GAVDIVM·ROMANORVM un trofeo con prigionieri seduti celebra la vittoriosità di Costantino, raffigurato sul dritto stante frontale in trabea e con una victoriola sul globus che lo incorona, con la legenda IMP·CONSTANTINVS·P·F·AVG. Una moneta, che data tutta la serie per la legenda P·M·TRIB·POT·CONS·III·P·P·PROCOS sul rovescio, mostra sul diritto un’identica rappresentazione. Sul rovescio Costantino è raffigurato sulla sedia curule, sul dritto nuovamente col nimbus e la victoriola che lo inghirlanda. Una terza rappresentazione di Costantino nimbato lo effigia soltanto con il globus e la destra alzata e esprime in maniera particolarmente chiara nella legenda del verso e nella figura la continua vittoriosità. Essa mostra Costantino in trabea insieme con una figura femminile cinta di corona turrita e con Victoria, che tiene una corona sul capo. La legenda recita VICTORIOSO·SEMPER. Un altro conio della serie di monete, in cui egli è rappresentato frontale e nimbato, celebra con motivi di Eroti cortesi e noti dall’affresco della volta di Treviri i FELICIA·TEMPORA cominciati con Costantino. Se il medaglione d’argento con la sua tematica legata alla città di Roma e i suoi rimandi alle monete di Massenzio richiama la vittoria del 312, possiede però indubbiamente una certa peculiarità, per quanto riguarda questo riferimento in confronto ai restanti conii del 315.

Come bilancio si può rilevare che le monete coniate dal 312 al 316, che in parte variano monete di Massenzio, in parte inventano nuove tematiche, costituiscono un sottile commento alla guerra civile e alla rivendicazioni autocratiche di Costantino collegate ai decennali. Non sono riscontrabili nelle monte impresse fra il 312 e il 316, se si ignora il caso eccezionale del medaglione, riferimenti a decisioni in favore del cristianesimo da parte di Costantino e in generale alla politica religiosa.

 

4. Motivi singoli sulla moneta

 

Mosaico parietale dal soffitto della volta del Mausoleo degli Iulii. Cristo nelle vesti di Sol Invictus guida il carro (dettaglio). Fine III secolo d.C. dalla Necropoli vaticana.

Mosaico parietale dal soffitto della volta del Mausoleo degli Iulii. Cristo nelle vesti di Sol Invictus guida il carro (dettaglio). Fine III secolo d.C. dalla Necropoli vaticana.

È già stato fatto notare che sul medaglione d’argento compaiono elementi del repertorio familiare a Ostia e Roma: questo riguarda la stessa rappresentazione frontale, ma anche la rappresentazione del busto con elmo e cavallo come per la rappresentazione della lupa capitolina sullo scudo. Questo motivo compare già sullo scudo della Roma rappresentata sul basamento della colonna di Antonino Pio. Sulle monete compare per la prima volta sullo scudo dell’imperatore Probo. Il valore simbolico non risiede esclusivamente nel riferimento a Roma, ma all’aeternitas della fondazione di Romolo e Remo. Ha perciò una qualità cosmica. Non solo Roma, anche il regno di Costantino stesso poteva rivendicare continuità. L’idea dell’Aeternitas Augusti viene variata in una sorprendente legenda di un medaglione eneo coniato a Treviri, nel quale l’imperatore stesso viene definito perpetuus: VICTORIAE·LAETAE·PRINCIPIS·PERPETVI.

Il punto focale di tutti i dibattiti è la rappresentazione del cristogramma sull’elmo. Il cristogramma è il simbolo scelto da Costantino della sua personale e duratura vittoriosità. I cristiani interpretarono questo simbolo che essi stessi non utilizzavano ancora e che venne evidentemente coniato nella cerchia di Costantino come le iniziali del nome di Cristo. Costantino stesso abbracciò in ogni caso questa interpretazione, subito dopo essersi dichiarato in maniera univoca. Si possono fare solamente congetture su un eventuale significato cosmico a sua volta racchiuso originariamente del simbolo che può essere variamente interpretato anche come stella a sei raggi fino ad arrivare ad associazioni con la croce ansata o altre interpretazioni. Per poter contestualizzare il medaglione di Ticinum si deve in conclusione osservare che il cristogramma non riappare più nelle monete posteriori come coccarda sull´elmo, ma solo sulla calotta stessa dell’elmo come evoluzione del segno zodiacale. Il già menzionato pezzo gemello in oro del medaglione, il perduto solidus di Breslavia mostra sì l’imperatore frontalmente e con l’elmo, ma senza cristogramma. Dal punto di vista tematico esso rimanda esclusivamente alla vittoriosità di Costantino, senza ricordare l’ausilio del dio cristiano. Stranamente fu proprio questa rappresentazione priva di qualsiasi connotazione religiosa a divenire modello delle coniazioni per i tricennalia di Costanzo II, che mostrano l’imperatore stante di fronte con elmo e lancia e che ebbero un grande influsso.

La legenda SALVS·REI·PVBLICAE si accorda alla rappresentazione di Costantino, come mostra il simbolo aeternitas sullo scudo e il cristogramma sull’elmo, di salvatore della res publica militarmente energico, che agisce con il sostegno divino e la cui azione assicura la continuità e la salvezza dello Stato romano. La legenda non ha qui alcuna connotazione dinastica, diversamente da un uso altrimenti attestato, che sottolinea la salvaguardia del bene pubblico attraverso la discendenza imperiale; essa mostra l’optimus princeps forte militarmente che agisce per il bene dello Stato. La legenda SALVS·REI·PVBLICAE non compare per combinazione su un conio, che ritrae Costantino, il nuovo Traiano, sul nuovo ponte sul Danubio presso Oescus, mentre egli protegge il mondo civilizzato dai barbari del Danubio. Le coniazioni di Vetranio, che mostrano l’imperatore come SALVATOR·REI·PVBLICAE con lo stendardo del cristogramma e la lancia, chiariscono ciò che si vuole esplicitare: lo Stato viene preservato dalla vittoriosità del sovrano carismatico.

Elmetto romano crestato e tempestato di pietre preziose. Dal cosiddetto «Tesoro di Berkasovo», primo quarto del IV secolo d.C. Muzej Vojvodine di Novi Sad.

Elmetto romano crestato e tempestato di pietre preziose. Dal cosiddetto «Tesoro di Berkasovo», primo quarto del IV secolo d.C. Muzej Vojvodine di Novi Sad.

Nell’accentuazione degli aspetti militari del potere assoluto colpisce, in corrispondenza dell’importanza della cavalleria pesante nell’esercito, l’enfatizzazione dell’elemento dei cavalieri. Il motivo del cavallo condotto a briglia compare già nelle coniazioni di Probo o di Massimiano, per i quali dobbiamo presupporre una simile rilevanza della cavalleria nei loro eserciti. Il rapporto speciale con la cavalleria diviene però evidente soprattutto nella scena di adlocutio, nella quale Costantino, diversamente dal modello originale, si rivolge non solo ai fanti ma anche ai cavalieri. Qui sono rintracciabili analogie con altre coniazioni: i multipla provenienti da Nicomedia risalenti al periodo dopo il secondo conflitto celebrano l’EQVES·ROMANVS e mostrano un eques a cavallo. Poiché egli viene rappresentato con la destra alzata, si deve ritenere si tratti dell´imperatore stesso, che qui rimanda al suo speciale attaccamento alle truppe di cavalleria più che a antiche tradizioni romane. Un singolo cavaliere si trova sullo scudo del solidus di Breslavia. Solitamente nel caso di simboli sullo scudo si deve pensare a raffigurazioni connotate in senso religioso, ad allusioni a numi tutelari. Rimane incerto se la raffigurazione assai comune di un cavaliere sullo scudo consenta o meno una tale interpretazione. Potremmo scorgerne un indizio nel racconto di Zonara dei prodigi verificatisi nelle battaglie di Costantino. Zonara racconta l’apparizione piuttosto singolare di un cavaliere che venne interpretata in chiave cristiana: «Si narra che nella battaglia contro di lui (Licinio) o in quelle contro Massenzio Costantino vide un cavaliere armato, che recava invece di uno stendardo il segno di una croce e avanzava dinanzi al suo spiegamento di battaglia». A questo racconto prodigioso Zonara ne aggiunge un secondo, nel quale riferisce le azioni di due giovani apparsi a Costantino nell’atto di combattere al suo fianco: «ed egli vide nuovamente ad Adrianopoli due adolescenti, che batterono le fila dei nemici». Dal succinto riassunto dell’autore bizantino non si evince tuttavia se questi adolescenti fossero a cavallo. In rapporto con la tematica romana del medaglione di Ticinum ed il risalto dato alla tematica equestre si ricavano comunque indizi che la stilizzazione di Costantino come eroe equestre possa indurre a prendere in considerazioni legami con i Dioscuri (rappresentati con i loro cavalli in una straordinaria moneta dell’epoca massenziana), verso i quali l’imperatore nutriva una particolare venerazione ancora percepibile nel progetto di costruzione di Costantinopoli.

Un ulteriore problema interpretativo è rappresentato dall’oggetto che Costantino reca nella mano sinistra sullo scudo, mentre con la destra tiene la briglia del proprio cavallo (questo secondo elemento compare anche in altre monete, e ciò consente di escludere qualsiasi legame con un peculiare carattere di insegna della briglia del cavallo). Andreas Alföldi ha interpretato l’insegna come uno scettro crociato, Maria R. Alföldi invece come estremità di una lancia puntata verso il basso. L’ipotesi dello scettro a forma crociato sarebbe da escludere, in quanto il raddoppiamento delle sfere (globus piccolo e grande) non sarebbe plausibile, giacché uno scettro non potrebbe essere tenuto nella mano sinistra accanto allo scudo ecc. Il medaglione mostrerebbe il momento «nel quale Costantino, giunto al piazzale dell’appello, è appena smontato da cavallo, azione per la quale si aiuta con la lancia rovesciata». R. Göbl ha confutato la tesi di Maria R. Alföldi in una dura risposta e facendo riferimento al fatto che le estremità delle lance rovesciate sulle monete non hanno sfere di differente, ma di eguale grandezza. Egli rimanda ad esempi posteriori di scettri crociati, che uniscono un globus ad una croce. Il dibattito riguardante l’oggetto tenuto da Costantino ha ricevuto ulteriore vigore dal ritrovamento a Roma di parti di uno scettro, che è stato attribuito in modo forse precipitoso a Massenzio. Sulla base di questi ritrovamenti Ehling ha di nuovo interpretato la barra trasversale come un disco, che non sarebbe stato, come afferma R.-Alföldi, parte della terminazione di una lancia, ma un elemento dello scettro, proponendone una ricostruzione. In ciò egli tralascia le argomentazioni addotte da Göbl, che, cioè, un incisore scrupoloso sarebbe stato ovviamente in grado di rappresentare prospetticamente un disco di traverso.

G. Rava, Costantino e un centurione di Massenzio negoziano prima della battaglia di Ponte Milvio.

G. Rava, Costantino e un centurione di Massenzio negoziano prima della battaglia di Ponte Milvio.

Entrambe le interpretazioni conducono a sicure aporie. L’interpretazione dell’oggetto come scettro crociato presuppone che si tratti della rappresentazione sperimentale di una nuova insegna che non trova alcun riscontro nelle successive raffigurazioni dell’imperatore. Là, dove in epoca teodosiana lo scettro crociato è stato ulteriormente sviluppato, non compare mai una combinazione in cui la sfera si trovi sopra il simbolo della croce e occupi per così dire lo spazio del braccio superiore della croce. Se proprio il globus svolge un qualche ruolo, esso si trova sotto la struttura della croce. È problematico se lo scettro crociato potesse essere tenuto nella mano sinistra sopra lo scudo. Si deve inoltre far presente che nelle altre rappresentazioni, nelle quali Costantino stringe uno scettro, egli viene ritratto in trabea. Questo vale, come pare, anche per rappresentazioni di scettri a forma di croce risalenti all’epoca teodosiana, mentre le rappresentazioni in abiti militari mostrano l’imperatore con la lancia sulla spalla. In ogni caso si dovrebbe esaminare quale funzione nel cerimoniale abbia rivestito la combinazione fra scettro e abiti militari. Si potrebbe ricercare la risposta nell´ambito della cerimonia dell’adventus. Paragonabile sarebbe ad esempio la rappresentazione sul verso di un solido proveniente da Antiochia, che venne coniato per l’arrivo dell’imperatore previsto per il 325 recante la legenda ADVENTVS·AVGVSTI N, sul l’imperatore tiene chiaramente non già una lancia, come ritiene Bruun, ma piuttosto una sorta di lungo scettro (baculus), il cui disegno è stato sviluppato probabilmente attenendosi ai modelli dello scettro per i trionfi.

Per ciò bisogna considerare anche alternative: la rappresentazione della statua che Eusebio descrive nella sua storia ecclesiastica, indica un’insegna militare, che viene interpretata come simbolo di salvezza, così come in generale nelle rappresentazioni di Costantino la croce e l’insegna (signum) vengono messe in relazione, mai però una croce e uno scettro. L’imperatore viene rappresentato con l’insegna portatrice di vittoria sulla celebre moneta di Vetranio, dalla quale emerge chiaramente che non il cristogramma deve portare la vittoria, ma il signum, l’insegna prodigiosa e magica. Costantino si mostra con il signum prodigioso, che altrimenti reca il cristogramma, su una coniazione di Siscia. Una tale insegna su un busto, che mostra l’imperare loricato e dotato di elmo con una lancia poggiata sulle spalle o portata in avanti, potrebbe sostituire per quanto riguarda la funzione questa lancia.

Per interpretare l’emblema portato dall’imperatore come insegna militare, l’oggetto visibile sopra l’asta trasversale dovrebbe essere identificato non con una sfera, ma con un disco. Questa esegesi viene resa plausibile dai paralleli con un conio di Valentiniano II. L’oggetto, che deve essere interpretato non come uno scettro, ma come un`insegna militare simile ad un giavellotto, mostra al di sopra dell`asta trasversale un oggetto, che si lascia interpretare come un disco con il monogramma di Cristo. La configurazione, per la quale il cristogramma non viene mostrato sul drappo del vexillum, ma come disco al di sopra del vexillum, corrisponde al grandi linee alla descrizione di Eusebio (VC 1, 31, 1): «un’alta picca rivestita d’oro aveva un’asta trasversale così da creare la forma di una croce. Sul sommo di tutto era fissata una corona intrecciata con pietre preziose e oro, sulla quale due elementi, che alludevano al nome di Cristo, indicavano il nome del Salvatore con le iniziali la lettera rho veniva intersecata al centro dal chi. Successivamente l’imperatore era solito portare queste lettere sull’elmo».

Come tutte le interpretazioni anche questa non è del tutto convincente. In particolare deve essere certamente chiarito perché non si possa riconoscere nella rappresentazione il drappo della bandiera descritto da Eusebio in modo minuzioso ma con dettagli anacronistici. Il rovescio del medaglione è qui forse illuminante. Sul labaro con il drappo della bandiera a cui si è accennato sono visibili tuttavia l´asta e la barra davanti al drappo. Forse la rappresentazione del medaglione fu ispirata dall´interpretazione privilegiata dai cristiani, che, cioè, sull´insegna militare l´intersezione (nella forma di una croce) fra barra e asta fosse l´elemento centrale. Potrebbe egualmente pensare ad una ispirazione della forma di un tropaeum (vid. Nr. 8). In ogni caso la rappresentazione del nuovo labaro portatore di vittoria immediatamente prima del conflitto con Licinio – per il quale poi l’efficacia del labaro fu sottolineata espressamente nei racconti dell’imperatore – apparirebbe più comprensibile su una moneta in occasione dei decennali che uno scettro crociato in seguito non più utilizzato.

 

Peter Connolly, Battaglia di Ponte Milvio. I cavalieri di Costantino (dettaglio).

Peter Connolly, Battaglia di Ponte Milvio. I cavalieri di Costantino (dettaglio).

5. Riassunto

 

I decennali del 315, che costituiscono ancora lo sfondo interpretativo del medaglione di Ticinum, collegano il giubileo dell’imperatore al ricordo della vittoria del 312 e alla previsione di nuove sfide che il crescente attrito con Licinio lasciava presagire. Entrambi i temi – il ricordo e il programma per il futuro imminente – sono interconnessi: il ricordo della vittoria contro Massenzio e della presa di possesso dell’Italia acquistò nuova attualità in un’epoca, nella quale i due sovrani lottavano per la divisione dell’Impero romano e nella quale Licinio, in quanto sovrano delle redditizie provincie orientali e del serbatoio di reclute illiriche, aveva un peso pericolosamente maggiore. In questa situazione Costantino fece rievocare la sua vittoria del 312 con riferimenti alla città di Roma, non soltanto sull’arco di Costantino, ma anche sul medaglione coniato in occasione della celebrazione dei decennali. In modo programmatico su una moneta coniata in argento quale dono per gli ufficiali della cavalleria che simpatizzavano per il cristianesimo fu annunciato in riferimento ai conflitti imminenti, che la salvezza dello stato romano poteva essere garantita da Costantino, dai suoi cavalieri e dalle sue armi, efficaci grazie al sostegno divino, e dell´insegna militare.

 

Bibliografia:

 

Alföldi A., Das Kreuzszepter Konstantins des Großen, «Schweizer Münzblätter» 4, 1954, pp. 81-86.

Alföldi M.R., Die constantinische Goldprägung. Untersuchungen zu ihrer Bedeutung für Kaiserpolitik und Hofkunst, Mainz 1963, 39 sq. e 211, nr. 652.

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Friedensburg F., Die antiken Münzen der Stadt Breslau, ZfN 13, 1886, pp. 120-124.

Kraft K., Das Silbermedaillon Constantins des Großen mit dem Christusmonogramm auf dem Helm, «Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte» 5-6, 1954-1955, pp. 151-178.

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Overbeck B., Das Münchner Medaillon Constantins des Große, «Mitteilungen der Österreichischen Numismatischen Gesellschaft» 45, 2005, pp. 1-15.

Von Schoenebeck H., Beiträge zur Religionspolitik des Maxentius und Constantin, Leipzig 1939.

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