Arnobio di Sicca

di G.B. CONTE, Da Costantino al Sacco di Roma (306-410), in Letteratura latina. Manuale storico dalle origini alla fine dell’Impero romano, Milano 2011, pp. 536-537.

 

Arnobio nacque in Africa, a Sicca Veneria, intorno alla metà del III secolo; fu maestro di scuola in quella città e si convertì al Cristianesimo piuttosto tardi, negli ultimi anni del secolo. Morì in età assai avanzata, intorno al 327.

La sua opera principale è l’Adversus nationes, in sette libri: essa fu scritta dopo le persecuzioni di Diocleziano, ricordate nella stessa opera, ma prima dell’editto di Milano, e dunque probabilmente fra il 305 e il 310. I primi due libri espongono la dottrina cristiana e respingono le accuse di chi imputava ad essa le recenti disgrazie dell’Impero; i libri dal III al V trattano le dottrine teologiche del politeismo, che vengono confutate negli ultimi due libri.

L’apologetica di Arnobio risente molto della violenza che caratterizza i primi scrittori cristiani della terra d’Africa: non è un caso che per la propria opera Arnobio abbia scelto un titolo che richiama molto da vicino quello del primo scritto di Tertulliano, l’Ad nationes. Ma Arnobio era anche un neofita, convertito solo in età adulta, se non addirittura alle soglie della vecchiaia, e anche per questo avvertiva più forte l’esigenza di polemizzare contro le cose in cui aveva creduto da giovane. La conversione recente si mostra, però, anche in alcune posizioni teologicamente assai discutibili, in grosse confusioni che vanno ben al di là di qualunque eresia, in una disinformazione che spesso sconfina nella vera e propria ignoranza. Su questi due binari, quello dell’aggressività antipagana e quello delle inesattezze dottrinali, si muove tutta l’opera, alternando pagine di elegante retorica (si ricordi che Arnobio insegnava nelle scuole) e bizzarre costruzioni fantastiche, che mescolano temi del Cristianesimo e teorie di quelle sette filosofiche e religiose che Arnobio voleva combattere.

Paris, Bibliothéque Nationale de Paris. Ms. gr. 139 (940-960 c.), Psalterio di Parigi, f. 435v. Il profeta Isaia mentre prega notte e giorno.

 

Il suo obiettivo principale era quello di mostrare l’errore delle dottrine neoplatoniche. Ma Arnobio doveva essere passato lui stesso attraverso queste esperienze, ed era rimasto condizionato dalle culture misteriche; grazie al suo mestiere, conosceva meglio i classici pagani che la Bibbia, da lui poco usata per quanto riguarda il Nuovo Testamento e addirittura criticata come favola giudaica per il Vecchio Testamento. Per Arnobio l’anima umana non era creata da Dio, ma da una specie di demiurgo, ad esso inferiore e perciò capace solo di creazioni imperfette, che fanno l’anima mortale, mentre l’immortalità è riservata soltanto ai buoni, per un successivo speciale intervento divino. Anche sul Cristo la posizione di Arnobio è assai strana: certamente inferiore al Padre, avrebbe soltanto una funzione di insegnamento. Ma quanto è insicuro sulla teologia cristiana tanto Arnobio è ben informato sul paganesimo, che critica con una carica ironica a volte gustosa, sempre letterariamente felice, e con un realismo da satira o da commedia che ricorda i migliori scrittori dell’età classica.

Con il suo tormentato e irrisolto percorso dal paganesimo al Cristianesimo, Arnobio ci rappresenta l’itinerario di molti uomini di cultura fra il III e il IV secolo, tra dubbi e persecuzioni, adesioni emotive ed ansie di ritorsione. Se è vero – come sembra – che l’Adversus nationes fu scritto da Arnobio per dimostrare la solidità dottrinaria della propria fede ad un vescovo che la metteva in dubbio, la lettura dei sette libri conferma che le preoccupazioni del buon vescovo non erano infondate: ma la circostanza occasionale di composizione che fu alla base dell’Adversus nationes ci ha consentito di disporre di un efficace ritratto delle complicate intersezioni tra vecchia e nuova fede, tra filosofia, misteri e teosofia.

Informazioni su Francesco Cerato

Alumnus dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Brescia). LT 10 - Lettere e Filosofia (Lettere classiche): 110/110 - Tesi in Epigrafia ed antichità romane; LM 14 - Filologia moderna (indir. storico-letterario): 110 e lode/110 - Tesi in Storia romana.
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3 risposte a Arnobio di Sicca

  1. Diemme ha detto:

    L’ha ribloggato su Scelti per voie ha commentato:
    Amo questo blog, che però non riesco a seguire come vorrei, essendo generalmente gli articoli lunghi ed impegnativi. Questo però mi ha colpito più degli altri, perché mi ha provocato un dejà vu: credo che meditare su quello che riportato in questo articolo ci possa anche illuminare sull’attuale situazione nostrana…

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