Dell’inutilità della pena di morte

Statua di Tyche con in braccio Pluto e la cornucopia. Arte ellenistica, II secolo d.C. Museo Archeologico di Istanbul.

Statua di Tyche con in braccio Pluto e la cornucopia. Arte ellenistica, II secolo d.C. Museo Archeologico di Istanbul.

[45, 1] «Ἐν οὖν ταῖς πόλεσι πολλῶν θανάτου ζημίαι πρόκεινται, καὶ οὐκ ἴσων τῷδε, ἀλλ᾽ ἐλασσόνων ἁμαρτημάτων· ὅμως δὲ τῇ ἐλπίδι ἐπαιρόμενοι κινδυνεύουσι, καὶ οὐδείς πω καταγνοὺς ἑαυτοῦ μὴ περιέσεσθαι τῷ ἐπιβουλεύματι ἦλθεν ἐς τὸ δεινόν. [2] Πόλις τε ἀφισταμένη τίς πω ἥσσω τῇ δοκήσει ἔχουσα τὴν παρασκευὴν ἢ οἰκείαν ἢ ἄλλων ξυμμαχίᾳ τούτῳ ἐπεχείρησεν; [3] πεφύκασί τε ἅπαντες καὶ ἰδίᾳ καὶ δημοσίᾳ ἁμαρτάνειν, καὶ οὐκ ἔστι νόμος ὅστις ἀπείρξει τούτου, ἐπεὶ διεξεληλύθασί γε διὰ πασῶν τῶν ζημιῶν οἱ ἄνθρωποι προστιθέντες, εἴ πως ἧσσον ἀδικοῖντο ὑπὸ τῶν κακούργων. Καὶ εἰκὸς τὸ πάλαι τῶν μεγίστων ἀδικημάτων μαλακωτέρας κεῖσθαι αὐτάς, παραβαινομένων δὲ τῷ χρόνῳ ἐς τὸν θάνατον αἱ πολλαὶ ἀνήκουσιν· καὶ τοῦτο ὅμως παραβαίνεται. [4] Ἢ τοίνυν δεινότερόν τι τούτου δέος εὑρετέον ἐστὶν ἢ τόδε γε οὐδὲν ἐπίσχει, ἀλλ᾽ ἡ μὲν πενία ἀνάγκῃ τὴν τόλμαν παρέχουσα, ἡ δ᾽ ἐξουσία ὕβρει τὴν πλεονεξίαν καὶ φρονήματι, αἱ δ᾽ ἄλλαι ξυντυχίαι ὀργῇ τῶν ἀνθρώπων ὡς ἑκάστη τις κατέχεται ὑπ᾽ ἀνηκέστου τινὸς κρείσσονος ἐξάγουσιν ἐς τοὺς κινδύνους. [5] Ἥ τε ἐλπὶς καὶ ὁ ἔρως ἐπὶ παντί, ὁ μὲν ἡγούμενος, ἡ δ᾽ ἐφεπομένη, καὶ ὁ μὲν τὴν ἐπιβουλὴν ἐκφροντίζων, ἡ δὲ τὴν εὐπορίαν τῆς τύχης ὑποτιθεῖσα, πλεῖστα βλάπτουσι, καὶ ὄντα ἀφανῆ κρείσσω ἐστὶ τῶν ὁρωμένων δεινῶν. [6] Καὶ ἡ τύχη ἐπ᾽ αὐτοῖς οὐδὲν ἔλασσον ξυμβάλλεται ἐς τὸ ἐπαίρειν· ἀδοκήτως γὰρ ἔστιν ὅτε παρισταμένη καὶ ἐκ τῶν ὑποδεεστέρων κινδυνεύειν τινὰ προάγει, καὶ οὐχ ἧσσον τὰς πόλεις, ὅσῳ περὶ τῶν μεγίστων τε, ἐλευθερίαςἄλλων ἀρχῆς, καὶ μετὰ πάντων ἕκαστος ἀλογίστως ἐπὶ πλέον τι αὑτὸν ἐδόξασεν. [7] Ἁπλῶς τε ἀδύνατον καὶ πολλῆς εὐηθείας, ὅστις οἴεται τῆς ἀνθρωπείας φύσεως ὁρμωμένης προθύμως τι πρᾶξαι ἀποτροπήν τινα ἔχειν ἢ νόμων ἰσχύι ἢ ἄλλῳ τῳ δεινῷ».

[45, 1] «Nelle città è prevista la pena di morte per molte offese, che non sono eguali a queste, ma minori: e tuttavia gli uomini, trascinati dalla speranza, corrono il rischio, e nessuno ha mai affrontato il pericolo ritenendosi incapace di riuscire nelle sue trame. [2] E quale città nel ribellarsi ha mai tentato l’impresa avendo mezzi che a suo parere fossero inferiori, sia che si trattasse solo di forze proprie, sia di forze procurate grazie a un’alleanza con altri Stati? [3] Tutti gli uomini per natura sono portati a commettere colpe, sia come privati sia come Stati, e non c’è legge che glielo impedirà, poiché gli uomini, aggiungendo nuove pene, le hanno esaurite tutte, nella speranza di subire meno offese dai criminali. È probabile che nei tempi antichi le pene stabilite per i delitti più gravi fossero più miti, ma poiché queste leggi venivano trasgredite, la maggior parte di esse col tempo è arrivata alla pena di morte; e tuttavia anche così le leggi sono trasgredite. [4] Perciò, o bisogna trovare qualche terrore più terribile di questo, oppure in ogni caso questo terrore non impedisce niente: ma la povertà, che spinta dal bisogno provoca l’audacia, la ricchezza, che con l’insolenza e l’orgoglio provoca l’avidità, e le altre condizioni degli uomini, in preda alle passioni, ogni volta che ciascuna subisce un impulso più potente e irresistibile, li spingono verso i pericoli. [5] E in ogni occasione la speranza e il desiderio, questo alla guida e quella al suo seguito, mentre il secondo escogita il piano e la prima fa balenare il favore della fortuna, compiono i danni più gravi, ed essendo invisibili sono più potenti dei pericoli visibili. [6] E la fortuna, che vi si aggiunge, non contribuisce meno di essi a trascinare all’azione: talvolta, infatti, essa assiste qualcuno inaspettatamente e lo spinge a correr rischi anche se si trova provvisto di mezzi inferiori: e soprattutto spinge le città, in quanto sono in gioco gli interessi più importanti, la libertà e il dominio sugli altri, e ciascuno, operando insieme a tutti i suoi concittadini, si stima senza alcun fondamento ben più forte di quello che è. [7] È semplicemente impossibile – e dà prova di grande stupidità chi lo crede – che quando la natura si muove con ardore per far qualcosa, si riesca a impedirlo con la forza delle leggi o con qualsiasi altro terrore».

Thuc., III 45.
trad. it. G. Donini, in Tucidide, Le Storie_1. Torino, 2005.

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