Bisogna portare all’interno dello Stato tutto ciò che di buono viene dall’esterno*

TABULA LVGDVNENSIS, righe 8-27.

Statua in bronzo del cosiddetto «Arringatore», da Perugia. Fine II-inizio I secolo a.C. Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Statua in bronzo del cosiddetto «Arringatore», da Perugia. Fine II-inizio I secolo a.C. Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

·QVONDAM·REGES·HANC·TENVERE·VRBEM·NEC·TAMEN·DOMESTICIS·SVCCES
SORIBVS·EAM·TRADERE·CONTIGIT·SVPERVENERE·ALIENI·ET·QVIDEM·EXTER
NI·VT·NVMA·ROMVLO·SVCCESCERIT·EX·SABINIS·VENIENS·VICINVS·QVI·
DEM·SED·TVNC·EXTERNVS·VT·ANCO·MARCIO·PRISCVS·TARQVINIVS·IS·
PROPTER·TEMERATVM·SANGVINEM·QVOD·PATRE·DEMARATHO·CO
RINTHIO·NATVS·ERAT·ET·TARQVINIENSI·MATRE·GENEROSA·SED·INOPI·
VT·QVÆ·TALI·MARITO·NECESSE·HABVERIT·SVCCVMBERE·CVM·DOMI·RE
PELLERETVR·A·GERENDIS·HONORIBVS·POSTQVAM·ROMAM·MIGRAVIT·
REGNVM·ADEPTVS·EST·HVIC·QVOQVE·ET·FILIO·NEPOTIVE·EIVS·NAM·ET·
HOC·INTER·AVCTORES·DISCREPAT·INSERTVS·SERVIVS·TVLLIVS·SI·NOSTROS·
SEQVIMVR·CAPTIVA·NATVS·OCRESIA·SI·TVSCOS·CÆLI·QVONDAM·VI
VENNÆ·SODALIS·FIDELISSIMVS·OMNISQVE·EIVS·CASVS·COMES·POST
QVAM·VARIA·FORTVNA·EXACTVS·CVM·OMNIBVS·RELIQVIS·CÆLIANI·
EXERCITVS·ETRVRIA·EXCESSIT·MONTEM·CÆLIVM·OCCVPAVIT·ET·A·DVCE·SVO·
CÆLIO·ITA·APPELLITATVS·MVTATOQVE·NOMINE·NAM·TVSCE·MASTARNA·
EI·NOMEN·ERAT·ITA·APPELLATVS·EST·VT·DIXI·ET·REGNVM·SVMMA·CVM·REI·
P·VTILITATE·OPTINVIT·DEINDE·POSTQVAM·TARQVINI·SVPERBI·MORES·IN
VISI·CIVITATI·NOSTRÆ·ESSE·COEPERVNT·QVA·IPSIVS·QVA·FILIORVM·EIVS·
NEMPE·PERTÆSVM·EST·MENTES·REGNI·ET·AD·CONSVLES·ANNVOS·MAGIS
TRATUS·ADMINISTRATIO·REI·P·TRANSLATA·EST·

Malgrado un tempo i re reggessero questa città, non capitò che fosse consegnata agli eredi di una famiglia; ma un individuo diverso o estraneo vi succedeva, come nel caso in cui Numa, che proveniva dal popolo sabino, successe a Romolo; certo, un confinante, ma pur sempre uno straniero! Come Tarquinio Prisco successe** ad Anco Marcio. Egli, per il sangue imbastardito, perché era nato da un padre corinzio, Demarato, e da una nobildonna tarquiniese, ma spiantata, tale per cui fu costretta ad accettare un marito simile; essendo per ciò escluso dalla carriera politica, in seguito, si trasferì a Roma, dove ottenne il regno. Anche tra questo e quello di suo figlio, o suo nipote (infatti, ciò è discusso tra gli autori) s’inserì Servio Tullio, il quale – se stiamo alle nostre fonti – nacque dalla prigioniera Ocresia, mentre – se stiamo a quelle etrusche – fu un tempo il più fedele amico e compagno di Celio Vibenna in ogni sua impresa; dopodiché, sopravvissuto ad alterne vicende, con tutti i rimasugli dell’esercito di Celio abbandonò l’Etruria ed occupò*** il monte Celio, che chiamò così in onore del suo condottiero, e cambiato il proprio nome (infatti in etrusco si chiamava Mastarna) fu chiamato così come ho detto, e ottenne il regno con enorme profitto per lo Stato. In seguito, dunque, l’atteggiamento superbo**** di Tarquinio iniziò ad essere inviso alla nostra comunità, tanto il suo quanto quello dei suoi figli, di conseguenza l’opinione del regno fu disgustata, e l’amministrazione dello Stato venne affidata ai consoli, magistrati annuali.

* Il titolo del post è desunto da Tac., Ann. XI 23, in cui si riporta il discorso di Claudio.
** Le parole sottolineate in corsivo indicano le mie integrazioni all’interno del testo che ho tradotto.
*** sono del parere, ut alii, che in latino occupo (-as, -avi, -atum, -are) abbia come significato più specifico quello di “occupare un luogo dopo averlo espugnato con la forza”; del resto, l’esercito di Mastarna (alias Servio Tullio), o meglio di Celio Vibenna, non era più che una banda armata di guerrieri professionisti, tra le cui attività di routine c’era anche quella di espugnare e conquistare posizioni strategiche.
**** dal testo latino ho volutamente associato la forma SVPERBI a MORES (quindi come nominativo), anziché intenderlo un genitivo concordato con TARQVINII, perché, a mio avviso, è l’atteggiamento che connota l’individuo al cospetto della comunità, anziché il contrario. La “superbia” di questo personaggio, infatti, doveva essere una deformazione dal punto di vista dei clan gentilizi, piuttosto che un vero e proprio stigma riconosciutogli da tutti quanti i suoi cives, tale per cui la tradizione letteraria lo ricorda come “il Superbo” par excellence.

Il testo latino è stato tratto dal sito della Latin Library, del prof. William L. Carey, di Fairfax, (Virginia).

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