Robuste case per gli dèi

di F. Canciani, La cultura orientalizzante e le sue espressioni figurative, in Storia e civiltà dei Greci (Dir. R. Bianchi Bandinelli) – Vol, II – Origini e sviluppo della città: l’Arcaismo, Milano. 1977.

Nel VII secolo a.C. si costruiscono i primi edifici monumentali dopo la fine dell’età micenea e inizia l’elaborazione degli ordini architettonici. Purtroppo la documentazione è scarsa e non sempre di facile interpretazione. La tecnica edilizia continua ad essere quella di età geometrica, con fondazioni in pietra ed elevato in scheggioni o mattoni crudi, eventualmente con rinforzi in legno. Presto si introduce anche l’uso di blocchi in pietra regolarmente squadrati, forse dall’Egitto, dove esiste una lunga tradizione di architettura litica; nel campo dell’architettura le connessioni con l’Oriente non sono però così evidenti come nelle altre arti. I muri di pietra, più robusti, potevano sopportare un tetto di un certo peso; viene così introdotta la copertura mediante tegole, che sono un’invenzione greca.

Resti dell'Heráion di Olimpia (risalenti al 600 a.C. ca.).

Resti dell’Heráion di Olimpia (risalenti al 600 a.C. ca.).

La pianta ora prevalente è quella rettangolare, che soppianta quasi del tutto quella absidata. Alla fine del secolo appartengono due dei più antichi templi dorici conosciuti, quello di Apollo a Thermos in Etolia, già ricordato per le sue metope, e quello di Hera a Olimpia, mentre il tempio di Poseidone a Isthmia è più antico, ancora anteriore alla metà del secolo. I templi di Apollo e di Hera avevano muri di mattoni crudi su zoccolo in pietra (a Olimpia ortostrati) e colonne di legno; il tempio di Hera conservava ancora nel II secolo d.C. una colonna di legno nell’opistodomo (Paus. V, 16, 1); di legno doveva essere pure l’epistilio. Il tempio di Apollo a Thermos presenta una peristasi di cinque colonne in facciata e quindici sui lati lunghi; la cella, stretta e allungata, divisa in due navate da una fila di colonne o pilastri, ha un profondo opistodomo. Il tempio di Hera si avvicina maggiormente allo schema del tempio arcaico: la peristasi è di sei per sedici colonne – la pianta è quindi meno allungata – e la cella, con pronao e opistodomo, era divisa originariamente in tre navate. Il tempio di Poseidone invece, con una peristasi lignea – ipotetica – di sette per diciannove colonne, aveva le pareti della cella interamente costruite in blocchi di pietra squadrati e decorate con pitture; il tetto, probabilmente a quattro spioventi, era coperto con tegole di tipo laconico.

Le parti lignee degli edifici dovevano essere protette e decorate con rivestimenti in terracotta e metallo: a Olimpia si sono trovati frammenti di lamina di bronzo decorata a sbalzo, che rivestivano la sommità di colonne e la parte inferiore di capitelli. Anche la decorazione vera e propria doveva comprendere parti in metallo, e una lamina di bronzo come quella, trovata a Olimpia, con una femmina di grifone che allatta un cucciolo, potrebbe appartenere ad una metopa. Secondo la tradizione, il terzo tempio di Apollo a Delfi e quella di Atena Chalkìoikos a Sparta erano di bronzo; in qual senso sia da intendersi l’espressione mostra il Pythion di Gortina, del quale si è conservata parte dell’elevato, predisposta per un rivestimento in piastre di metallo.

I primi capitelli dorici in pietra risalgono alla fine del VII secolo a.C. e sono probabilmente ispirati a capitelli, ancora visibili, di età micenea; esempi caratteristici sono quelli del più antico tempio di Atena Pronaia a Delfi e un capitello sporadico da Tirinto, che si distinguono per l’echino largo, gonfio e schiacciato. Di derivazione micenea è probabilmente anche un capitello a foglie di palma, trovato reimpiegato nella necropoli di Arkades; il tipo è documentato ancora nella seconda metà del VI secolo a Delfi nei thēsauroì di Massilia e di Clazomene e sarà ripreso in età ellenistica nei caratteristici capitelli pergameni.

Ricostruzione assonometrica del tempio di Poseidone a Isthmia (Corinzia). Elaborazione grafica da E.R. Gebhard, 2001.

Ricostruzione assonometrica del tempio di Poseidone a Isthmia (Corinzia). Elaborazione grafica da E.R. Gebhard, 2001.

La genesi dell’ordine ionico è più complessa. Già il secondo Heraion di Samo, costruito verso la metà del VII secolo o poco dopo, con le sue dimensioni di m 11,70×37,70 è uno dei pochi edifici veramente monumentali dell’epoca; anche il secondo tempio di Apollo Dafnoforo ad Eretria, che gli è pressappoco contemporaneo e simile per la pianta, appartiene probabilmente alla storia dell’architettura ionica.

Il tempio di Hera presenta una peristasi di sei per diciotto colonne, che dovevano essere semplici sostegni di legno; in facciata però sono disposte in doppia fila, prefigurando i grandi dipteri arcaici. Non molto diversi dovevano essere i sostegni della stoà meridionale, quasi una leggera tettoia, costruita nel santuario di Hera nella seconda metà del VII secolo a.C. Il capitello ionico vero e proprio sembra apparire all’inizio del VI secolo, ma ancora nella seconda metà del secolo, nell’Heráion di Policrate, erano impiegati capitelli a semplice corona di foglie per la peristasi interna e per il naòs. Capitelli a corona di foglie sono documentati pure nelle città dell’Asia Minore nella prima metà del VI secolo – uno è stato erroneamente unito in un restauro a un capitello a volute da Neandria – e trovano riscontri in capitelli orientali; elementi formalmente affini si incontrano spesso in Oriente nella decorazione di mobili.
Per l’Eolide sono caratteristici i capitelli con due volute dirette verso l’alto, tra le quali si inserisce una palmetta o un elemento triangolare; capitelli di tipo affine sono documentati in Fenicia e a Cipro. Lo scarto cronologico tra i più antichi capitelli eolici e ionici è minimo, se non inesistente, e non sembra fondata l’ipotesi, spesso ripetuta, di una derivazione dei secondi dai primi.

Dal tempio di Atena a Smirne, distrutto dal re lidio Aliatte, proviene una serie di problematici pezzi architettonici, formati da una corona di foglie e da un elemento svasato circondato da foglie e fiori di loto; la loro destinazione è incerta: parti di capitello, o forse un esperimento nel lungo processo di elaborazione della base della colonna ionica.
Non mancano edifici di pianta anomala. Il tempio sull’acropoli di Gortina, probabilmente dedicato ad Atena, presenta un atrio che introduce a sei ambienti disposti in due file, e resta per ora senza confronti convincenti; l’ingresso era forse fiancheggiato da due sfingi, come certi edifici orientali, e ad un costume orientale risponde pure il deposito di fondazione.

Riferimenti bibliografici:
Amandry P., Fouilles de Delphes II 5, La colonne des Naxiens et le Portique des Athéniens, Paris 1953.
Auberson P., Eretria I, Temple d’Apollon Daphnéphoros, Berne 1968, p. 13.
Broneer O., Isthmia I, Temple of Poseidon, Princeton 1971, p. 41; p. 48.
Drerup H., Griechische Baukunst in geometrischer Zeit, Archaeologia Homerica, III o, Göttingen 1969, p. 120.
Hampe R.- Jantzen U., Olympiabericht I, 1936/37, p. 92.
Reuther O., Der Heratempel von Samos, Berlin 1957, p. 51.
Schweitzer B., Die geometrische Kunst Griechenlands, Köln 1969, p. 241.
Verzone P., Il bronzo nella genesi del tempio greco, in Studies Presented to D. M. Robinson I, St. Louis 1951, pp. 272 ss.
Wesenberg D., Kapitelle und Basen, «Bonner Jahrbücher» Beiheft 32, Düsseldorf 1971, p. 52; p. 60.

 

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