L’utilità dello studio del Greco

Questo post è dedicato a tutti quelli che ritengono che lo studio delle lingue classiche sia totalmente inutile e non abbia “applicazione diretta”; ebbene, non è proprio così, anzi, nient’affatto!

Un uomo che scrive su una tavoletta cerata. Da una ceramica attica a figure rosse (500 a.C.). Opera del Pittore Duride.

Un uomo che scrive su una tavoletta cerata. Da una ceramica attica a figure rosse (500 a.C.). Opera del Pittore Duride.

In un articolo pubblicato su Panorama del 01/02/2012 «È ancora utile studiare il greco nel 2012?», il noto giornalista e conduttore televisivo Bruno Vespa, da compassato ex allievo del Liceo Classico, sostiene la necessità di introdurre lo studio della «magnifica civiltà greca» leggendo le «splendide traduzioni disponibili» poiché «la lingua greca è troppo ostica per la maggior parte degli studenti […]».
La “ricetta”, così semplicisticamente formulata, non sembra risolvere la vexata quæstio sull’attuale utilità degli studi classici, anzi lascia con il fiato sospeso tanti genitori che, proprio in questo periodo, sono impegnati a valutare l’offerta formativa delle Scuole Secondarie di II° grado del proprio territorio per «scegliere liberamente il corso di studi ritenuto più confacente alle attitudini ed alle aspirazioni del minore» (C.M. 110 del 29 dicembre 2011). Ebbene, da un lato la precisione sottile, profonda, laboriosa della prosa di Tucidide, con il suo procedere per antitesi e per anacoluti, dall’altra la brachilogica prosa di Plutarco, caratterizzata da periodi di ampio respiro complicati da molte proposizioni subordinate e dall’inserzione di costrutti participiali, sono solo alcuni degli exempla mirabilia della lingua greca che, come tutte le discipline o attività della vita scolastica, di qualunque grado e ordine, costituisce uno spazio utile per una formazione che incoraggi la dimensione divergente del pensiero umano. Infatti, per potersi districare con successo nel labirintico pensiero dei due exempla sopra citati, l’allievo dovrà servirsi di due connotati del pensiero divergente: la flessibilità (capacità di adattarsi alle richieste sempre diverse del contesto, di risolvere i problemi in modo alternativo) e la qualità elaborativa del pensiero (capacità di elaborazione del già noto: cfr. la brachilogia plutarchea). Pertanto, a dispetto di un percorso cosiddetto «ostico» dello studio della lingua greca, se ne desume un carattere formativo in quanto l’allievo, attraverso lo studio rigoroso e sistematico di questa lingua, svilupperà un proprio habitus mentale in virtù del quale sarà capace di pensare e di risolvere i problemi seguendo strade nuove, per le quali non erano previste sequenze procedurali codificate. Infine, proprio l’aspetto «ostico» della lingua greca educa a diventare individui resilienti, ossia capaci di resistere alle avversità ed alle frustrazioni soprattutto in una società complessa e a forte flusso di stimoli come la nostra. I modelli educativi che imperano in alcuni ambiti della società, a livello sia di educazione genitoriale che, purtroppo, talvolta anche a scuola, indulgono un po’ troppo nella direzione di risparmiare in ogni modo ai ragazzi in formazione motivi di scontento, stress, ansia e frustrazione o, perfino, le difficoltà. Con la conseguenza che si tende a formare soggetti non abituati a gestire le situazioni difficili ed incapaci di andare avanti in condizioni contestuali negative. Un approccio sfidante alle difficoltà, sapendosi rialzare ogniqualvolta si è finiti per terra, costituirà un Valore aggiunto dello studio della lingua greca per aiutare i nostri ragazzi a ritrovare in se stessi quanto serve loro per affrontare la vita.

cit. A. Sessa, Importanza ed attualità dello studio della lingua greca, sul blog dell’On. F. Profumo, 17 ottobre 2012.

Annunci

12 commenti su “L’utilità dello studio del Greco

  1. teddyboys8284 ha detto:

    sicuramente Vespa anche allora avrà avuto delle conoscenze per superare l’esame di greco. per quanto riguarda il greco ed il latino io non sarei per pareri drastici, tutto è utile per la conoscenza

    • Francesco C.90 ha detto:

      Su “tutto è utile per la conoscenza” concordo – Vespa accantoniamolo pure – ; del resto, uno dei problemi del sapere moderno è la troppa specializzazione. A mio avviso, ciò ha determinato una chiusura di pensiero su una cosa piuttosto che un’altra, ma del resto è stata causata dall’evoluzione della tecnologia, della ricerca, nonché dell’attività “pratica” dell’Occidente. E’ cosa assai rara trovare persone dalla conoscenza enciclopedica. Non mi riferisco di certo a quei tuttologi tanto in voga oggi (e poi “tuttologo” che parola è?).
      Oggi si tende a far “economia” (cioè tagliare) anche del sapere e della conoscenza, ma si sbaglia: così facendo la “caduta” sarà prossima; la competitività non solo economica, tecnologica, ma anche quella scientifica e culturale verrà meno…
      e qui mi taccio.

  2. Athenae Noctua ha detto:

    Un articolo che condivido dalla prima all’ultima parola, profondo e realistico: grazie al greco e al latino ho imparato proprio la flessibilità e l’importanza di articolare pensieri e frasi attraverso cui esprimerli, ben sapendo che una minima variazione negli uni condiziona le altre e viceversa: apprendere le lingue classiche non è unfine, ma un attento esercizio di metodo, e, comunque, una risorsa in più…e non mi risulta che si possa avere conoscenza in eccesso! Che quella flessibilità e complessità critca di cui si parla non si riscontrino nel suddetto Vespa non mi stupisce e non lo considero un campione d’analisi degno di considerazione in un simile dibattito…

  3. maria cavallaro ha detto:

    Io ho studiato con profitto il latino e il greco quando c’erano gli insegnanti che veramente conoscevano le lingue cosiddette morte e sono in tutto d’accordo con il post. Anche se col tempo e le energie dedicate allo studio di queste lingue, avrei potuto apprendere delle lingue moderne che oggi potevano tornare molto utili. Tuttavia lo studio del latino e greco mi ha dato delle capacità logiche e interpretative che mi tornano utilissime nella vita di ogni giorno e che mi hanno aiutato alla mia non giovane età, a scoprire da autodidatta il computer, imparandone le logiche che ne consentono l’uso. Ben venga dunque il ritorno allo studio di una disciplina che arricchisce l’individuo. Ciao, Maria.

  4. londarmonica ha detto:

    Non ho mai studiato il greco, ma ho fatto otto anni di latino e le traduzioni erano solo una piccola parte del programma. Ci divertivamo a parlare e scrivere temi in lingua (anche se morta) e ammetto che ai tempi non ho apprezzato più di tanto. Però… però con il tempo mi sono resa conto, specialmente quando ho insegnato tedesco per un po’ di tempo, di quanto le due grammatiche siano similari e utilizzavo il latino per far apprendere più facilmente una lingua ritenuta da molti ostica. Perciò ben venga (forse non per 8 anni) lo studio di lingue antiche

  5. ritaroberts ha detto:

    Thank you for following my blog. I would love to follow you but do not speak the language. I am English living in Crete.

  6. Lo studio non è lavoro ma la forma più gloriosa di gioco.

  7. diakrinorecensioni ha detto:

    Ho messo mi piace perché condivido il fatto che il greco e il latino debbano rimanere nei programmi scolastici. Però non condivido le argomentazioni proposte.
    Non amo le difese del mondo classico fondate sulla sua utilità diretta, né quelle più fini che parlano di utilità dei saperi inutili. Secondo me bisogna avere l’onestà di dire che il greco e il latino sono inutili nel senso pratico che di questo termine danno i detrattori di queste lingue o almeno che gli aspetti di utilità che gli si possono riconoscere (si è parlato di esercizio alla flessibilità, rigore ecc.) possono anche essere trovati altrove (il tedesco, il russo, il cinese e l’arabo presentano gradi di “difficoltà” tendenzialmente uguali se non maggiori del latino e del greco e hanno il “merito” di essere lingue vive e quindi anche “spendibili”). E poi se è l’universo culturale quello che importa non sarebbe più facile, come sostiene Vespa, leggere Tucidide o Tertulliano in traduzione? Certo sarebbe meglio leggerli in lingua originale, ma allora non sarebbe bello anche leggere in lingua originale Cartesio o Kant?
    Intendiamoci, non sto affatto difendendo chi sostiene queste cose, ma sto mostrando che partendo dalle loro premesse le loro argomentazioni sono corrette e valgono molto più di qualsiasi discorso astratto sull’utilità del latino e del greco. Il punto è semmai quali siano queste premesse. La loro idea di istruzione e scuola si fonda sull’utilità, che per loro equivale alla spendibilità lavorativa o al ritorno economico immediato. Se si parte da queste premesse materie che aiutano ad essere pensatori critici non potranno mai competere con altre che aiutano ad essere ottimi lavoratori e nulla più, meglio ancora se ingranaggi muti; anzi per loro il latino e il greco diventano uno spreco di tempo ed energie.
    Chi difende il latino e il greco non deve quindi cedere alla loro logica, sulla quale perderà sempre, ma capire che la partita è più grande e che il mondo classico è solo la prima linea di un processo che se lasciato correre andrà ben oltre. Alcuni anni dopo aver eliminato il latino e il greco dalle scuole cosa impedirà che i prossimi tagli non riguardino la storia dell’arte, la filosofia o magari la storia (limitata per esigenze di tempo al solo ‘900)?
    Il punto qui è capire cosa deve essere la scuola nel XXI secolo in Italia e in Europa. Vogliamo che i giovani siedano nei banchi per imparare un mestiere, magari anche a scrivere nella propria lingua e poco più? O vogliamo magari che proprio perché sono giovani e quindi svincolati dal quel mondo del lavoro che ossessiona gli adulti abbiamo la possibilità di diventare cittadini coscienti del mondo in cui vivono e in cui sono vissuti i propri avi, dedicarsi allo studio delle materie più varie che compongono il nostro panorama culturale partendo dalle radici di questa cultura che affondano nel mondo greco, latino e giudaico fino agli ultimissimi sviluppi in campo umanistico e scientifico?
    La verità è che la maggioranza degli Italiani e degli Europei ha preferito il primo modello al secondo. Se non ricordo male mi pare fosse Aristotele ad aver detto che la filosofia non serve a nulla, ma proprio per questo non è serva di nessuno.
    Un saluto e complimenti per il blog.

  8. Purtroppo últimamente non solo è stato accantonato lo studio dei classici ma anche quello delle materia umanistiche in generale. E’ terribile vedere il bassissimo livello culturale che c’e últimamente in giro. Le conoscenze sono sempre più specializzate a detrimento della cultura generale che è quella che serve per andare avanti nella vita e ti aiuta in tutte le situazioni.

σχόλια/adnotationes dei lettori

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...