La possibile origine Anatolica degli Etruschi

Canopo a forma di testa umana. Terracotta, VII secolo a.C. Museo Archeologico di Chiusi.

Canopo a forma di testa umana. Terracotta, VII secolo a.C. Museo Archeologico di Chiusi.

Gli Etruschi devono essere considerati un complesso etnico linguistico e culturale che tra il IX e il I secolo a.C. ha avuto un ruolo importante nella storia delle regioni che si affacciano sul bacino occidentale del Mediterraneo. La prima diffusione degli Etruschi è avvenuta nell’entroterra toscano (Siena, Firenze, Cortona) per poi diffondersi in altre aree mediterranee e settentrionali.
Gli Etruschi, secondo Pallottino (1978), parlavano una lingua non indoeuropea sulla cui origine esistono ipotesi diverse anche se prevale l’ipotesi di un’affinità con le lingue caucasiche settentrionali (Gamkrelidze-Ivanov, 1990). Le più antiche iscrizioni in Etrusco risalgono alla fine del secolo VIII a.C. Vari episodi militari (guerre con Roma; predominio osco-sannitico, passaggio dei Celti e dei Galli), (Pallottino, 1991) turbarono la stabilità politico-economica della civiltà etrusca, determinandone la decadenza e la fine. Le città-stato vennero progressivamente conquistate da Roma a partire dal IV secolo a.C.. Nel I secolo d.C., l’intera Etruria costituiva la VII provincia dell’impero di Augusto, ed aveva cessato di esistere come entità culturale (Camporeale, 2001). Immediatamente dopo, la loro lingua scompare. L’origine di questo popolamento, temporalmente ascrivibile alla transizione fra l’età del Bronzo e quella del Ferro, è stato a lungo oggetto di interesse, di ricerche e di ipotesi diverse da parte di studiosi italiani come Giorgio Merske, Mauro Cristofani, Luigi Donati, e anche di studiosi stranieri, che frequentemente affrontano campagne di scavo nella regione. Evidenze archeologiche e storiche suggeriscono che la cultura Etrusca si sia sviluppata localmente con alcune caratteristiche che indicano un’influenza orientale (Barker e Rasmussen, 1998).
Dionigi di Alicarnasso (Storie I, 26-30) sostiene l’idea di uno sviluppo locale, mentre secondo Erodoto (Storie I, 94) gli Etruschi erano Lidi dell’Anatolia in fuga per fame (Barker-Rasmussen, 1998) o più verosimilmente migranti alla ricerca di materiali ferrosi abbondantemente presenti in Toscana (isola d’Elba e il golfo di Baratti) come chiaramente dimostrato da Agostino Vannini […]. A parte le fonti storiche e la documentazione paleontologica e quella archeologica, un modo scientificamente corretto e attuale per chiarire l’origine di questo popolamento, è l’analisi del DNA dei resti scheletrici delle popolazioni antiche della Anatolia e della Etruria e l’analisi del DNA delle popolazioni attuali che abitano nelle medesime regioni. Ricerche rilevanti a questo proposito sono state di recente affrontate (Piazza, 1991; Vernesi et al., 2004; Achilli et al., 2007). La caratterizzazione antropologica di questo antico popolo è stato argomento di grande interesse da lungo tempo, anche se nessuna risposta soddisfacente è stata finora formulata. In tempi diversi e tra le diverse scuole di pensiero, varie opinioni e ipotesi sono state avanzate sulla provenienza dei tipi di manufatti archeologici, sulle relazioni biologiche tra le antiche popolazioni, sull’emergere di questo popolo da un substrato di aborigeni, e sulla possibilità di contributi genetici esotici. L’ampia divergenza negli approcci a questo problema e le differenti teorie che sono emerse hanno solo aumentato la credenza popolare sui misteriosi inizi di questo popolo.
La mia conoscenza del movimento dei popoli nell’area del Mediterraneo orientale durante il millennio precedente l’impero romano, è limitata. Tuttavia, ho almeno due motivi per essere interessato all’origine delle genti etrusche: il primo, è che sono Etrusco da parte di madre, essendo la sua famiglia originaria di Fiesole, uno dei siti Etruschi della Toscana; il secondo riguarda il mio interesse come antropologo allo studio della storia evolutiva delle differenti popolazioni umane ed in special modo i loro spostamenti nell’area del Mediterraneo. Nella mia mente, vi sono comunque, alcune questioni che creano interesse.
Il dialetto toscano è in qualche modo molto particolare; anche se Dante Alighieri nel secolo XIII ha promosso la lingua fiorentina nella sua Divina Commedia e Alessandro Manzoni nel XIX sec. l’ha imposta a tutti gli italiani con il suo I Promessi Sposi, le genti toscane hanno difficoltà ad accettare le sillabe forti e invece di chiamare “Vicareggio”, la località marina nei pressi di Pisa traducendo direttamente il nome romano di Vicus Regius, hanno coniato il termine “Viareggio”. Si riconosce poi sempre un fiorentino per la sua pronuncia del termine casa “hasa” e non “casa”, come il Parco di Firenze “le Cascine” come “le hascine”. In campagna, inoltre, i contadini non chiamano mai il medico degli animali come il “veterinario”, ma “vetrinaio”. Tutti questi suoni rilassati sembrano essere derivati dalla lingua etrusca. Questa osservazione personale e superficiale di un non linguista sembra essere supportata da l’eccellente e informativo lavoro della studiosa turca Ayda Adile nel suo libro Les Etrusques étaient des Turcs, che la Sig.ra Basar Günseli cortesemente mi ha donato. Questa caratteristica linguistica può essere considerata o come una coincidenza oppure come la traccia di una relazione con un popolo che la presentava nel suo modo di parlare un centinaio di generazioni fa.
Nel corso degli anni un vasto campione di scheletri di questo popolo etrusco sono stati raccolti in Italia grazie all’accurato lavoro della Dr.ssa Elsa Pacciani, antropologa presso la Soprintendenza Archeologica della Toscana. L’attuale stato della conoscenza sulle caratteristiche biologiche delle popolazioni umane dovrebbe quindi permetterci di fare utili asserzioni per quanto riguarda temi come le affinità biomorfologiche, o le differenze, tra gli Etruschi e gli altri “gruppi etnici” come in passato con colleghi di Torino abbiamo fatto per le popolazioni egizie (Chiarelli et al., 1987). Ma per le popolazioni etrusche esistono difficoltà. Infatti per molti siti non esistono resti scheletrici poiché gli Etruschi praticavano la cremazione come forma preferita di sepoltura. Tale tradizione culturale, in effetti, ha permesso di recuperare solo un piccolo campione di resti di questi resti. Dove si sono trovate delle inumazione, inoltre fino a poco tempo fa, molti archeologi avevano poco interesse a raccogliere e conservare i resti scheletrici. Gli studi antropologici dei resti recuperati inoltre raramente producono compatibilità nell’insieme dei dati. Queste le ragioni per cui una ricerca da noi precedentemente sviluppata (vedi presentazione di M. Annese) ha fornito pochi e incerti risultati. Il simposio di Bodrum tenuto nel giugno 2007 è arrivato al momento giusto. Una nuova sintesi deve essere promossa.
La creazione di un database antropometrico permetterà meglio di definire le popolazioni dell’antica Etruria, distinguendole dalle popolazioni confinanti. Questo permetterà il confronto tra tipi “Etruschi” con altri gruppi “etnici” su base sincronica così come diacronica, compresi gli studi sulle popolazioni della Toscana recente e moderna col fine di tentare una integrazione generale delle caratteristiche culturali con le caratteristiche fisiche di questo popolo. Una lista di resti osteologici Etruschi, compresi i dati sulla collocazione e lo stato di conservazione è ora disponibile presso la Soprintendenza Archeologica della Toscana grazie al lavoro della Dr.ssa Elsa Pacciani. Simili collezioni di materiali sono certamente disponibili in Anatolia. Un confronto, è quindi giustificato ed auspicabile. Tale dettagliato catalogo conterrà informazioni circa il luogo di origine e materiale bibliografico relativo a ciascun gruppo di resti ossei. Con queste informazioni gli studiosi potranno accostarsi all’argomento considerando vari aspetti: studi metrici e non metrici, analisi radiologiche, analisi microscopica, caratterizzazione istologica e biochimica, paleopatologia, dieta e nutrizione, paleodemografia, ecc. La collaborazione di vari specialisti e istituzioni è essenziale per questo programma. Come antropologo evoluzionista che usa la genetica di popolazione come metodo di lavoro, 120 generazioni (20 anni per generazione), non sono un tempo storico incommensurabile e anche se di tanto in tanto si sarà verificato scambio sessuale con le popolazioni straniere, si può stimare che qualche traccia dell’originale substrato genetico si sia conservata al livello del DNA nucleare. Le nostre attuali conoscenze della sequenza genomica sicuramente ci daranno la possibilità di trovare variazioni omologhe nelle popolazioni che vivono in territori diversi, se hanno un legame comune. Tale possibilità aumenta se si considera il DNA mitocondriale (citoplasmatico) poiché la sua eredità si trasmette solo per via materna, essendo i mitocondri localizzati nel citoplasma, e quindi passati di generazione in generazione solo attraverso le uova. Ci sono ora in Italia diversi studiosi che stanno cercando di differenziare il genotipo nucleare e mitocondriale degli Etruschi da quello dell’attuale popolazione vivente. Un contributo interessante, che rintraccia la provenienza dall’Anatolia della popolazione etrusca dell’Italia centrale è stata recentemente pubblicato sull’American Journal of Human Genetics (Achilli et al., 2007).
Questi colleghi dell’Università degli Studi di Pavia hanno testato i campioni di DNA di 322 individui provenienti da tre città toscane che fecero parte originariamente dell’antica Etruria: Murlo, una cittadina in provincia di Siena, Volterra in provincia di Pisa e Cortona, nella Valle del Casentino. Questi colleghi hanno confrontato campioni genetici di moderni toscani con quelli di 55 altre popolazioni dell’Eurasia occidentale, scoprendo che c’è un “recente e diretto” legame genetico tra la popolazione attuale della Toscana e i popoli medio-orientali. È loro opinione che il popolo etrusco sia migrato in Toscana via acqua e non via terra, portando con sé solo le cose necessarie, compreso il loro bestiame. Ciò spiegherebbe anche il legame genetico, individuato dai ricercatori dell’Università di Piacenza e di Firenze, tra bovini di razza chianina e maremmana propri della Toscana e bestiame indigeno dei Medio Oriente (Caramelli et al., 2006).
Un contributo importante, però, lo darà lo studio del DNA di scheletri di antichi Etruschi e il suo confronto con quello della popolazione attuale per stabilire la continuità genetica. Sylvia Guimaraes con un contributo in questo volume illustra la metodologia utilizzata per questo tipo di ricerca. Tuttavia, stabilire una continuità genetica nelle generazioni successive non è sufficiente per il nostro progetto teso a determinare una possibile origine Anatolica degli Etruschi. Dobbiamo stabilire una somiglianza tra gli attuali Anatolici e gli Etruschi viventi e una continuità degli Anatolici viventi con gli antichi resti scheletrici di 100-200 generazioni fa. Stiamo pertanto progettando una ricerca di antropologia genetica e molecolare per ricostruire il movimento dei popoli del Mediterraneo orientale intorno a un millennio prima di Cristo, come è stato preannunciato nel convegno di Bodrum fortemente voluto e meravigliosamente promosso dalla Signora Başar Günseli e sostenuto dalla Società Turca di Storia. Un progetto di ricerca come questo, tuttavia, ha bisogno di un grande sostegno finanziario, che deve essere reperito da organizzazioni nazionali e internazionali. La presente collezione di contributi, dopo quella prodotta in occasione del simposio di Bodrum e pubblicato su Human Evolution nel 2007, vuole aggiornare i lettori e gli studiosi italiani sullo stato delle conoscenze sulla possibile origine anatolica di questo nostro popolo.

Bibliografia:
Achilli A. – Olivieri A. – Pala M. – Metspalu E. – Fornarirlo S. – Battaglia V. – Accetturo M. – Kutuev I., Mitochondrial DNA Variation of Modern Tuscans Supports the Near Eastern Origin of Etruscans, «Am. J. Hum. Genet.» 80, 2007.
Adile A., Les Etrusques étaient des Turcs, Ankara 1985.
Barker G. – Rasmussen T., The Etruscans, The Peoples of Europe, Massachusetts 1998.
Camporeale G., Gli Etruschi, storia e civiltà, Torino 2001.
Cocchi G.D., L’età dei metalli in Italia: i principali processi storici e i collegamenti con l’area Egeo-Anatolica. Sempozyum Bildirileri. Turk Tarih Kurumu, Ankara 2008.
Donati L., Anatolian Contributions to Etruscan Culture. Tarillten Bir Kesit Etruskler, 2-4 Haziran 2007, Bodrum. Sempozyum Bildirileri. Turk Tarih Kurumu, Ankara 2008.
Pallottino M., The Etruscans, New York 1978.
Pallottino M., A History of Earliest Italy, London 1991.
Piazza A., L’eredità genetica dell’Italia antica, «Le Scienze» n. 278, 1991.
Serino V., From Erodoto to Dionisio of Alicarnasso: comparition hypotheses about the Etruscan origins. Sempozyum Bildirileri. Turk Tarih Kurumu, Ankara 2008.
Vernesi C. – Caramelli D. – Dupanloup I. – Bertorelle G. – Lari M., The Etruscans: A Population-Genetic Study, «Am. J. Hum. Genet.» 74, 2004.

Art. di B. Chiarelli per Systema Naturæ, n.s. 10, Ed. Altravista.

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