Atene arcaica e aristocratica

Il territorio dell’Attica, una penisola di circa 2600 km2, si presenta articolato in poche, significative pianure: in primo luogo il pedíon, tre Imetto ed Egaleo, la pianura per eccellenza proprio per essere in più diretto rapporto con l’ásty, e l’altra pianura che si estende a sud-est dell’Imetto, con l’importante demo di Peania; una storia un po’ a parte hanno la pianura di Maratona, e, a nord-ovest dell’Egaleo, quella Triasia o Eleusinia. Il resto è collina o montagna: dal Laurio, poco più di 200 m di altezza (all’estremo sud), all’Imetto, poco più di 1000 m, al Pentelico, circa 1500 m., al Parnete, circa 1400 m (il quale segna una parte essenziale al confine con la Beozia). Un territorio articolato, naturalmente predisposto alla formazione di poteri locali separati e distinti; d’altra parte, un territorio non privo né di risorse agricole (frumento, vite, ulivo), né di risorse minerarie, e soprattutto strategicamente proiettato sull’Egeo, perciò destinato a uno sviluppo marinaro in termini commerciali come militari.
Map of Attica
Atene fu sede di un palazzo miceneo, posto sull’acropoli, che era fortificata con mura ciclopiche (l’antico Pelasgico della tradizione ateniese); necropoli micenee sono a Maratona, a Sparta, a Menidi, ecc.1 Nella tradizione mitica un ruolo particolare spetta alla figura di Teseo, il re famoso sia per l’azione svolta nella civilizzazione dei luoghi dell’Attica e tra l’Attica e il Peloponneso (è un eroe civilizzatore, come lo è Eracle per l’àmbito dorico), sia, e soprattutto, per il sinecismo, cioè l’unificazione dell’Attica, intorno a un centro, quello di Atene; un’unificazione che però, nella tradizione più antica e verosimilmente più autentica, è di carattere giuridico-politico-sacrale, non demografico (gli Ateniesi cioè sarebbero rimasti anche dopo Teseo, dalla fine del XIII secolo a.C., legati forse ancora per otto secoli alla loro consuetudine di residenza e vita autonoma nel territorio). La costruzione di strade e la loro liberazione dai malfattori, la diversa organizzazione del territorio, sono i contenuti particolari di quell’opera di assetto territoriale ed organizzativo, di quel diakosmeîn, che Tucidide (II 14-15) accredita a Teseo2.
D’altra parte tutto quello che la tradizione ricorda per il periodo miceneo dell’Attica non si concentra nella figura di Teseo, né si può agevolmente considerare miceneo. Prima di Teseo si ricordano i nomi di quattro re, Cecrope, Erittonio, Pandione e il padre di Teseo, Egeo. A Teseo poi sarebbero succeduti almeno altri sette re, fino a Medonte o Acasto; segue la dinastia dei Medontidi, che in parte è considerata nella tradizione come una serie di re, in parte invece come di arconti a vita: segno, comunque, che questi basileîs, ove siano storici, sono a tal punto integrati nell’aristocrazia da poter essere ricordati come arconti. Se, d’altra parte, la tradizione degli arconti a vita ha un fondamento, essa configura la presenza di una sorta di dynasteía oligarchica, non così ristretta come a Corinto, ma non molto dissimile. Al periodo degli arconti a vita (1049?-753 a.C.) sarebbe seguito quello di sette arconti decennali (753-683) e quindi quello degli arconti annuali, che rappresentano anche il cardine del sistema magistratuale dell’Atene classica e la cui lista ha inizio appunto con il 683/82 a.C. (Creonte, il nome del primo degli arconti annuali).

Statua di Teseo e Antiope, dal frontone occidentale del Tempio di Apollo Eretrio, VI secolo a.C.

Statua di Teseo e Antiope, dal frontone occidentale del Tempio di Apollo Eretrio, VI secolo a.C.


Nelle regolarità di questi sviluppi, di durata addirittura secolare, c’è senza alcun dubbio molto artificio; particolarmente sospetto è l’arcontato decennale. Ma se incerti sono gli sviluppi di ordine politico-costituzionale, anche di più lo sono quelli di carattere territoriale. Il potere miceneo in Attica non sembra aver avuto né espressioni né dimensioni comparabili a quelle che competono ai palazzi dell’Argolide o di Pilo. Non è un caso che Teseo, il grande ordinatore, appartenga per la tradizione solo alla fine dell’età micenea della regione; o che si conservi memoria di resistenze al sinecismo da lui voluto. La minore presenza di tracce micenee anche scritte e di resti stessi del palazzo (certo, anche per effetto delle obliterazioni prodotte dal grande sviluppo successivo della città), la struttura del territorio e la correlata tendenza autonomistica, danno del potere presente ad Atene fino al XIII-XII secolo un’immagine più modesta di quel che si può verificare altrove.
È perciò anche da chiedersi se il processo di unificazione, che sembra aver investito l’Attica all’epoca “di Teseo”, abbia avuto quelle dimensioni e quella compiutezza, che la tradizione gli assegna: l’aggregazione di Eleusi a ovest, di Maratona a est, della zona del Laurio e del Sunio a sud, potrebbe essere il risultato di una lunga gestazione, che ha investito non solo gli ultimi tempi micenei, ma anche tutto l’alto arcaismo o gran parte di esso (è opinione corrente che l’omerico Inno a Demetra, di fine VIII-VII secolo a.C., attesti ancora l’indipendenza di Eleusi).
Tranne nomi e racconti mitici, ben poco conosciamo della storia dell’Attica durante l’alto e medio arcaismo. Tuttavia le stesse linee generali del mito di Teseo consentono di avvertire una caratteristica costante e significativa della sua storia politica. Nella tradizione letteraria Teseo è oggetto di una forte ideologizzazione, viene cioè investito di particolari valori simbolici. Talvolta egli rappresenta l’inizio della democrazia ateniese, una sorta di monarchia illuminata, in cui prevale l’elemento del consenso e perciò del potere popolare; in questa veste, egli appare come l’antagonista dei dynatoí, dei potenti delle aristocrazie locali; in questa contrapposizione, a Teseo tocca talora persino il ruolo del tiranno, mentre gli oppositori aristocratici difendono le libertà loro proprie e dei cantoni in cui risiedono, contro un potere accentratore. Talvolta, invece, Teseo rappresenta un governo moderato, cui si oppone la demagogia di Menesteo. Complessivamente, non c’è contraddizione tra queste che appaiono piuttosto sensibili varianti sul cliché del re liberale, democratico e moderno (tranne che agli occhi dei più riottosi dynatoí). Viceversa, agli stessi dynatoí compete il ruolo di contrastare eccessivi accentramenti di potere e di difendere le autonomie locali. In parte questa è certo retroiezione di una caratteristica fondamentale della democrazia ateniese: sviluppo politico del centro cittadino, ma libertà e forte autonomia della campagna; in parte però sembra anche la gestazione reale di un assetto politico caratteristico dell’Attica. Una terra dunque che si segnala per conflitti politici che sembrano vitalmente contrastare l’accentramento del potere, sì che il risultato complessivo, pur nell’immancabile travaglio, è quello di un equilibrio politico tra il centro e le diverse periferie, tra spinte livellatrici e forti poteri aristocratici di base locale e vocazione autonomistica.
Una regione, l’Attica, in cui l’avvento della tirannide non era facile. Lo dimostrano sia il fatto che Atene non conobbe una tirannide (ma solo un complotto per instaurarla) nel VII secolo a.C., sia il fatto che l’ascesa dello stesso Pisistrato alla tirannide fu laboriosissima e passò attraverso una successione di fallimenti a catena. Attraverso processi assolutamente peculiari, si determina così in Atene una temperie politica particolarissima: benché sembri prematuro parlare di avvento dello Stato all’epoca di Solone, è certo che qui il ruolo del valore del pubblico si va preparando attraverso una lunga gestazione, a cui appartengono anche processi e atteggiamenti di ordine negativo, come la ricerca costante di un bilanciamento dei poteri.
Abbiamo detto come sia l’opera dei legislatori sia l’avvento delle tirannidi siano espressioni del travaglio politico delle aristocrazie greche arcaiche, e come, essendo l’una e l’altra cosa una risposta alle esigenze emergenti, per lo più fra le due vi sia un rapporto alternativo. Atene è, insieme con Sparta, l’esemplificazione di questo rapporto. A Sparta il processo sembra essersi compiuto, e in certo caso bloccato, già nell’VIII secolo; Atene emerge un po’ più tardi sul piano della storia delle forme politiche e del potere: nel VII secolo si ha il tentativo di Cilone, genero del tiranno di Megara, Teagene, di impadronirsi dell’acropoli e di instaurare la tirannide; il tentativo fallisce per l’opposizione e l’intervento violento della famiglia aristocratica degli Alcmeonidi e della gente del contado al suo servizio. Ciò sarà circa il 636 (o 632) a.C.; non c’è nessuna ragione, a parte arbitrarie congetture sulla data dell’alcmeonide Megacle, che contrastò Cilone, per post-datare quest’ultimo di una settantina d’anni, all’epoca di Pisistrato e di un suo esilio, come si è fatto talora ipercriticamente. Circa il 624 a.C. si data invece l’opera del legislatore Dracone, di cui si ricordava nella tradizione la particolare durezza e severità delle pene.
A Dracone spetta la legislazione sui delitti di sangue; le norme sull’omicidio involontario furono ripubblicate alla fine del V secolo a.C. (e ne conserviamo l’epigrafe IG I3 104, del 409/08 a.C.). È chiaro che la legislazione di Dracone sottraeva alla sfera privata la punizione di delitti fino ad allora appartenenti, se non del tutto (ché non sembra probabile neanche prima l’assenza totale delle comunità), almeno in gran parte all’iniziativa dei familiari della vittima. Dracone considera prioritaria l’iniziativa e la denuncia da parte dei parenti, ma la integra e la surroga, se del caso, con il potere giudiziario del basileús e dei cinquantuno ephétai. È già dunque all’interno dell’aristocrazia ateniese che si vanno determinando le premesse di quello sviluppo politico avanzato che farà di Atene la città-guida della Grecia, proprio dal punto di vista delle strutture e dei diritti politici.
Ma lo sviluppo delle forme politiche non significa immediatamente sviluppo sociale; se i conflitti politici (tra grandi famiglie, essenzialmente) tendono in Attica a comporsi secondo principi di equilibrio dei poteri, possono viceversa determinarsi, sul piano economico e sociale, condizioni di grave attrito. La ricerca di un accorto bilanciamento dei poteri traspare anche dalla composizione del collegio degli arconti. C’è un arconte per eccellenza, detto “eponimo”, perché con il suo nome si indica l’anno (che ad Atene va dal primo giorno del mese Ecatombeone all’ultimo giorno del mese Sciroforione, all’incirca da luglio a luglio); c’è un basileús, che eredita il nome e le funzioni sacrali del basileús dello stadio monarchico dell’aristocrazia attica; un polemarco, che andrà progressivamente perdendo le funzioni militari che il suo titolo stanno ad indicare, ma continuerà ad esercitare la gestione dell’”esterno” sul piano giudiziario. A questi tre, con nomi e storie singole, si affiancano i sei tesmoteti, forse all’origine legislatori e custodi di leggi. Aristotele, nel capitolo 3 della Costituzione degli Ateniesi, concepisce la storia del collegio dei nove arconti come quella di una progressiva erosione del potere del basileús, a cui si affianca il polemarco, e poi l’arconte, e da ultimo i tesmoteti. Ci possono essere dubbi circa questa rappresentazione, che nei particolari, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra basileús e arconte, potrebbe peccare di meccanicità. Tuttavia Aristotele ha colto assai bene il carattere fondamentale del collegio degli arconti, ispirato al principio dell’equilibrio dei poteri. Scaduto l’anno di carica, gli arconti entravano a far parte dell’Areopago, il consiglio dell’Atene aristocratica; esso si riuniva sulla collina di Ares, sita a poca distanza dall’Acropoli. In età classica, gli arconti appaiono ormai definitivamente coinvolti in quel processo di democratizzazione che in Atene si è espresso nella massima diffusione dei tribunali popolari. Gli arconti sono chiamati a presiedere i tribunali e, secondo l’attestazione di Aristotele, in particolare l’arconte (eponimo) ha giurisdizione sulle cause di diritto privato fra i cittadini, il polemarco su cause riguardanti gli stranieri, il basileús, oltre alle normali funzioni sacre, e alla direzione dei misteri e delle Dionisie Lenee e in genere dei sacrifici patri, presiede tribunali, che giudicano casi di empietà e quei tribunali particolari (Areopago, Palladio, Delfinio, Freatto), che giudicano i diversi casi di omicidio (la condizione prevista nella legislazione di Dracone si conserva dunque anche nell’Atene classica).
È poco probabile che, accanto alla boulé dell’Areopago, la comunità aristocratica ateniese conoscesse già prima di Solone una boulé dei Quattrocento, quale invece attribuisce a Dracone il capitolo 4 della Costituzione degli Ateniesi aristotelica. Il capitolo è però, filologicamente, un’aggiunta tardiva nel testo di Aristotele (o, quanto meno, nella prima redazione aristotelica della Costituzione). Lo «Stato» aristocratico ateniese del medio arcaismo, cioè dell’VIII-VII secolo a.C., pare dunque privo di una struttura consiliare che provenga immediatamente dal basso: l’unica sembra quella degli ex-arconti, dei notabili, che si riuniscono sull’Areopago.3

Un sacrificio ad Atena.

Un sacrificio ad Atena.

Note:

1 Sul miceneo in Attica, V.R.d’A. Desborough, The Last Mycenaeans and their Successors. An Archaeological Survey c.1200-1000 B.C., Oxford 1964, pp. 112-119 (sui siti di Atene, Eleusi, Perati, Salamina, Voula, Haghios Kosmas); The Greek Dark Ages, London 1972, pp. 113 sgg.; sul geometrico, essenziale termine di riscontro, J.N. Coldstream, Geometric Greece, London 1977, pp. 26 sgg., 55 sgg., 73 sgg.
2 Testi sul sinecismo di Teseo in M. Moggi, I sinecismi interstatali greci, Pisa 1976, pp. 44-81; sul tema, anche D. Musti, L’urbanesimo e la situazione delle campagne in età classica, in AA.VV., Storia e civiltà dei Greci VI, Milano 1979, pp. 524-532.
3 Sull’elezione e sulle prerogative degli arconti in età classica si veda Arist. Cost. Aten. 55-59.

Cit. in D. Musti, Storia greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Roma-Bari 1990, pp.149-155

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