Il lapis Satricanus

da A. La Penna, La cultura letteraria a Roma. Cap. I – Preistoria della letteratura latina, Roma-Bari 2006; pp. 6-8.

 

[…] Da un quarto di secolo ha suscitato e suscita vivissimo interesse e discussioni una nuova testimonianza epigrafica scoperta a Satricum, località situata poco a sud di Roma (quindi fra Roma e la Campania); la pietra su cui è incisa l’iscrizione (lapis Satricanus), fu riutilizzata come materiale edilizio nelle fondamenta di un tempio della Mater Matuta, un’antichissima divinità latina del mattino, che venne poi identificata con Ino Leucotea e che aveva un tempio anche a Roma, nel Forum Boarium (il “mercato dei buoi”). L’iscrizione viene datata in un arco di tempo che comprende la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C.; contiene il nome di un Publio Valerio, da identificare, secondo alcuni, con il noto personaggio politico Publio Valerio Publicola, console dal 509 al 507 a.C. (cioè subito dopo la cacciata dei Tarquini) o con il figlio, morto nella battaglia del Lago Regillo (496 a.C.); cronologicamente la proposta non fa difficoltà, ma non sussistono prove sufficienti per l’identificazione, anche se il personaggio appartiene alla gens Valeria. Le prime lettere del testo non sono più leggibili; nello spazio rovinato viene ricostruito congetturalmente un numero di lettere che oscilla fra una e cinque (una differenza che stupisce). L’interpretazione linguistica presenta grandi difficoltà, le cui soluzioni in gran parte restano incerte[1]. Qui trascrivo tre delle molte ricostruzioni e interpretazioni proposte:

1. M. Lejeune[2]

HOC PIEI] STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO
SUODALES MEMARTEI

Hoc pii steterun Publi Valeri
sodales Marti

Questo pii posero i sodali di Publio Valerio a Marte.

2. A.L. Prosdocimi[3]

MATREI] STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO
SUODALES MAMARTEI

Matri steterunt Publi Valeri
sodales Martii

Alla madre posero i sodales marziali di Publio Valerio (la “madre” sarebbe Mater Matuta).

3. H.-S. Versnel [4], IVNIEI. A New Conjecture in the Satricum Inscription.

IUNIEI] STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO
SUODALES MAMARTEI

Iunii steterunt Publi Valeri
sodales Marti

I giovani, sodali di Publio Valerio, posero a Marte.

Non è il latino di Roma; è un latino parlato in altre parti del Lazio. L’analisi linguistica ha segnalato indizi che riconducono alla lingua di Falerii, città antichissima collocata a nord di Roma; tra questi il genitivo in -osio, che trova riscontro nel greco omerico e in altre lingue indoeuropee. Isolata resta la forma steterai, forse terza persona plurale del perfetto di sisto (secondo altri persona singolare). Dalla zona di Falerii proviene, secondo indizi consistenti, la gens Valeria; sembrano emergere connessioni tra la cultura di Falerii e quella di Satricum: il dono votivo potrebbe provenire da Falerii. Insomma una testimonianza preziosa, che resta in gran parte oscura.

Lapis Satricanus

Note:
[1] Tutte le difficoltà sono affrontate con impegno in una trattazione recente, che si distingue per competenza e prudenza e dà anche una buona storia della ricerca: E. Lucchesi – E. Magni, Vecchie e nuove (in)certezze sul «Lapis Satricanus», Pisa 2002.
[2] Notes sur la Dédicace de Satricum, «Rev. des études latines» 67 (1990), pp. 60-63.
[3] Satricum. I sodales di Publicola steterai a Mater (Matuta?), «La Parola del Passato» 49 (1994), pp. 365-377.
[4] Satricum 1896-1996, a cura di M. Gnade – E.M. Moormann, Roma 1996.

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