A “scuola” da Isocrate

Schola. Bassorilievo da un sarcofago romano. 150 d.C., marmo. Treviri

da Il pensiero di Isocrate e la sua “scuola”, in I. Biondi, Storia e antologia della letteratura greca, vol. 2b: La prosa e le forme di poesia, G. D’Anna, Messina-Firenze 2008.
Nella pedagogia antica, l’educazione all’eloquenza rappresentò il momento più importante della formazione dei futuri politici. […] Non solo si trattava di limitarsi ad assimilare nozioni empiriche sulla corretta maniera di esprimersi, ma di raggiungere una preparazione culturale ed una maturazione tali che permettessero di sostenere con successo un dibattito con interlocutori di pari livello e di sconfiggerli con la forza dei fatti e delle argomentazioni […]. Questa preparazione poteva essere conseguita solo attraverso un lungo processo educativo ed auto-educativo, che, in pratica, durava tutta la vita. Tuttavia, sarebbe errato attribuire al magistero di Isocrate un carattere pedagogico in senso stretto, poiché per lui la paídeusis (l’educazione) fu solo il mezzo per giungere alla formazione di una classe di politici. Con questo termine, egli intese definire gli individui in grado di adempiere alla funzione di guide dello Stato, non solo perché in possesso di una solida formazione intellettuale e culturale, ma perché preparati ad elaborarle e a penetrarne i significati. […] Il fine ultimo del processo educativo è la “filosofia” che consiste, oltre che nella piena padronanza dei mezzi di espressione, nell’aver conseguito una maturità intellettuale, che permetta una sicura capacità di giudizio e di critica, su cui fondare l’azione. [Da Gorgia], Isocrate derivò sia la convinzione che il pensiero non si limiti ad interpretare la realtà, ma la crei, sia il concetto di psychagōgìa (“forza di persuasione”), […] cioè la capacità di influire a proprio piacimento sull’anima altrui. Questa potenza, in origine attribuita soltanto alla poesia, ora diviene concetto essenzialmente politico […]. La filosofia, invece, insegna a pensare, a capire, a giudicare; il suo strumento è il lógos, la “parola” […]. Per Isocrate, è la filosofia che rende l’uomo “politico”; senza di essa, non abbiamo che l’idiótēs, il “cittadino privato”, che non ha la capacità per imporsi e che è la cellula prima dell’óchlos, la “massa”, politicamente amorfa e facile ad essere manipolata. […] Al momento dell’apertura della sua scuola, Isocrate sentì il bisogno di chiarire, nel discorso Contro i sofisti, la differenza che, secondo lui, passava fra eristica e filosofia e, di conseguenza, fra il suo insegnamento e quello dei sofisti. Riuscire ad avere la meglio in un dibattito, utilizzando gli accorgimenti dialettici appresi da un maestro, per quanto illustre, non significa, per Isocrate, aver raggiunto un livello intellettuale superiore a quello del proprio avversario; è necessario aver prima acquisito la capacità di comprendere, con personale senso critico, ciò che è buono e giusto e, conseguentemente, ricavare dalle proprie convinzioni i mezzi dialettici per comunicare agli altri le proprie conquiste morali […]. Isocrate [pur avendo preso le distanze dall’insegnamento dei sofisti], erede del relativismo di costoro, non crede che sia possibile conoscere la vera essenza [della virtù]; di conseguenza, non si può nemmeno insegnarla. [A suo avviso], ogni individuo può migliorare con lo studio, a meno che la sua indole (physis) non risulti assolutamente negata per questo genere di attività intellettuale. In questo caso, troverà senz’altro qualcosa di più adatto a lui, nella vasta gamma di differenti possibilità, offerte dalla società in cui vive. Stabilire invece le qualità naturali proprie del politico non era altrettanto facile, ma si poteva sempre cercare un punto di riferimento nella serie dei modelli etici offerti dal mito. Infatti, qualità come la euergesìa (la “capacità di fare del bene”), la eutychìa (la “capacità di ottenere successo”), la nikēphorìa (la “capacità di riportare vittorie”), la eirēnopoíēsis (la “capacità di pacificare”), erano di solito considerate doni gratuiti degli dèi e appannaggio esclusivo delle figure eroiche, in particolar modo di quella di Eracle. In questi concetti era insita anche una spiccata valenza politica; ciò sarà ulteriormente dimostrato dal fatto che, in età ellenistica, molti sovrani assumeranno titoli ispirati ad essi, a testimonianza del carattere benefico della loro ideologia politica; […] ad esempio, l’attributo di euergétēs (“benefattore”), comune a vari sovrani della dinastia dei Tolemei, o quello di sōtḗr (“salvatore”), anch’esso assai frequente […].

 

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Un commento su “A “scuola” da Isocrate

  1. Gabriella Giudici ha detto:

    Ho letto con interesse questa interpretazione del pensiero di Isocrate, così diversa da quella che propongo ai miei studenti e che mi stimola a riprendere le ricerche. Trovo sorprendente, in particolare, l’assenza di analisi del rapporto tra retorica e cultura e di una riflessione approfondita sul concetto di filosofia (che meriterebbe di essere affrontata, visto che è proprio Platone nel V secolo a codificarla).

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