Ibico fr. 287

William A. Bouguereau, Cupidon (L'Amour Mouille), 1891

William A. Bouguereau, Cupidon (L’Amour Mouille), 1891

Franco Ferrari spiega – in una delle sue antologie dei testi lirici greci – che questo frammento è un esempio dell’uso da parte di Ibico di Reggio (poeta erotico-simposiale attivo fra il VII e il VI secolo a.C.) della metafora venatoria: Eros che getta il poeta innamorato nelle “reti inestricabili” della dea Cipride (Afrodite); inoltre, segue una similitudine agonale (“come un vecchio cavallo carico di premi” il poeta è riluttante a scendere di nuovo in lizza, cioè ad innamorarsi di nuovo; a tal proposito, lo studioso propone un confronto con i passi di Sofocle, Elettra 25 ss., Ennio, Annales 522 s. Skutsch, Orazio, Epistole I 1,8 s., Tibullo I 4,31 s.). Sia la metafora, sia la similitudine costruiscono, attraverso la dichiarazione contenuta nel v.5 (“davvero tremo al suo assalto), un brano in cui si trovano tratti individuabili anche in un altro frammento sempre di Ibico, il fr.286: ma mentre in quello l’amore si proponeva come perennemente insonne, in contrasto con i cicli stagionali del mondo naturale, in questo lo stesso Eros appare riassorbito in quel ritmo della ricorrenza (o – se vogliamo – dell’iteratività) che la lirica arcaica istituzionalmente gli attribuiva (cfr. Saffo 1, 15): di qui un timbro meno ansioso e un tracciato espressivo più fermo e controllato.

Ἔρος αὖτέ με κυανέοισιν ὑπὸ
βλεφάροις τακέρ’ ὄμμασι δερκόμενος
κηλήμασι παντοδαποῖς ἐς ἄπει-
ρα δίκτυα Κύπριδος ἐσβάλλει·
5 ἦ μὰν τρομέω νιν ἐπερχόμενον,
ὥστε φερέζυγος ἵππος ἀεθλοφόρος ποτὶ γήραι
ἀέκων σὺν ὄχεσφι θοοῖς ἐς ἅμιλλαν ἔβα…

Eros di nuovo fissandomi languidamente
con gli occhi di sotto le palpebre azzurre
mi getta con incantesimi d’ogni sorta
nelle reti inestricabili di Cipride:
5 davvero tremo al suo assalto,
come un cavallo da corsa vincitore di premi vicino alla vecchiaia
riluttante col rapido carro, che suole scendere in lizza…

di F. Ferrari, La porta dei canti. Storia e antologia della lirica greca, Cappelli Editori, Bologna 2005.
fonte del fr. Schol. Plat. Parm. 137a; Proclo, Commento a Platone, Parmenide, 5 316 Cousin.

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