L’insegnamento di Ptahhotep

Ptāħ ħwtp (Ptahhotep), 2420-2380 a.C. circa.

Ptāħ ħwtp (Ptahhotep), 2420-2380 a.C. circa.

Il testo sapienziale noto come “Insegnamento di Ptahhotep” ci è pervenuto non in originale della V dinastia, ma in copie più tarde, tanto che la più antica, il papiro Prisse, risale al Medio Regno. L’opera, diffusissima tra gli studenti dell’epoca perché regolarmente copiata nel corso del loro apprendimento, divenne molto popolare sia nella sua versione originale sia come filone letterario: nel papiro Chester Beatty Ivv Ptahhotep è citato fra gli scrittori più sapienti d’Egitto.

Sarebbe vano voler trovare in questa serie di consigli (Insegnamento di Ptahhotep) dei valori di tipo etico universale, tale e tanta è l’aderenza agli ideali di una categoria di persone storicamente ben definita. Eppure, il fatto che il testo sia stato ampiamente ricopiato in epoche più recenti dagli antichi Egiziani l’ha rivestito di quel carattere ideale che probabilmente in origine non aveva. Tutti i consigli dati da Ptahhotep al figlio riguardano esclusivamente norme di comportamento sociale, e trovano la loro giustificazione soltanto all’interno del funzionamento della società, mai in formulazioni astratte o in principi che possano porre l’individuo in contrasto, se necessario, con essa. Ciò che conta in primo luogo è conservare quanto meno e, se del caso, migliorare la propria condizione sociale, la quale è legata innanzitutto alla conservazione dei propri privilegi, e alla capacità di consolidarli onde trasmetterli ai figli. Il meccanismo sociale funziona tanto meglio quanto più esso è difeso da mutamenti e da attriti. Di qui l’ideologia del figlio “obbediente” che trasmette per generazioni la morale dei padri; di qui la necessità di godere (e di non mettere a repentaglio) di quel prestigio sociale che abbiamo visto legato a tutto un complesso apparato ideologico. Essenziale in questo senso è che il figlio riesca a godere dei favori del sovrano, garanzia ultima di potere. È la figura del sovrano che, in ultima analisi, determina anche il comportamento nei riguardi degli altri “grandi” di questa terra, che con le loro parole o azioni potrebbero metterlo in cattiva luce. In questo senso appare in tutta evidenza il carattere non universale del testo: chinare la schiena al superiore per mantenere i privilegi (“la tua casa sussisterà sulle sue basi”) ha senso soltanto quando sia possibile un’alternativa, quella di non chinare la schiena. Il problema non si pone certo in questi termini per i contadini, i quali sono costretti a chinare la schiena non per scelta comportamentale, ma perché, appunto, non hanno alternative. Così il discorso di Ptahhotep da una parte rimane chiuso all’interno di un certo giro di persone, che sono i rappresentanti del potere, d’altra parte, e appunto per questo, diventa significativo dell’ideologia del settore più caratterizzante della popolazione. Non sarà che più tardi, quando i rapporti tra funzionari e sovrano si configureranno in modo diverso, che quello che è un testo di norme di comportamento sociale, assumerà valore di etica.
Stando così le cose tutti i riferimenti del testo dovranno essere rapportati all’interno di una cerchia di persone di pari grado, potenzialmente, nella società. Il più o meno grande, al limite anche quello privo di risorse, andrà inteso come persona pur sempre di un rango che gli offre la possibilità latente di disporre di mezzi. Siamo ben lontani dalla mentalità dell’uomo che “dal nulla” si costruisce una posizione; questo nulla è pur sempre qualcosa di relativo. Resta, come di consueto, che una prima lettura si presta a considerazioni sulla “modernità” sconcertante del testo, non solo, ha permesso che il testo fosse preso a modello in epoche in cui la situazione sociale presumibilmente non corrispondeva più a quella per la quale fu scritto.
Basti pensare alla definizione che vi si dà della moglie: lei va amata perché “è un campo utile per il suo padrone”, una formulazione estremamente “moderna” e, se presa in sé, applicabile in più di un contesto sociale, non ultimo quello nostro contemporaneo. Altrettanto vale per l’invito a non appropriarsi dei beni del prossimo, affinché egli “non sia obbligato a portare lagnanza contro di te”.
Nella sostanza, ciò che conta per Ptahhotep è il giudizio del prossimo, non il rispetto di una legge morale, metastorica, non il rispetto di una norma giuridica. Il che significa, volendo, che le norme sociali vigenti tra i funzionari dell’Antico Regno si costituiscano come entrambe le cose e sono in grado di sortire lo stesso effetto. Che esse debbano valere per tutta la società nel suo insieme è sicuramente un’esigenza “nostra”, nata dal principio, che del resto è pur sempre soltanto un principio, dell’eguaglianza di tutti. Non avendo in alcun modo bisogno di tale principio, né d’altra parte proclamandolo nemmeno formalmente, i funzionari dell’Antico Regno possono esprimere serenamente i loro ideali senza rischio di essere fraintesi, senza sentire contrasto tra norma e prassi morale, realizzando, in ultima istanza, un altissimo grado di integrazione tra ciò che è e ciò che deve essere e tra ciò che deve essere e ciò che può essere.
Gli Egiziani riuscirono a elaborare un sistema di vita in cui ogni cosa e ogni persona fossero poste in una relazione di doppia determinazione; ciò vale un po’ per tutti gli ambiti e le attività, compresa anche la morale: lo “stare al proprio posto”, principio basilare per la morale di tutte le epoche dell’antico Egitto, è quella norma che è morale in quanto accettata da tutti ma è accettata da tutti perché è morale.

Poche sono le informazioni sul nobile Ptahhotep (V dinastia – 2420-2380 a.C. circa) funzionario che prestò servizio sotto re Djedkare Isesi. Di notevole interesse è la sua tomba di Sakkara, ubicata, come altre, a occidente della piramide Djoser e condivisa con il padre Akhuthotep. Le immagini presenti in essa sono tra le più belle e significative dell’arte egizia, sia per la qualità dei rilievi sia per le raffigurazioni. Accanto a scene di presentazione di offerte, di caccia e di svago risaltano i servi che accudiscono al loro padrone, frizionandogli le gambe e porgendogli gli accessori da toeletta. La scena di una giostra acquatica in cui gruppi di uomini si scontrano su barche di papiro cercando di far cadere gli avversari in acqua per mezzo di lunghe aste, svela l’identità del “capo degli artisti”: è Ankheptah, raffigurato seduto mentre un ragazzo gli versa da bere.

Il testo utilizzato è quello del Papiro Prisse, conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi, secondo la numerazione delle colonne e delle righe de Les maximes de Ptahhotep di Zbynek Zaba, Éditions de l’Académie Tchécoslovaque des sciences, Prague 1956.

(1) Insegnamento del soprintendente della città, il visir Ptahhotep, sotto la maestà del Nesut-Bjty Jsesj, che sia vivente eternamente per sempre!
Il sovrintendente della città, il visir Ptahhotep, dice: «Sovrano, mio Signore, la vecchiaia si è mostrata, la tarda età è discesa, la stanchezza è arrivata, mentre la debolezza si rinnova: (10) è, tutti i giorni, inerte colui che è nello sconforto.
Gli occhi sono offuscati, le orecchie sono sorde, mentre la forza fisica tramonta, poiché è stanco il mio cuore. La bocca silenziosa, non può parlare, il cuore sfinito, non può ricordare lo ‘ieri’; le ossa, quelle sono sofferenti a causa dell’età avanzata, il bene si è tramutato in male.
Ogni sapore se n’è andato; (20) ciò che la vecchiaia fa agli uomini è malvagio, sotto ogni profilo. Il naso è otturato e non dà respiro, sia stando in piedi sia stando seduti.
È stato ordinato a quest’umile servo di creare un bastone per la vecchiaia, (30) cosicché io possa dire a qualcuno le parole di coloro che sanno ascoltare e i consigli di coloro che furono prima e che in passato obbedirono agli dei, sicché possa essere fatta per te la stessa cosa, possa essere espulso il bisogno dal popolo e possano servire te le Due Rive».
Disse allora la Maestà di questo Dio: «Insegnagli dunque a parlare, innanzitutto, così che sia d’esempio ai figli dei notabili (40) ed entri in lui l’obbedienza e tutto l’insegnamento di chi gli parla. Non esiste chi è nato sapiente».
Inizio delle regole del bel parlare che formulò l’jry-pāt, l’haty-ā, il padre amato del dio, il figlio carnale maggiore del re, il governatore della città, il visir Ptahhotep, nell’istruzione degli ignoranti verso il sapere, e verso il corretto metodo del bel parlare, nel vantaggio di colui che ascolterà (50) ma nel nocumento di colui che le trasgredirà. Egli disse a suo figlio:

«Non essere arrogante a causa del tuo sapere, non essere orgoglioso perché sei saggio! Intrattieniti con l’ignorante come con il sapiente; non si raggiunge il culmine dell’arte, né c’è artista che sia arrivato alla sua perfezione. Il bel parlare è più nascosto di un tesoro ma si trova anche in possesso delle serve alla pietra del mulino. (60) Se trovi uno che discute, nell’atto di farlo, uno che è autorevole, uno superiore a te, fletti le tue mani, piega la tua schiena, non essere arrogante con lui, non può essere pari a te. Ma devi sminuire colui che parla male, con il non opporti a lui, quando lo fa; così che sarà qualificato come un ignorantone, quando il tuo autocontrollo avrà eguagliato il suo mucchio di parole. Se trovi uno che discute, nel momento in cui lo fa, un uguale a te, uno che è del tuo rango, (70) è con il tacere che tu farai in modo d’essere migliore di lui, quando egli parla male. Grande sarà il biasimo da parte di coloro che lo ascoltano, mentre la tua reputazione sarà buona nell’opinione dei notabili. Se trovi uno che discute, nel momento in cui lo fa, un poveretto, non certo un tuo eguale, non essere aggressivo con lui, per il fatto che è debole: lascialo stare, si confuterà da sé; non rivolgerti a lui, per alleggerire il tuo cuore; non sfogarti con chi ti sta davanti: (81) è miserabile colui che ingiuria uno che non capisce. Succederà ciò che desideri: lo sconfiggerai grazie alla disapprovazione dei notabili. Se sei un capo, che soprintende agli affari di una moltitudine, cerca per te ogni occasione virtuosa, finché la tua condotta non sarà stata esente dal male. Grande è la Giustizia, duratura la sua efficacia: essa non è stata turbata dai tempi d’Osiris. (90) Colui che non rispetta le leggi è punito. La trasgressione è nel volto di un uomo rapace; è la bassezza che si appropria di ricchezze ma il crimine non ha mai portato all’attracco la sua merce. Uno dice: ‘Io acquisisco grazie a me stesso’ ed è incapace di ammettere: ‘Acquisisco grazie all’esercizio della mia funzione’; ma, alla fine, è la verità che è durevole: un uomo deve poter dire: ‘È il patrimonio di mio padre’. Che tu non voglia ordire intrighi contro il popolo!, (100) poiché il dio punirà allo stesso modo. Qualcuno dice: ‘Io vivo di questo!’, mentre è privato del pane per la bocca. Qualcuno dice: ‘Io sono potente!’, invece di dire: ‘Io prendo in trappola, contro me stesso, il mio ingegno ’. (111) Qualcuno dice: ‘Io derubo un altro’, mentre finisce per dare a uno che non conosce. Un progetto degli uomini non si è mai realizzato, è il comando del dio ciò che si realizza. Dovrai vivere in pace, poiché ciò che ti è dato viene da sé. Se tu sei tra coloro che siedono (120) a un posto della mensa di uno più grande di te, accetta ciò che egli ti dà, quando è messo davanti al tuo naso. È verso ciò che è davanti a te che devi guardare! Non osservare lui troppo fissamente, è un’offesa per il Ka, piantare lo sguardo in lui. Non parlargli, finché non ti ha interpellato, poiché non si sa ciò che può dispiacere: devi parlare quando egli ti si rivolge (130) e ciò che dici piacerà. Quanto al grande che dispensa le vivande, la sua condotta è in accordo con il comando del suo Ka: egli darà a colui che vuole favorire ― è il consiglio della notte che si è compiuto ―. È il Ka che tende le braccia di quello: (140) il Grande dà a colui che è stato scelto, poiché il nutrimento è dato dalla volontà del dio, ed è uno sprovveduto chi si lagna di ciò. Se sei l’uomo di fiducia che un grande invia a un grande, sii assolutamente preciso durante la tua missione: riferiscigli il messaggio così come è stato detto; guardati dal calunniare, con parole (150) che possano coinvolgere il grande con un altro grande, attieniti alla verità e non superarla: non è una parola oltraggiosa che si deve ripetere! Non parlare male di nessuno, (160) grande o piccolo: è un abominio del Ka! Se tu ari, la prosperità è nel campo, poiché il dio concede questo: che essa sia grande grazie alle tue braccia. Non vantarti davanti ai tuoi vicini, poiché è gran cosa l’ispirare rispetto da parte di uno che è silenzioso. Quanto a un uomo di reputazione, che è possessore di ricchezze, egli, quando ruba, è come un coccodrillo in una corte di giustizia. Non denunciare uno che non ha figli, (170) non screditarlo e non vantarti con lui! C’è più di un padre che soffre e più di una madre, che pure ha partorito, rispetto alla quale un’altra è più felice. È uno solo colui che crea, il dio; la madre di famiglia prega per imitarlo. Se sei un povero che serve un uomo eccellente ― così che ogni tua condotta sia buona davanti al dio ―, quando ne conosci la bassa condizione di prima, non voler essere arrogante nei suoi confronti, a causa di ciò che hai saputo del suo passato, ma rispettalo per ciò che è cresciuto in lui. (181) Non è da sé stesse che le cose arrivano: questa è la legge verso colui che gli dei amano. Quanto alla ricchezza, egli l’ha accumulata da sé; ma è il dio che ha creato la sua eccellenza e lo protegge quando dorme. Segui il tuo cuore, nel tempo del tuo esistere! Non fare più di quel che è richiesto! E non sciupare il tempo del desiderio!
È abominio del Ka lo sprecare il suo momento. (190) Non sprecare tempo in servizi giornalieri, oltre al provvedere alla tua casa. Quando la ricchezza è arrivata, gioisci! Non c’è gusto per la ricchezza quando uno non ci bada. Se sei un uomo eccellente, genera un figlio, grazie alla benevolenza della divinità. E se egli sarà retto, se propenderà verso il tuo carattere (202) e se si prenderà cura dei tuoi beni, nella giusta misura, fa’ per lui ogni sorta di cose buone! È tuo figlio, appartiene al seme del tuo Ka. Non voler separare il tuo cuore da lui: l’ostilità genera conflitto. Se egli sbaglia, se non tiene conto delle tue raccomandazioni, (210) avendo disobbedito a tutto ciò che gli hai detto, se la sua bocca continua a usare un linguaggio spregevole, devi assoggettarlo completamente, per quel che dice! Colui che ti ha offeso è colui che gli dei hanno colpito con il loro biasimo, a causa del quale la colpa è stata decretata già nel grembo materno. Non sbaglia colui che essi guidano, mentre colui che essi lasciano senza barca non sa attraversare. (220) Se stai nell’anticamera della Sala delle Udienze, comportati in modo adeguato al rango, che ti è stato assegnato il primo giorno. Non trasgredire, altrimenti accadrà che tu sia respinto: vigile è lo sguardo per chi entra, essendo annunciato, ma spazioso è il seggio di chi è convocato. L’anticamera della Sala delle Udienze ha una norma: ogni comportamento è in armonia con il proprio ruolo. È solo il dio (il re) che fa avanzare di posizione (231) e non è mai successo a coloro che hanno sgomitato. Se sei in mezzo alla gente, creati seguaci di fiducia. L’uomo degno di fiducia, che non dà libero sfogo al dire del suo ventre, diventa, egli stesso, un capo. Quanto al possessore di ricchezze, qual è il suo comportamento?, (240) ― essendo tu rinomato, senza che tu debba parlare, il tuo corpo essendo nutrito, il tuo viso bendisposto verso i tuoi familiari, ciò per cui ci si vanta, grazie a te, è ciò di cui non ti rendi nemmeno conto ―. Quando il cuore è obbediente al suo ventre, esso causa il disprezzo in luogo dell’amore per lui, una volta che il suo cuore è piegato e il suo corpo non è unto. È grande il cuore di coloro che sono stati dati dal dio, mentre colui che ubbidisce al suo ventre appartiene al nemico. Rendi conto del tuo incarico senza incertezze, (250) da’ il tuo parere nel Consiglio del tuo signore, poiché, certo, se egli è scorrevole nel suo parlare, per il messaggero, non c’è difficoltà di riferire, senza dover rispondere: ‘Chi è, dunque, colui che lo sa?’; ed è il magistrato contrario ai suoi argomenti che cade in errore, se penserà di punirlo per questo, quindi egli è solito tacere, dicendo: ‘Ho già parlato’. Se sei un capo e se per te le intenzioni diventano, liberamente, ordini, dovrai fare cose notevoli! (260) Ricorda a te stesso i giorni che verranno. Nessun problema può manifestarsi nel momento degli onori; ma, come emerge il coccodrillo, così si produce il discredito. Se sei un capo, sii soddisfatto quando ascolti la parola di un supplicante, non respingerlo finché non avrà espresso tutto ciò che aveva pensato di dirti, poiché, colui che è vittima di un errore, amerà sfogarsi più che vedere esaudito ciò per cui è venuto. (273) Di colui che fa in modo che le petizioni siano respinte, si dice: ‘Chissà perché egli le respinge?’. Anche se non tutto ciò che ha chiesto si realizzerà, un buon ascoltare è un sollievo. Se vuoi far durare l’amicizia nella casa in cui sei solito entrare, come padrone, come fratello o come amico, (280) ovunque tu entri, guardati dall’insidiare le donne. Non è felice il luogo in cui ciò è fatto, anche se la vista non è acuta nel rilevarlo. Si sviano mille uomini da ciò che è per loro vantaggioso. Un breve attimo, lo stesso che un sogno, e si raggiunge la morte, conoscendole. (292) È spregevole il detto: ‘Colpisci il rivale!’, quando si finisce d’attuarlo, il cuore lo sta già respingendo. Quanto a colui che è manchevole, bramando ciò, è escluso che possa portare al successo alcun suo progetto. Se vuoi che la tua condotta sia buona, trattieniti da qualsiasi malvagità, (300) guardati dal vizio dell’avidità: essa è la dolorosa malattia di una persona incurabile. Non ne esiste una cura. Essa rende malvagi i padri e le madri e così pure i fratelli da parte di madre, allontana la moglie dal marito: è il ricetto di ogni male, (310) il contenitore di tutto ciò che è odioso. È perché fa il giusto uso di Maāt che l’uomo dura. Quanto a colui che segue i suoi passi, egli costruisce su essa il suo patrimonio. Ma non c’è tomba per l’avido. Non essere avido nelle spartizioni, non essere cupido se non verso i tuoi beni, non essere avido nei confronti dei tuoi familiari! Il credito di un uomo gentile è più grande di quello di un uomo duro. (320) Miserabile è colui che esce dalla sua famiglia, privandosi della possibilità di scambiare parole. È solo la pochezza di ciò che si brama che trasforma un litigioso in uno che è bendisposto. Se sei abile e costituisci la tua casa e ami la tua donna con ardore, riempi il suo ventre, vesti il suo dorso: l’unguento è la medicina del suo corpo.
Rendila felice nel tempo della tua esistenza: (330) essa è il campo fertile del suo signore. Non voler essere suo giudice. Ma tienila lontana dal potere, controllala! ― il suo occhio, quando ella guarda, è la sua tempesta ―. Che ella debba durare è nella tua casa. Che tu possa trattenerla è con il seme: la vagina, essa è messa nelle sue mani e ciò che chiede è che le sia aperto un canale. Soddisfa i tuoi amici con i tuoi averi, (340) essendo gli averi di chi è favorito dal dio! Quanto a uno che rifugge dal soddisfare gli amici, si dice di lui: ‘Questo Ka è egoista’. Non si sa ciò che accade, quando uno pensa al domani. È il Ka di rettitudine il Ka in cui uno trova conforto. Se avvengono casi degni di lode, sono gli amici che diranno: ‘Benvenuto!’. Ma la fortuna non dura. Si è soliti rivolgersi agli amici, quando c’è una disgrazia. (350) Non ripetere una calunnia, non devi neanche ascoltarla! È l’atto di una testa calda. Riporta fatti osservati, non uditi! Quanto a ciò che è irrilevante, non parlarne affatto! Vedi, chi sta di fronte a te conosce la virtù! Ogni volta che si decreta una sanzione e si attua, colui che è designato a compierla è detestato quanto il decreto stesso.(L1 358) La calunnia è come lo stato di sogno: ecco, il non volerla vedere (360) è distruggere il sogno! Se sei un uomo eccellente, che siede nel Consiglio del suo signore, concentrati sull’essenziale, il tuo tacere è più utile della pianta ‘teftef’. Parla quando sai che puoi esprimerti: è un esperto colui che parla nel Consiglio!. Usare la parola è più difficile di ogni lavoro: è chi la esprime, colui che la tiene sotto controllo. (370) Se sei un uomo influente e alimenti il rispetto di te con la sapienza e con la gentilezza del parlare, non dare ordini se non in relazione alla procedura. Il provocatore cade nel male! Non esaltare il tuo cuore, affinché non sia umiliato! Non tacere per paura d’interromperti o di rispondere collericamente! Distogli il tuo sguardo e controllati! La fiamma di uno caldo di cuore colpisce, ma è l’uomo gentile che cammina, colui che costruisce la sua strada. (380) Chi è di cattivo umore, tutto il giorno, non è in grado di passare un momento felice; ma chi è frivolo, tutto il giorno, non è in grado di provvedere a una casa. Chi ha mirato alla pienezza è come chi ha portato a compimento un affare, un altro essendo impedito. Chi non ha agito con discernimento dirà: ‘Ah, se solo … !’. Non opporti all’autorità di un grande. Ma non vessare il cuore di colui che è oppresso, (391) poiché la sua ostilità crescerà contro chi lo affligge e il Ka si allontanerà da chi lo ama: è esso che concede il favore, insieme al dio. Che sia fatto per lui ciò che esso desidera. Quando lo sguardo si rivolge verso di te, dopo la collera, la pace è con il suo Ka e l’ostilità con il nemico: è la benevolenza colei che fa crescere l’amore. Istruisci il grande su ciò che gli è utile. (400) Prendi cura d’aiutare lui agli occhi della gente e fa’ in modo che la sua saggezza influisca sul suo signore, così che ci sia il sostentamento per te da parte del suo Ka. Il cuore del favorito sarà soddisfatto e la tua schiena sarà protetta, grazie a ciò. Essendoci la guida per il suo braccio, il tuo sguardo si rivolgerà alla vita della tua casa, vicino al nobile che tu ami. (410) Essendo egli vivente per questo, ti darà una buona assistenza: che sia durevole l’amore per te è nel cuore di coloro che ti amano. Vedi, il Ka è uno che ama ascoltare. Se sei un uomo bennato, membro del Tribunale, incaricato di soddisfare la moltitudine, proteggi [l’imparzialità] dell’incarico! Se parli, non pendere da una parte e guardati dal fatto che uno possa esprimere come propria opinione (420) ‘Magistrati, egli ha fatto un discorso per la sua parte’ e che la tua azione sia indirizzata verso un giudizio sbilanciato. Se sei indulgente per un caso avvenuto e favorisci un uomo per la sua rettitudine, allontanati da lui e non pensare più a lui, dal primo momento in cui non sarà sincero con te. Se sei grande di rango, dopo essere stato di bassa condizione sociale, se avrai fatto fortuna, dopo un precedente stato di bisogno, (431) in una città che conosci e con l’esperienza di ciò che ti è avvenuto prima, non fare affidamento sulle tue ricchezze, che sono state per te come un dono divino, così non ti sentirai superato da un altro, uguale a te, cui è successa una cosa simile. (441) Piega la tua schiena davanti al tuo superiore, il tuo soprintendente della Casa del re: la tua casa sarà durevole sulle proprie fondamenta e il tuo compenso sarà al suo giusto posto. Colui che si oppone al superiore è un povero disgraziato: vive il tempo della sua clemenza, colui che, quando deve rendere omaggio, non lo fa. (450) Non saccheggiare la casa dei vicini! Non rubare i beni di chi ti è accanto! Che egli non reclami contro di te prima che tu sia ascoltato! La controversia è mancanza di cuore. Colui che lo sa diventerà un litigioso: le seccature, della persona ostile, avvengono in seno al vicinato. Non volere accoppiarti con una femmina ancora bambina, sappi che ciò che adesso è proibito sarà la linfa per il suo cuore e che non c’è quiete per ciò che è nel suo ventre. (460) Che essa non passi la notte a fare ciò che adesso è proibito! Che si calmi, disubbidendo al suo desiderio! Se metti alla prova il carattere di un amico, non fare domande ma avvicinati a lui, tratta con lui, da solo a solo, finché non ti sarai stancato del rapporto con lui. (470) Discuti con lui anche oltre il tempo dovuto e metti alla prova la sua indole attraverso la conversazione. Se ciò che egli ha visto è indiscreto, se egli compie un’azione di cui tu possa essere scontento, sii comunque amichevole con lui e non voltar via la faccia. Sii prudente, non aprir discorso ma non rispondere con ostilità, non allontanarti da lui ma non attaccarlo! Il suo tempo non mancherà di venire: (480) non si sfugge a colui che l’ha predestinato. Sia chiara la tua faccia nel tempo del tuo esistere. Quanto a ciò che è uscito dal granaio, è inesistente che rientri: è il pane di distribuzione quello di cui uno è avido. Colui che è vuoto in pancia sarà un accusatore e l’accusatore diventerà un agitatore. Non consentirgli di essere un intimo. L’amabilità è il buon ricordo di un uomo, negli anni che vengono dopo il potere. Conosci il tuo prossimo e prospereranno i tuoi beni! (490)Non essere gretto verso i tuoi amici: ― quello che uno semina è il suo terreno irriguo, esso è più importante delle sue ricchezze ― i beni dell’uno devono essere anche dell’altro. Il buon carattere di un uomo bennato è a questi utile. Una buona reputazione sarà ricordata. Punisci con durezza, rimprovera con fermezza: la repressione degli illeciti sarà d’esempio. Quanto a un’azione repressiva, che non sia per un crimine, è essa che trasforma uno che si lamenta in oppositore. Se prendi in moglie (500) una donna di fascino ― gaia e stimata dai suoi concittadini ― certo ella è volubile, mentre il tempo le è amico, ma non ripudiarla e fa’ in modo che ella mangi! La donna gaia porta felicità.

Se ascolterai le parole che ti ho detto, tutti i tuoi progetti saranno portati avanti. Quanto alla loro verità, essa è il loro pregio (510) e la loro memoria avanzerà nella bocca della gente, grazie al valore dei loro enunciati. Quando ogni parola è diffusa, essa non perisce più in questa terra. Se si farà questo e ci si esprimerà per il bene, i nobili parleranno in conformità di ciò. Un uomo è istruito perché parli a colui che verrà e, se questi ascolterà, diventerà un esperto che sa ascoltare. È bello parlare a colui che verrà, è proprio lui, quello che lo intenderà. (520) Se un buon esempio avverrà da parte di uno che è un capo, questi sarà illustre per sempre e ogni sua saggezza esisterà in eterno. È il sapiente che si prende cura del suo Ba, con ciò che fortifica, così che esso sia felice con lui sulla terra. Il sapiente è appagato da ciò che sa, mentre il nobile, lui, dal suo buon agire. Quando il cuore è in equilibrio con la lingua, la sue labbra sono schiette, mentre egli parla; (530) i suoi occhi vedono e le sue orecchie, compiaciute, ascoltano ciò che è utile per suo figlio. Colui che persegue la verità è libero dalla menzogna. È utile l’udire per un figlio che ascolta: è in chi ascolta che l’udire penetra, per questo colui che ascolta diviene ubbidiente. Uno che è capace di ascoltare è uno che è capace di parlare; colui che ascolta è possessore di ciò che è utile. (540) Ed è utile l’ascoltare per colui che ascolta, è buono l’ascoltare, più di ogni cosa, poiché sviluppa la benevolenza. Com’è bello che un figlio accetti l’insegnamento di suo padre e che, seguendolo, gli arrivi la vecchiaia! Colui che ascolta è uno amato dal dio mentre non ascolta uno che al dio è inviso. (550) È il cuore che educa il suo possessore all’ubbidienza o alla disubbidienza: è vita, prosperità, salute dell’uomo, il suo cuore. Colui che suole ascoltare chi parla è uno che comprende; è uno che suole fare ciò che è detto, chi ama ascoltare. Com’è bello che un figlio ubbidisca a suo padre! Com’è felice colui cui questo è stato detto! Un figlio è amabile, in quanto è dotato d’ubbidienza; uno ubbidiente, (560) al quale viene detto ciò, è eccellente in sé. Quanto a uno onorato da suo padre, la sua memoria è sulla bocca dei viventi, coloro che sono sulla terra e coloro che saranno. Se un figlio bennato accetta le parole di suo padre, è inesistente che alcun suo piano possa fallire. Tu devi educare tuo figlio a essere un uomo ubbidiente, uno che sarà eccellente nell’opinione dei notabili, uno che controlla la sua bocca in relazione a ciò che gli è stato detto, uno che è visto come buon ascoltatore. (570) Un figlio è eccellente quando le sue azioni si sono distinte, a chi non ascolta invece è destinato il fallimento. Mentre il sapiente si alza presto per il suo perpetuarsi, l’ignorante è colpito duramente. Quanto all’ignorante che non suole ascoltare, niente potrà agire a suo vantaggio; egli vede il sapere come ignoranza e ciò che è utile come nocivo; fa tutto ciò che è detestabile, (580) ciò che gli procura critiche, ogni giorno; vive di quello per cui si muore, il suo cibo è il falsare i discorsi. Questo suo carattere è conosciuto dai notabili che dicono: ‘Un morto vivente, ogni giorno!’, così che si passa sopra le sue azioni, a causa del gran numero di disgrazie che si abbattono su di lui, continuamente. Un figlio ubbidiente è un servitore di Horus: il bene gli appartiene, avendo ascoltato. (590) Egli, quando arriva alla vecchiaia, raggiunge lo stato di venerabile e parla nello stesso modo a coloro che ha generato, rinnovando l’insegnamento di suo padre. Chiunque insegni come agisce, parla ai figli, così che essi possano parlare ai loro figli. Sii d’esempio! Non recare offesa! Se Maāt si perpetua, i tuoi figli vivranno.
― Quanto al primo di essi che commettesse un’ingiustizia, (600) la gente che dovesse vedere allora direbbe: ‘È certo simile a quel padre!’, mentre coloro che dovessero udire avrebbero detto: ‘È davvero simile a quel padre!’ ―.
Che ciascuno possa vedere che sono essi, quelli in grado di rendere sodisfatta la moltitudine e che non hanno valore le ricchezze in loro assenza. Non impegnare una parola per poi disconoscerla! Non mettere una cosa al posto di un’altra! (611) Guardati dallo sciogliere il laccio dentro di te! Sta attento che un saggio non dica: ‘Ascolta, tu!, se vorrai il tuo perdurare nella bocca di coloro che ascoltano, e parla solo quando sei padrone del tuo mestiere!’. Se parli con proprietà, ogni tuo affare sarà al suo posto. Soffoca i tuoi desideri, controlla la tua bocca, così ti farai conoscere in seno ai notabili! (620) Sii del tutto leale con il tuo signore! Agisci bene finché egli non avrà detto: ‘È figlio di quel padre!’, finché coloro che ascolteranno ciò non avranno detto: ‘Che sia onorato anche colui che lo ha generato!’. Aspetta con pazienza il momento del tuo parlare ed esprimi concetti d’eccellenza, così che i notabili che sentiranno possano dire: ‘Com’è bello ciò che è uscito dalla sua bocca!’. Agisci bene finché il tuo signore non avrà detto, nei tuoi confronti: ‘Com’è amabile colui che è stato educato dal padre, (630) ― da cui è uscito, dalla sua carne ― al quale questi aveva già detto tutto, mentre era ancora nel ventre materno. È più grande ciò che ha fatto di ciò che gli era stato chiesto. Vedi, un buon figlio appartiene a colui cui il dio lo concede, un figlio che ha fatto più di quello che gli era stato chiesto dal suo signore. Egli pratica Maāt, avendo il suo cuore agito secondo il suo costume’. Come potrai raggiungermi, essendo il tuo corpo sano ed essendo il re soddisfatto per tutto ciò che è stato fatto, così potrai passare molti anni vivendo. (640) Non è poco ciò che ho fatto sulla terra.

Avendo io passato centodieci anni della vita che il re mi ha concesso, i favori da me ricevuti hanno superato quelli degli antenati, dopo che ho praticato Maāt per il re, fino al rango di venerabile».

L’insegnamento è finito, dal suo inizio alla sua fine, (646) com’è stato trovato nel manoscritto.

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