La donna nell’Atene classica

Donna al lavabo, tondo da un kylix attico a figure rosse, attribuito al pittore Eufronio, VI secolo a.C., New York, Metropolitan Museum

Donna al lavabo, tondo da un kylix attico a figure rosse, attribuito al pittore Eufronio, VI secolo a.C., New York, Metropolitan Museum

Il sesso era un decisivo fattore per determinare chi potesse diventare cittadino adulto in senso pieno. Ad Atene, una donna era integrata nella città non in quanto cittadina, bensì in quanto figlia o moglie di un cittadino. Il diventare adulte per la maggior parte delle ragazze di condizione libera era segnato dalla tappa decisiva del matrimonio.
Alla paideía maschile corrispondeva, nel caso delle femmine, alla “custodia”. Il termine parthénos alludeva in primo luogo allo status antecedente al matrimonio, più che all’integrità fisica vera e propria.
Una legge attribuita a Solone stabiliva che, se il padre avesse scoperto che la figlia intratteneva rapporti sessuali prima del matrimonio, essa cessava di appartenere alla famiglia e poteva essere venduta. Per essa si chiudevano le prospettive del matrimonio; di qui l’importanza della “custodia”, come garanzia di preservazione delle condizioni d’accesso alle nozze.
Fin dalla nascita le giovani trascorrevano gran parte della loro vita in casa, affidate alle cure della madre o delle schiave: qui, apprendevano ben presto i lavori domestici della filatura e della preparazione del cibo. Solo le feste religiose delle città erano un’occasione di uscita.
Nell’Atene classica, da madri, vecchie parenti o schiave, esse potevano apprendere i racconti della tradizione mitica, collegata ai riti religiosi compiuti dalla cittadinanza, e talora anche imparare a leggere e a scrivere. Ancor più raro e difficile era per le giovani acquisire un’istruzione superiore. Un’eccezione è il caso dell’etera Aspasia, vicina a Pericle, e significativamente una straniera; così come la cerchia di Saffo a Lesbo, all’inizio del VI secolo a.C.: si trattava di un’associazione cultuale nella quale ragazze di Lesbo, ma anche di città della costa ionica, si esercitavano nella danza e nel canto, imparavano a suonare la lira e a partecipare a feste nuziali e religione, e forse a gare di bellezza, acquistando le qualità richieste per matrimoni con nobili personaggi.
Con il matrimonio, la donna, più che l’uomo, compiva un mutamento di condizione: diventare adulta coincideva per lei con il diventare sposa e madre potenziale di futuri cittadini maschi. Le figlie femmine, generalmente, non rimanevano in casa del padre tanto a lungo, ma si sposavano presto, sovente prima dei sedici anni, e con uomini più anziani.
Il matrimonio ateniese era un contratto fra due uomini: il padre o il tutore e lo sposo. Per le donne, invece, esso significava essenzialmente trasferirsi dalla casa paterna a quella dello sposo, passare dalla segregazione nella prima a quella nella seconda. La futura sposa si preparava al giorno delle nozze, offrendo ad Artemide i suoi giochi d’infanzia e tagliando i capelli, segno del suo abbandono della fanciullezza (parthénia).
Alla vigilia delle nozze, i due futuri sposi si purificavano con il rito del bagno al canto di imenei, che propiziavano la generazione di ottima prole, e il padre della ragazza offriva un sacrificio a Zeus, Era, Artemide, Afrodite e Peithó. La cerimonia vera e propria – l’itinerario della donna dalla casa del padre a quella dello sposo – confermava che la protagonista indiscussa del rito era proprio lei.
Dopo canti, libagioni e auguri, un corteo notturno illuminato da fiaccole accompagnava la donna, che su un carro giungeva alla nuova dimora, dove entrava recando un vaglio da orzo (simbolo che prefigurava la nuova attività di preparazione del cibo) e presso il focolare ella riceveva l’offerta di dolci e fichi secchi, che ne sancivano l’integrazione. Successivamente, i due sposi entravano nella camera nuziale, alla cui porta faceva la guardia un amico dello sposo, e consumavano il matrimonio.

Op. cit. G. Cambiano, Diventare uomo, in J.P. Vernant (a cura di), L’uomo greco. Laterza, Roma-Bari 2007

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