Un popolo di mercenari

Moneta della zecca reale dei Peucini (tribù bastarnica). Verso – Teste laureate dei Dioscuri. Recto – Due cavalli aggiogati (AE; 23 mm; 8.80 g; Kavarna Museum, Bulgaria)

Moneta della zecca reale dei Peucini (tribù bastarnica). Verso – Teste laureate dei Dioscuri. Recto – Due cavalli aggiogati (AE; 23 mm; 8.80 g; Kavarna Museum, Bulgaria)

L’origine di questo nome tribale è incerta. Una possibile derivazione si trova nel proto germanico *bastjan (da una radice indoeuropea *bhas), che esprime l’idea di “legame”, “vincolo”, perciò il termine indicherebbe un’alleanza o una federazione di più tribù. È possibile anche un’ulteriore derivazione dal latino basterna, che designava un tipo di vettura particolare con cui queste genti si spostavano.

I Bastarni, chiamati dagli etnografi greci con il nome di Bastárnai o Bastérnai, furono considerati di origine celtica da Tito Livio: in occasione della sua narrazione circa i fatti avvenuti attorno al 180 a.C., li descrisse «simili per lingua e costumi» agli Scordisci, una tribù illirica, di cui Strabone (Geog. 7. 5. 2), avanzò l’ipotesi che fosse un popolo celtico. Livio (40. 57), tra l’altro, ne menziona il sovrano, Cotto – altro elemento a favore di queste tesi, in quanto in celtico cotto significa “vecchio” – .

Secondo il Todd (2004) è molto probabile che questa stirpe fosse in origine celto-germanica; se così fosse, a riprova di ciò, è confermata la notizia tradita da Tacito (Germ., 43) per cui questo popolo faceva parte di un comprensorio etnico, residuo di genti celtiche site nella Germania orientale e tributarie dei Quadi.
In ogni caso, i geografi e gli etnografi dell’antichità erano unanimi nel riconoscere che la lingua e la cultura dei Bastarni erano germaniche. Strabone afferma che i Bastarni facevano parte del «crogiolo germanico» (7. 3, 17), nonostante fra essi includesse anche i Roxolani, di evidente origine sarmatica.
Plinio il Vecchio (Nat. Hist., 4. 81) parla di «Bastarni e altri Germani». Tacito afferma: «I Peucini, tuttavia, che sono talvolta detti Bastarni, sono simili ai Germani per lingua, stile di vita, tipo di abitazione e vivono nello stesso squallore e indolenza … [In ogni caso] i matrimoni misti conferiscono loro un vago aspetto sarmatico» (Germ., 46).

Mappa della Scythia Minor, confinante con il territorio dei Bastarni.

Mappa della Scythia Minor, confinante con il territorio dei Bastarni.

È universalmente accettato in ambito accademico che la sede primigenia dei Bastarni fu il corso del fiume Vistola, e che poi migrò verso il Ponto Eusino in direzione sud-est, attorno al 200 a.C. circa. Strabone circoscrive il loro territorio di stanziamento approssimativamente «fra il fiume Istros (Danubio) e il Borysthenes (Dniepr)». Egli distinse le tre tribù riconducibili a questa nazione: gli Atmoni, i Sidoni e i Peucini; questi ultimi deriverebbero il proprio nome da Peuce, un’isola nel delta del Danubio, che avrebbero colonizzato in tempi storici (7. 3, 17). Inoltre, gli storici concordano nel situare le tribù bastarniche a nord e ad est rispetto ai Carpazi, che a quanto pare presero da loro il nome (lat. Alpes Bastarnicæ).

I Bastarni fecero la loro prima comparsa sulla scena storica nel 179 a.C., allorché passarono il Danubio con una grande forza (pare circa 60.000 individui, fra uomini, donne e bambini, con il loro seguito appresso), su espresso invito di Filippo V di Macedonia, loro alleato storico. Il re macedone era da poco reduce da una gravissima sconfitta inflittagli dai Romani, con cui si era chiusa la II guerra macedonica (200-197 a.C.), che aveva imposto al suo regno limitazioni territoriali e militari. La situazione per Filippo non era delle più rosee, considerando il fatto che da nord-est premevano i Dardani – una tribù traco-illirica – i quali vessavano il paese con grandi devastazioni. Il piano di Filippo consisteva nell’impiego di mercenari bastarnici sia per contrastare le scorrerie dei Dardani e per inviare un corpo di spedizione barbarico che gli permettesse di creare un diversivo nei confronti di Roma e recuperare l’antica egemonia sulla Grecia e gran parte dei Balcani (40. 57).
Ma il re morì prima che gli alleati giungessero presso di lui. Essi infatti vennero impediti da alcune guerricciole con i Traci, mentre ne attraversavano le terre: in cerca di cibo e di alimenti, a causa dei prezzi improponibili furono costretti a non rispettare le regole di una pacifica convivenza e si diedero a razziare il paese; i locali, terrorizzati, si rifugiarono – racconta Livio – presso il Monte Donuca, inseguiti dalle orde bastarniche. Queste tuttavia furono disperse da una fortissima tempesta. Divisi in piccoli gruppi, i Bastarni decisero di rimpatriare, ma comunque lasciarono lungo i confini con la Macedonia un folto gruppo di 30000 unità.

Tetradramma di Perseo di Macedonia. Argento, II sec. a.C. London, British Museum.

Tetradramma di Perseo di Macedonia. Argento, II sec. a.C. London, British Museum.

Questi furono impiegati da Perseo, successore di Filippo V, come mercenari contro i terribili Dardani, ma soprattutto contro i Romani, mutuando dal padre la strategia del loro utilizzo. Il re, ricostruito l’esercito, rinforzandolo con questi guerrieri, decise di concentrare tutti i suoi impegni contro gli invasori. I Dardani, dal canto loro, chiesero l’intervento armato di Roma, che non attese due volte per dichiarare aperta guerra a Perseo. Nonostante il loro grande valore sul campo a Pidna (168 a.C.), i Bastarni nulla poterono per evitare la sconfitta definitiva della Macedonia.
Le tribù bastarniche vennero in più diretto contatto con Roma solo durante le campagne di espansione verso il corso del Danubio, guidate dai proconsoli di Macedonia fra il 75 e il 72 a.C.: Caio Scribonio Curione, che trionfò sui Dardani e sui Mesi, e Marco Licinio Lucullo, che sconfisse vittoriosamente i Bessi.
La presenza delle forze capitoline sul basso Danubio era visto come la più grave minaccia per tutte le tribù circonvicine: i Bastarni Peucini, i Sarmati e soprattutto i Geti. Questi ultimi occupavano la regione oggi nota come Valacchia, mentre in età imperiale come Scythia Minor, ed erano una stirpe parlante dialetto dacico, o forse tracico. Burebista (82-44 a.C.) loro sovrano aveva unificato le tribù getiche in un unico regno, per cui le colonie greche del Ponto rappresentavano sbocchi commerciali di vitale importanza. Inoltre, egli aveva imposto la sua egemonia su Sarmati e Bastarni. All’apice della sua potenza, il regno getico poteva mettere in campo ben 200.000 guerrieri.
Burebista approfittò nel 62 a.C. della ribellione delle colonie greche a Roma per attaccare le province ad essa sottoposte. Nonostante gli sforzi di Marco Antonio Ibrida, l’egemonia romana sul basso Danubio si rivelò un disastro.
Nell’ultima guerra contro Mitridate VI, parteciparono al soldo del re del Ponto, giocando un ruolo importantissimo, tanto che il trionfo che celebrò vittorioso Gneo Pompeo nel 61 a.C. coinvolse anche loro.
Nel 29 a.C. vennero battuti da Marco Licinio Crasso, durante una sua campagna contro i Geti, mentre nel suo testamento – Res Gestæ Divi Augusti – il primo imperatore ricordò che i Bastarni, insieme agli Sciti, chiesero l’amicizia del popolo romano.

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Bibliografia:
The Barrington Atlas of the Greek and Roman World, Princeton University Press, 2000.
I.H. Crişan, Burebista and his time, Bucarest 1978.
A. Falileyev, Dictionary of Continental Celtic Place-Names: A Celtic Companion to the Barrington Atlas of the Greek and Roman World. Ed. Alexander Falileyev in collaboration with Ashwin E. Gohil and Naomi Ward, 2010.
M. Todd, The Early Germans, 2004.

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