Min e la lattuga

La rappresentazione del mummiforme Amon-Min-Kamutef con un fallo eretto allude al suo ruolo di dio della fertilità. Il suo braccio destro è sollevato in un gesto di gioia. Il nome Kamutef («toro di sua madre») indica che il dio è padre e figlio e, quindi, auto-creato. Questo raro esemplare raffigura il dio che indossa la corona dell’Alto Egitto, sottolineando le sue origini meridionali. Statuetta in bronzo e oro del Tardo Periodo Dinastico (VII secolo a.C. ca.), The Walters Art Museum, Baltimore.

La rappresentazione del mummiforme Amon-Min-Kamutef con un fallo eretto allude al suo ruolo di dio della fertilità. Il suo braccio destro è sollevato in un gesto di gioia. Il nome Kamutef («toro di sua madre») indica che il dio è padre e figlio e, quindi, auto-creato. Questo raro esemplare raffigura il dio che indossa la corona dell’Alto Egitto, sottolineando le sue origini meridionali. Statuetta in bronzo e oro del Tardo Periodo Dinastico (VII secolo a.C. ca.), The Walters Art Museum, Baltimore.

Min è una delle più antiche divinità egiziane ed una delle prime ad essere rappresentate antropomorficamente. Divinità della fertilità e della fecondità umana, animale e vegetale, pur non appartenendo all’Enneade del pantheon egizio, fu una divinità importante a partire dall’Antico Regno sino al periodo greco-romano. […] Akhmin era la capitale del nomo, noto come “provincia di Min”.
Le origini di Min sono ancora discusse fra gli studiosi. […] La maggior parte degli studiosi concorda tuttavia per un’origine esterna di Min, un’introduzione che sarebbe avvenuta in tempi molto arcaici della formazione della cultura egiziana, attraverso la probabile migrazione di popolazioni che provenivano da quel territorio che le antiche testimonianze chiamavano Punt. La sua localizzazione geografica è stata molto discussa, con una propensione per i territori a sud dell’Egitto; recentemente è stata proposta l’Etiopia meridionale, nel territorio compreso fra il Nilo Blu e il Mar Rosso (Fattovich 1991).
Le più antiche raffigurazioni di Min sono attestate in reperti archeologici ad Abydos e Saqqara e sono datati alla II Dinastia, con probabili riferimenti che raggiungono la I Dinastia (McFarlane 1990).
Min è una divinità complessa, in cui confluiscono diverse caratteristiche; una delle più arcaiche parrebbe essere quella nomadica, che lo vede divinità tutelare di carovanieri, viandanti e pastori, particolarmente adorato nel deserto orientale, lungo le vie di comunicazione fra la valle del Nilo ed il Mar Rosso […].
Il geroglifico per Min è rappresentato da due punte di freccia in opposizione fra loro, con un piccolo cerchio al centro. Possibile raffigurazione della folgore impugnata dalle divinità del cielo, come simbolo di Min la sua forma ha subito una progressiva modifica […]. Pur essendo il nome del dio riportato in numerosi testi religiosi e templari, e ci siano pervenuti diversi inni ad esso dedicati (Gauthier 1931), conosciamo poco dei suoi racconti e associazioni mitologiche. Nel corso dell’XI Dinastia Min subì un’importante unione sincretica con il dio Ammone: entrambi sono itifallici e godono del titolo di Kamutef, «Toro di sua madre» (Wainwright 1934). Anche l’attributo vegetale di Min – la lattuga – viene conservato in questo processo di sincretismo. […]
L’iconografia di Min è rimasta pressoché invariata nel corso del suo culto millenario. Il corpo è disarticolato ai fianchi e ha un generale aspetto mummiforme; è palesemente itifallico; porta sul capo una corona costituita da due piume di falco, accompagnate a volte a un disco solare; dalla regione della nuca scende un nastro che percorre la schiena; ha la barba; con il braccio destro sollevato impugna un flagello; il braccio e la mano sinistra sono poco visibili nelle raffigurazioni pittoriche e in bassorilievo, mentre la loro presenza e funzione si palesano osservando la statuaria di Min: la mano sinistra sorregge il fallo alla sua base. Dietro all’effige di Min è frequentemente rappresentato uno dei suoi due attributi più caratteristici: un’ edicola dalla curiosa forma allungata, oppure un piedistallo sormontato da piante di lattuga.
La lattuga è la pianta di Min per eccellenza e questa insolita associazione fra una divinità itifallica e la lattuga è stata variamente interpretata dagli studiosi, formulando ipotesi che restano, a mio parere, insufficienti, in quanto basate su dati etnobotanici incompleti o errati. Questo è uno di quei casi in cui solo una concreta operazione interdisciplinare, focalizzata sulla creazione di un’area comune di dati e conoscenze archeologi che ed etnobotaniche su cui sviluppare le indagini, può portate al chiarimento del problema di questa associazione. Tale accostamento appare ancor più enigmatico se si considera il fatto che la lattuga è generalmente conosciuta come pianta dalle virtù anafrodisiache, mentre una delle caratteristiche più evidenti di Min è l’itifallismo. È ben testimoniato il fatto che l’offerta della lattuga al dio aveva lo scopo di fare eseguire al suo membro l’atto sessuale (Defossez 1985).
[…] L’edicola a forma allungata, terminante superiorn1ente con una protuberanza anch’essa allungata, riporta a una tenda nomadica o a una portantina come luogo di culto del dio. Questa struttura sarebbe collegata all’elemento rituale della «Scalata di Min» (Helch – Otto 1980). La “tenda” allungata è a volte sostituita da un palo che, secondo Wainwright (1935), sarebbe l’elemento essenziale ed originale dell’intera edicola di Min. A parttire dalla XII Dinastia l’edicola viene dotata di una porta di ingresso, su cui sono poste un paio di corna di bue (bucranio), legate con un nastro arrotolato a spirale. L’altro attributo raffigurato frequentemente dietro a Min, che qui ci interessa particolarmente, è il piedistallo sormontato dalle piante di lattuga. Quando raffigurata in associazione con Min, la forma più comune della pianta è quella di un alberello appuntito, cipressoide, con decorazioni interne che hanno lo scopo di rappresentare il fogliame e che nei tempi più recenti tendono a sparire, offrendo quindi ancor di più 1’aspetto di un albero appuntito stilizzato. Nella prima fase dell’Egittologia questo simbolo vegetale fu effettivamente interpretato come cipresso, sicomoro e palma. […] Keimer (1924) identificò il vegetale come “lattuga egiziana”, cioè Lactuca sativa L. Koemoth (1994) la identifica come L. sativa varolongiflora.
Le lattughe in relazione a Min sono rappresentate sopra un piedistallo, che può avere la forma di un altare – riconosciuto da Keimer (1924) come di legno – o di una cappella dotata di porta e scalinata. […] A volte, in mezzo alle lattughe associate a Min è raffigurato un altro motivo vegetale fortemente stilizzato, identificato da Keimer (1924) come «giglio del sud» o ninfea. Si tratta della specie psicoattiva «ninfea azzurra».
Ritroviamo la lattuga nelle complesse scene della festa religiosa della «Uscita di Min», dove, a lato di una gigantesca statua del dio portata in processione, segue un gruppo di uomini che trasportano su una portantina delle lattughe di grandi dimensioni. In altre scene il faraone tiene fra le mani queste piante nell’atto di offrirle a Min (Belluccio 1995).
[…] Sono stati evidenziati alcuni aspetti poco noti di Min, dai quali si dedurrebbe che, nel vedere la lattuga, il viso del dio si illumina, e che gli uomini gli offrono la pianta affinché ne mangi (la “mastichi” o la “aspiri”) ed è a conseguenza di ciò che il suo membro si erige. Uno degli scopi di tale erezione è di carattere punitivo, per terrorizzare e, forse, simbolicamente sodomizzare i nemici vinti. Min appare nelle iscrizioni anche come «Signore del Fallo» (Belluccio 1995).
[…] Gli antichi Egizi usavano anche i semi della pianta, da cui ricavavano un olio; un impiego forse più antico dell’uso delle foglie come alimento. È il caso di precisare che l’addomesticamento delle specie selvatiche di lattuga, che diede forma alla comune insalata, si deve proprio agli Egiziani (Lindquist 1960); la lattuga coltivata sarebbe derivata per selezione direttamente dalla Lactuca serriola L., la più comune fra le specie selvatiche del bacino del Mediterraneo (Whitaker 1969). Gli antichi Egiziani rivolsero una particolare attenzione alle amare lattughe selvatiche, che coltivarono e da cui ottennero per selezione la più tenera e appetitosa lattuga da orto (L. sativa). Dall’Egitto, la lattuga da orto si diffuse in seguito fra le culture del Mediterraneo e, più tardi, di tutto il mondo. Si tratta di un’acquisizione agricola di fondamentale importanza per la dieta e l’economia alimentare degli Egiziani e non sorprende il fatto che questa pianta sia stata associata e messa sotto tutela di una divinità.
Come già sottolineato, l’elemento sorprendente e in un qualche modo contraddittorio di tale associazione è l’itifallismo del dio causato dalla lattuga. […] Nelle culture greca e romana e nel corso di tutto il Medioevo europeo le lattughe – sia le varietà coltivate che le specie selvatiche – furono considerate dotate di proprietà anafrodisiache. Dioscoride (II, 125) riporta che «il seme [di lattuga domestica] bevuto caccia le immaginazioni libidinose del sonno, et proibisce l’uso di Venere». Plinio identificava una varietà di lattuga chiamata astytis (a privativo con la radice di styo, «sono in erezione», con valore quindi come anafrodisiaco), e talvolta eunuchion, «perché smorza moltissimo l’impulso sessuale» (Plinio, Historia Naturalis XIX. 126-7). Tagliando i fusti fioriferi di queste lattughe fuori esce un lattice bianco che, raccolto e lasciato asciugare, produce una sostanza bruna resinosa, chiamata lattucario. Questo era considerato, oltre che anafrodisiaco, dotato di proprietà narcotico-sedative simili a quelle dell’oppio, riconosciute dalla farmacopea moderna. Le proprietà oppiacee sono attribuite particolarmente al lattucario ricavato da Lactuva virosa L., una lattuga selvatica europea; sono usate come medicine soporifere e sedative anche L. serriola e la medesima lattuga da orto, L. sativa. Mattioli riportava che le facoltà della lattuga «sono alquanto simili a quelle del papavero: ed imperò sono alcuni, che ne meschiano il suo latte con il meconio, che si fa de’ i papaveri». Castore Durante (Herb.nov., p. 230), seguendo autori precedenti, riportava che «il succo [di lattuga] provoca il sonno applicato alle tempie». Ancora oggi, nell’Italia meridionale, nei casi di insonnia e inquietezza dei bambini, viene dato loro un succhiotto di pezza imbevuto di succo di papavero (papagna), oppure di un decotto di lattuga. Nel corso dell’Ottocento il lattucario era usato in terapia come sostituto dell’oppio e si sviluppò una piccola industria in Francia e in Germania per la sua produzione (Coxe 1799; Harlam 1986). È forse per via delle sue proprietà soporifere che la lattuga ha acquisito sin dall’antichità una valenza funebre, come pianta associata al mondo dell’eterno sonno, alla medesima guisa del papavero da oppio. Ancora oggi in alcune regioni della Calabria è rimasta l’usanza, nel giorno dei morti, di mangiare lattuga e di bere vino presso le tombe dei parenti defunti, dove entrambi questi alimenti hanno valenza di offerta funebre in quanto «cibo dei morti». A Cosenza, nel giorno dei morti si preparano le «insalate dei morti» e la lattuga vi rientra come ingrediente principale (Lombardi-Satriani – Meligrana 1996). La valenza funebre della lattuga risale probabilmente alla cultura greca, con il racconto mitologico della morte di Adone, figlio di Myrrha. La dea Afrodite aveva nascosto il giovinetto sotto delle lattughe e un cinghiale, nel cibarsene, lo ferì a morte; oppure, secondo un’altra versione, la dea lo avrebbe nascosto nella lattuga per sottrarlo ai colpi dell’animale. «La lattuga è un cibo da cadaveri», riportava Ebulo (fr. 14 Kock, II 169), mentre Ateneo (II. 69c) riferiva che l’immagine di Adone nascosto sotto una lattuga era espressione poetico-allegorica dell’impotenza sessuale prodotta dall’uso continuato di questa verdura (Detienne 1975). Detienne fa notare come, nelle diverse versioni del mito, Adone finisce sempre in un cespo di lattuga, selvatica o coltivata, e che «la lattuga appare selvatica (hémeros) quando Adone vi si rifugia per sottrarsi al cinghiale, ma forse è coltivata (agria) quando serve da letto funebre per Adone (…). Galeno riportava che ai suoi tempi si distingueva ancora la lattuga selvatica (thridakín) da quella da orto (thrídax)».
Ciò suggerisce cautela nell’identificazione della specie, quando si ha a che fare con la lattuga, compresa quella raffigurata nell’arte egizia: la “lattuga” delle fonti iconografiche e letterarie antiche non va sempre intesa come lattuga da orto, coltivata, L. sativa, bensì, verificate anche le loro più significative proprietà psicoattive e medicinali, come lattughe selvatiche delle specie L. virosa e L. serriola. In Egitto, la lattuga selvatica più comune era ed è L. serriola. L. virosa non è presente nella flora egiziana e non lo era nemmeno ai tempi antichi della cultura egiziana (Tackholm 1974). […] Gli antichi Egiziani scoprirono le proprietà psicoattive e medicinali della specie selvatica L. serriola, oltre all’utilizzo dell’olio dei suoi semi; la coltivarono e la selezionarono sino a creare la specie da orto L. sativa. La specie selvatica è amara, il suo lattice è farmacologicamente più attivo di quello della specie coltivata e la pianta è caratterizzata – a differenza di tutte le altre specie europee ed egiziane del genere – da una distinta tonalità glauca, un colore azzurrino che ne facilita l’identificazione nei prati. Nella pittura egiziana antica la lattuga associata a Min è dipinta di azzurro; quelle raffigurate nei tavoli delle offerte il più delle volte sono anch’esse dipinte del medesimo colore: un dettaglio che conferma la sua identificazione con la “specie azzurra” del genere, cioè L. serriola. Negli altri casi la lattuga nelle pitture è dipinta di verde. È possibile che la differenza di colore, azzurro o verde, rispecchi l’intenzionale rappresentazione delle due diverse specie, rispettivamente quella selvatica e quella coltivata. […]
Nella mitologia egiziana, la lattuga è presente in una delle vicende dello scontro fra Horus e Seth. L’ignaro Seth si ciba di piante di lattuga impregnate del liquido seminale di Horus. Agli antichi Egiziani era ben chiara la differenza fra lattuga selvatica e coltivata ed è assai probabile che ciò comportasse una diversificazione a livello culturale e cultuale.
Ciò sarebbe confermato dal testo geroglifico noto come «divieto di Philæ», inciso sui lati di una porta del tempio di Philæ, che elenca un insieme di piante e animali la cui introduzione e consumazione nel tempio erano interdetti. […] È significativo il fatto che la lattuga selvatica sia elemento di interdizione religiosa, attestata nel tempio di Philæ come in un papiro conservato al Cairo (n. 86637ro) e ciò farebbe dedurre un suo uso sacramentale in determinati contesti rituali. […] Aufrère ha il merito di aver evidenziato le differenze fra due diversi nomi con cui era chiamata la lattuga. Il nome più comune, ‘bw, va associato alla pianta coltivata, mentre l’altro, riportato nell’interdizione di Philæ, va riservato alla specie spontanea. Il nome della specie coltivata non è sinora apparso negli antichi testi medici egizi, mentre quello della specie selvatica
è presente in abbondanza nelle ricette mediche come vermifugo e analgesico […]. La Belluccio (1995) ha evidenziato il fatto che negli inni dedicati a Min la lattuga è chiamata – oltre che ‘bw (forma plurale di ‘b) – anche con i termini smw, mnhp, hnw. Mnhp significa «afrodisiaco». La confusione fra le due specie – quella “selvatica” e quella “coltivata” – è dovuta al fatto che la prima era anch’essa coltivata per esclusivi scopi liturgici nei campi attigui ai templi di Min, mentre negli orti comuni veniva seminata la lattuga “coltivata”, cioè da insalata.
In un papiro berlinese (n. 3027) la «lattuga amara» (cioè, quella selvatica) è usata in sostituzione del papavero per addormentare il bambino, sulle cui tempie veniva spalmato il suo succo; una considerazione aggiuntiva riporta che il pianto del bambino era considerato un segno negativo in quanto manifestazione di possessione demoniaca.
Oltre a sorprendere il ritrovamento delle radici storiche dell’usanza di addormentare i bambini con succo di papavero o di lattuga (come riscontrato nell’Italia meridionale e tramandato dagli autori classici greco-latini; vide supra), sorge il dubbio che tale pratica non avesse originalmente il semplice scopo di tranquillizzare l’infante così da permettere alla madre di svolgere le sue faccende (Grassano 1999), bensì che potesse avere valenze purificatrici ed esorciste. […] È tuttora ben diffusa la credenza nelle proprietà fertilizzanti e afrodisiache della lattuga selvatica e coltivata: «chi mangia tanta lattuga come insalata avrà una prole numerosa» (Keimer 1924): un dato etnografico in netta contraddizione con il caso riportato dal famoso botanico Linneo, di un Inglese che desiderava avere figli e a cui fu consigliato dal suo medico che «l’unico modo di aver bambini era quello di fermare l’assunzione di lattuga, di cui abusava» (Scotti 1872). Questa opposta valenza fra la cultura egiziana e quella europea nei confronti delle proprietà afrodisiache della lattuga restano da spiegare. […] Per Keimer (1924) l’associazione dell’itifallicità di Min con la lattuga è spiegabile considerando il lattice di questa pianta come simbolo dello “spenna divino” e di fertilità. Di opinione simile è Germer (1980), per il quale «si può escludere con notevole certezza che nell’antico Egitto la lattuga venisse utilizzata conte afrodisiaco»; un’affermazione discordante con i dati etnografici specifici della valle del Nilo. Defossez (1985) associa l’eretismo di Min con la velocità di crescita e di “erezione” del gambo fiorifero della lattuga. Questa infatti, sia coltivata che selvatica, appare inizialmente con il noto aspetto di cespo di insalata, ma a un certo punto dalla regione centrale del cespo si erge velocemente un fusto che può raggiungere l’altezza di 150 cm e oltre, al culmine del quale si sviluppa l’apparato sessuale della pianta, con fiori, frutti e semi. Anche J.R. Barlan, pur riconoscendo le proprietà psicoattive della lattuga e un loro ruolo nel simbolismo di Min, propone un’interpretazione culturale della differenza fra le proprietà afrodisiache e anafrodisiache della lattuga, in Egitto e in Europa: «Questo mostra che la gente crede proprio ciò che vuol credere». Ancor più recentemente, Koemoth (1994) ritiene che «la ragione delle proprietà fertilizzanti attribuite a questa pianta [in Egitto] sono da ricercare nel contesto storico-religioso più che in quello farmacologico». La studiosa che maggiormente si è avvicinata alla soluzione dell’ enigma della lattuga di Min è Adriana Belluccio (1995), la quale riconosce la pianta del dio itifallico come appartenente al gruppo delle droghe vegetali psicoattive, visionarie e afrodisiache. […]
Che il lattice bianco viscoso della lattuga sia stato posto in relazione con lo sperma della divinità è assai probabile. Quest’ associazione non può tuttavia da sola giustificare l’intimo rapporto di Min con la lattuga, bensì appare come una relazione simbolica subordinata a motivazioni più profonde o più “dirette”. Non va dimenticato che gli antichi Egiziani ritenevano che il dio acquisiva la qualità itifallica mediante la somministrazione della lattuga offerta dagli uomini. Pur riconoscendo la generale importanza delle diversità culturali nell’ interpretazione delle differenze etnologiche, nel caso della lattuga rientrano, a mio parere, delle cause farmacologiche e più specificatamente
psicofarmacologiche. Ho già evidenziato la sottovalutazione degli effetti psicoattivi della lattuga da parte degli studiosi che hanno discusso il problema; è possibile approfondire ulteriormente la questione osservando più da vicino gli effetti della lattuga e del lattucario.
Dalla cultura greco-romana alla medicina ottocentesca, in Europa gli effetti della lattuga sono stati impropriamente paragonati a quelli dell’oppio. La lattuga e soprattutto il lattucario ricavato dal suo lattice manifestano effetti parzialmente simili a quelli dell’oppio in certi quantitativi (dosaggi che potremmo definire “terapeutici”), mentre, a dosaggi più elevati, subentrano negli effetti componenti stimolanti e allucinatorie. Questa relazione dose/effetto troverebbe riscontro e giustificazione nella composizione chimico-farmacologica dei diversi principi attivi presenti nella lattuga.
Un’incontestabile differenza d’effetto fra lattuga e papavero da oppio consiste nella notevole midriasi (dilatazione della pupilla) osservabile con dosaggi anche bassi di lattucario, a confronto con il restringimento pupillare caratteristico degli oppiacei. Una componente psicoattiva non oppiacea, bensì stimolante e allucinogena degli effetti del lattucario è riscontrata nei casi di intossicazione accidentale acuta registrati dalla letteratura medica nel corso degli ultimi due secoli. In base a questi dati, è possibile formulare un’ipotesi che spieghi la diversità di credenze sulla lattuga partendo da una differenza farmacologica: mentre in Europa erano d’uso comune le “dosi terapeutiche”, dagli effetti narcotico-sedativi e analgesici, fra gli antichi Egiziani erano originalmente in uso dosaggi più forti, che potremmo chiamare “dosi egizie”, dalle proprietà stimolanti e allucinogene. Le differenti interpretazioni culturali hanno fatto il resto: i dosaggi egizi comportavano esperienze psichiche – interpretate religiosamente – e fisiche, da cui l’itifallismo di Min; mentre in Europa, essendo noti solo gli effetti analgesici e “simil-oppiacei” della lattuga, si affermò la credenza nelle sue proprietà anafrodisiache. Molti aspetti del rapporto di Min, e più in generale degli antichi Egiziani con la lattuga, restano oscuri. Non ci è pervenuta una chiara mitologia delle origini di questa relazione e del suo periodico rinsaldamento attraverso le cerimonie religiose e le liturgie giustificate dagli eventi mitici (Samorini 1995). È anche difficile dare una risposta certa alla questione da quando la lattuga sia stata associata a Min. […]

Op. cit. da G. Samorini, Il dio egiziano Min e la lattuga. Un contributo etnobotanico a un enigma dell’egittologia. Archeologia Africana – saggi -occasionali 2003-2004, n°9-10. pgg. 73-84.

Advertisements

σχόλια/adnotationes dei lettori

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...